L’americano, che si era fatto male al Mondiale e aveva perso parte della preparazione, non ha ancora messo piede in campo. E sulla trequarti la sua assenza si fa sentire


Marco Pasotto

Giornalista

7 settembre – 17:06 – MILANO

A Milanello c’è un Cisse buono per tutte le occasioni. Per fare gol pregiati e anche per essere usato dall’allenatore quando parla di altri giocatori. Era successo qualche tempo fa con Leao (“Cisse gli renderà le cose difficili”) ed è successo nel dopogara di Torino con Pulisic, quando ad Amorim è stato chiesto come mai il fu Capitan America non è stato inserito nelle rotazioni. Risposta: “Pulisic è tornato da un infortunio, lo sto gestendo. Per adesso c’è Alpha al suo posto”.

coppie—  

Il punto, però, qui per una volta non è Cisse. Ma Christian. Perché se è vero che Alpha sta recitando egregiamente il ruolo di rookie, l’altra metà della trequarti sta incontrando a seconda delle partite momenti di difficoltà. Rabiot e Saelemaekers hanno intelligenza tattica e piedi ben educati per governare quelle terre di mezzo, ma è evidente che si muovono in zone non consuete, mentre Loftus-Cheek è il solito Loftus-Cheek: gli capita di accendersi con vigore qualche minuto e poi piomba di nuovo nell’oscurità. Insomma, servirebbe proprio lui, il numero 11. Prima questione: Amorim ha in testa coppie di giocatori piuttosto fisse e, si sa, è un allenatore che non ama molto le deroghe. Per lui l’americano è il trequartista di sinistra, perché ama collocare i giocatori in posizioni a piede invertito. Tradotto: da quella parte – ora come ora – o gioca Cisse, o gioca Saelemaekers, o gioca Pulisic. Un integralismo che alla lunga potrebbe rivelarsi un limite, soprattutto nel caso di un giocatore come Pulisic, che in carriera ha spaziato con profitto su tutto il fronte d’attacco e sa fare del male agli avversari anche quando gioca sul lato del suo piede di riferimento.

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prudenza—  

La seconda – ma tutt’altro che secondaria – questione, è di carattere fisico. Quello che spiega Amorim è ovviamente reale, l’americano arriva da un’estate fisicamente tormentata, appesantita dalla microfrattura alla tibia rimediata al Mondiale (era luglio) che l’ha costretto a saltare una parte cospicua della preparazione. Il primo giorno di lavoro assieme ai compagni infatti è stato un paio di giorni prima della trasferta di Torino contro i granata, alla prima di campionato. Dopo di che, nel tecnico e nel suo staff è prevalsa la prudenza, sia perché Christian è ritenuto elemento troppo prezioso per rischiare di perderlo più a lungo, sia perché la sua storia medica racconta una certa cagionevolezza. Negli ultimi dodici mesi, tra nazionale e club, c’è stato più di un problema. Prima una distorsione alla caviglia, poi una lesione al bicipite femorale, quindi la borsite e infine un problema al gluteo. Una dietro l’altra, con conseguenze sotto gli occhi di tutti: ultimo gol in rossonero a fine dicembre, poi casella immacolata nel 2026. Adesso, una nuova stagione che inizia dalla panchina, osservando i compagni giocare e i tifosi che si chiedono come mai, dopo tre partite di campionato, non abbia ancora messo piede in campo.