Restituire alla comunità quanto si è ricevuto e fare della cura un atto di rivoluzione culturale: questa la mission di Fondazione Madre, realtà voluta dal cantante e artista Achille Lauro e dall’imprenditore Andrea Marchiori. Ne abbiamo parlato con la sua direttrice, Lorella Marcantoni
«Accoglie, protegge, guida, dona», è un programma esistenziale, prima che uno slogan. Il dono della cura, la cura del dono. La forma più alta di intelligenza emotiva. Le difficoltà, le delusioni e le ferite che possono diventare occasione di trasformazione sono le solide radici di Fondazione Madre, la fondazione di partecipazione lanciata da Achille Lauro (Lauro De Marinis) e Andrea Marchiori a metà febbraio del 2026, a Milano. In fondo, è dalle crepe che passa la luce. Quelle stesse crepe degli oggetti spezzati che i giapponesi riparano con l’oro, nella magnifica – e quasi magica – arte del kintsugi. La bellezza dell’imperfezione.
Gli ostacoli, poi, sono gli stessi che incontra una farfalla fragile ma tenace – simbolo della fondazione – che si libera dal precario stato iniziale per dispiegare la sua nuova forma piena di vita ed energia. Una nascita che è anche rinascita.
Con tale filosofia, Fondazione Madre intende sostenere la persona, le relazioni e la dignità umana, concentrandosi su disagio giovanile e fragilità di ragazzi tra gli 11 e i 21 anni. Per contribuire a realizzare luoghi di accoglienza e cura e umanizzarli, trasformandoli in spazi di relazione, ascolto e rinascita.
Per capirne genesi, mission, operatività e impatti, abbiamo incontrato la sua direttrice generale, Lorella Marcantoni, professionista con lunga esperienza in ruoli di responsabilità maturata tra multinazionali e fondazioni in ambito sanitario e sociale, fra cui il Comitato Maria Letizia Verga, del cui direttivo ha fatto parte per oltre 15 anni.
La madre, ali che proteggono e insegnano a volare
Madre è cura e protezione, da sempre. Una parola riconducibile alla radice sanscrita ma con il significato primario di “misurare”, ma anche di “preparare”, “formare” e da cui deriva il termine matr, che diventerà mater in latino, ovvero, colei che ordina e prepara alla vita, donando il suo corpo e sopportando il dolore. Origine, sorgente, causa, principio, fondamento e fondamenta, terra, radice. Insomma, tutto, il tutto.
Anche nel caso di Fondazione Madre è lei il punto di partenza: Achille Lauro ha dichiarato, infatti, che l’ispirazione viene dalla madre Cristina Zambon e dalla sua vocazione all’accoglienza, alla protezione, all’accettazione, dell’altro, della diversità, delle peculiarità di ciascuno, delle difficoltà, delle fragilità. Cristina, quando Lauro era piccolo, accoglieva in casa ragazze e ragazzi salvati dalla strada. La sua tavola aveva sempre un posto in più.
Le ali sono il simbolo di libertà e di protezione, quelle di una farfalla ma anche quelle di una madre, appunto, o di un angelo. Le stesse della bambina di spalle, davanti a un’inferriata chiusa, di una delle intense foto scelte per lanciare Fondazione Madre, scattate dal palermitano errante Francesco Faraci (qui la sua intervista), che con Achille Lauro ha una lunga collaborazione, dall’incontro per Ragazzi Madre fino al Sanremo 2021.
Scatto per il lancio di Fondazione Madre, Trapani, foto di Francesco Faraci
«Fondazione Madre nasce dall’incontro fra Andrea Marchiori (fondatore e amministratore delegato di Techbau S.p.A.) e Lauro, legati da una lunga amicizia», ci dice Marcantoni. «Nonostante i percorsi professionali molto diversi, condividono la stessa visione: la volontà di restituire alla comunità quanto ottenuto attraverso il proprio lavoro, ponendo particolare attenzione al mondo dei giovani. Entrambi avevano già dedicato il proprio tempo libero a iniziative benefiche presso ospedali e istituti penitenziari. Da tali esperienze era nata la consapevolezza di poter fare la differenza unendo disponibilità economiche, notorietà e una solida rete di contatti per sensibilizzare l’opinione pubblica su temi cruciali», conclude.
Ricordandoci sempre di quanto siamo fortunati e di come sia necessario agire come comunità, non come singoli individui, ha detto Lauro in un’intervista.
Fondazione Madre nasce dall’incontro fra Andrea Marchiori e Achille Lauro, legati da una lunga amicizia. Nonostante i loro percorsi professionali molto diversi, condividono la stessa visione: la volontà di restituire alla comunità quanto ottenuto attraverso il proprio lavoro, ponendo una particolare attenzione al mondo dei giovani
Lorella Marcantoni, direttrice generale di Fondazione Madre
Rigore, struttura e metodo contro ogni scetticismo
«Lauro e Andrea hanno voluto impostare l’iniziativa su basi estremamente solide, fin dal primo giorno. Su indicazione dell’artista, è stato subito affiancato alla fondazione un team di esperti professionisti per garantire che ogni attività venga condotta con il massimo rigore, con calma e trasparenza gestionale», sottolinea Marcantoni.
