I rosanero si impongono 3-1 sui doriani con le reti di Strefezza nel primo tempo, del finlandese e di Palumbo nella ripresa. Nel mezzo la rete di Lorenzo Insigne. Siciliani a punteggio pieno, l’unica squadra a non aver perso finora punti in B 

E adesso, provate a prenderlo. Era troppo ghiotta per il Palermo l’occasione di isolarsi in vetta, dando opportuna replica alle tre retrocesse che per la prima volta hanno vinto insieme. E così, ingolosito dalla prospettiva, lo squadrone di Inzaghi ha conquistato la quinta vittoria in altrettante partite ufficiali in questa stagione. Segnando tre volte anche alla Samp – volenterosa ma fragile –, per aggiornare una contabilità che parla da sola: 14 gol in cinque gare. 

il palermo di inzaghi—  

Se il nuovo manifesto inzaghiano (dichiarato alla vigilia) è “fare sempre un gol più degli avversari”, ci siamo. Restano però temi ricorrenti su cui riflettere e lavorare: anche ieri, dopo i quattro gol subiti con Arezzo e Mantova, la difesa ha traballato quando la Samp era riuscita a dimezzare lo svantaggio. Allo stesso tempo, però, il Palermo ha di nuovo superato il suo momento di (relativa) debolezza andando a chiudere i conti di prepotenza. Va così da tre partite tra coppa e campionato, non può essere un caso. 

rosanero rules—  

Ovviamente la ricerca di un maggiore equilibrio andrà enfatizzata di fronte ad avversari più solidi. La Sampdoria è arrivata al Barbera in emergenza (quattro Primavera tra i soli sette giocatori di movimento in panchina) e Corradi ha scelto di giocarsela con la massima qualità possibile: prima volta col 4-2-3-1 dall’inizio, prima volta con Insigne e Verschaeren titolari dietro Tutino che ha stretto i denti per esserci. Nemmeno 10 minuti, però, sono bastati al Palermo per indirizzare la serata in un Barbera tutto esaurito: palla recuperata nel mezzo su errore di Henderson, cross arrotato del grande ex Augello – dominante, nelle due fasi – e volée di Strefezza nel cuore dell’area per il secondo gol in cinque giorni del folletto brasiliano. Per lui, però, un rapido passaggio dalla gioia al dolore visto che un problema muscolare l’ha costretto a lasciare spazio a Dominic Vavassori dopo appena 20 minuti. Quelli che gli sono bastati, in ogni caso, per lasciare il segno. Da rivedere lato Samp sia la leggerezza nel non seguire il taglio, sia il tentativo di parata in controtempo del discusso Vindhal. Il raddoppio è stato poi il manifesto della fragilità doriana: rimessa laterale vitaminica di Augello, pasticcio nel tentativo di liberare l’area e tutto facile per Pohjanpalo, uno a cui un regalo del genere non puoi farlo. 

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sigillo palumbo—  

Sembrava finita. Ma non è la solidità, come accennato, il tratto distintivo del Palermo. Corradi è rimasto in partita con una scelta saggia, quella di non esporsi alle ripartenze. Fiducioso di trovare un gol che poi effettivamente è arrivato: imbucata di Tutino per Verschaeren, parata di Perin sulla traversa, ribattuta facile di Lorenzo Insigne che ai rosanero aveva già segnato nello scorso marzo. Anche in quel caso, col Pescara, era all’esordio da titolare. Le analogie però terminano qui, perché questo è un altro Palermo. Nel momento in cui sembrava aleggiare lo spettro di un’altra rimonta, i cambi pescati da Inzaghi in una panchina profondissima hanno fatto ancora la differenza: dal solito Augello a Johnsen – anche ieri a intermittenza – velo di Vavassori e piazzato vincente di Palumbo. Pure lui, come Strefezza e Pohjanpalo, a segno anche in coppa. Da queste parti, sono passati 62 anni dall’ultima volta in cui si sono vinte le prime tre partite di campionato in Serie B. Chissà se anche allora, come ieri, lo stadio cantava «la capolista se ne va».