Così le viene affidata la direzione generale della fondazione, affiancata da un comitato scientifico composto da Clementina Cordero di Montezemolo (psicologa e psicoterapeuta specializzata in infanzia, adolescenza e famiglia), Arnoldo Mosca Mondadori (poeta e scrittore, presidente della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti), Giuliana Baldassarre (professionista del Terzo settore e ricercatrice del Cergas Bocconi) e Massimiliano Di Lodovico (produttore cinematografico e imprenditore creativo). Un parterre qualificato che garantisce il rigore e la scientificità cui tanto si tiene in fondazione.
Achille Lauro, Lorella Marcantoni, Andrea Marchiori
E gli scettici? «Per evitare che la fondazione venga percepita come un veicolo d’immagine personale, la struttura è stata pensata, appunto, per essere completamente autonoma. Lauro non entra nella gestione quotidiana: interviene sporadicamente e lascia che sia il team di professionisti a far andare avanti la macchina, lui è una sorta di testimonial potente. Quando parlavo di rigore, prima, pensavo anche a questo», ci dice Marcantoni.
«Per Lauro non si tratta di immagine, ma di mettere a disposizione la propria storia e il proprio tempo per un impegno concreto», continua. «Ha sempre dedicato parte della sua vita personale a queste realtà, lontano dai riflettori, e oggi lo fa semplicemente con una struttura più solida. E poi si tratta di un’azione a senso unico: Lauro è arrivato a questo passo in un momento della sua vita e carriera in cui può permettersi di ridare alla comunità senza chiedere o prendere nulla in cambio. È un gesto unidirezionale, nato dal puro desiderio di generare un impatto positivo sui giovani. La vera risposta alle possibili critiche saranno i numeri e le attività concrete sul campo», conclude.
Per evitare che la fondazione sia percepita come veicolo d’immagine personale, la struttura è stata pensata per essere completamente autonoma. Lauro non entra nella gestione quotidiana: interviene sporadicamente e lascia che sia il team di professionisti a far andare avanti la macchina, lui è una sorta di testimonial potente
Lorella Marcantoni, direttrice generale di Fondazione Madre
Disagio giovanile, da vulnerabilità a risorsa
Il primo progetto delle Fondazione sarà Casa Ragazzi Madre, una casa d’accoglienza e presidio situata a Zagarolo, vicino a Roma, per giovani ai margini o che affrontano dipendenze e forti disagi. La trasformazione delle farfalle.
«Dico sarà», sottolinea Marcantoni, «perché i lavori partiranno in autunno e si concluderanno nel 2027. La scelta di Zagarolo per servire le zone del sud di Roma non è casuale», continua, «è la zona di (e)lezione di Lauro, il luogo in cui è cresciuto e ha vissuto in prima persona le proprie fragilità. E poi qui non si è partiti da zero, ma da una solida realtà non profit legata alla famiglia e, in particolare, alla madre Cristina, quella di don Giovanni Carpentieri. È stato proprio lì che lei ha iniziato a mostrare ai figli, con l’esempio, cosa significhi dedicarsi agli altri. Quando è stato proposto di costruire uno spazio sul terreno donato da un benefattore all’associazione del sacerdote, il percorso è apparso subito tracciato: la destinazione era già scelta e c’erano tutti gli ingredienti, ossia l’expertise di Marchiori, i legami, l’impatto sui ragazzi», conclude.
Il rendering di Casa Ragazzi Madre a Zagarolo
La struttura di Zagarolo accoglierà 33 ragazzi che vivono fragilità legate a dipendenze, salute mentale, comportamenti a rischio e che saranno seguiti da un’équipe multidisciplinare di medici, psichiatri, personale sanitario, psicologi ed educatori. Don Giovanni ha un modello innovativo per coinvolgere i ragazzi “difficili”, andandoli a prendere nei loro luoghi, ragazzi che hanno dipendenze disagio mentale e non sanno di averli.
Si tratterà di un centro socio-sanitario convenzionato, riconosciuto come modello di innovazione e sperimentazione, che vede anche la partecipazione attiva della Regione Lazio. Qui, il principio cardine sarà la personalizzazione della cura. Il protocollo terapeutico si adatta alle esigenze del singolo ragazzo non viceversa. La struttura sarà concessa in comodato d’uso gratuito a realtà locali come la cooperativa sociale Manser e l’associazione di don Giovanni. L’obiettivo è ampliare le attività già esistenti, affiancando ai servizi diurni anche una componente residenziale che oggi ancora manca.
«Va ricordato», sottolinea Marcantoni, «che la vera emergenza odierna riguarda adolescenti e giovani adulti. Il disagio giovanile – legato in parte all’uso di sostanze, ma, soprattutto, a problematiche di salute mentale – è trasversale a ogni classe sociale. Senza un faro puntato su queste fragilità, la società si troverà ad affrontare una generazione di adulti complessi e problematici. Se oggi la psicoterapia non è più un tabù, per i ragazzi, che ne comprendono il valore e la necessità, la vera domanda rimasta aperta è un’altra: possono davvero permettersela?», conclude.
I numeri che ci segnala sono importanti: secondo i dati Istat 2024, il 15,2% dei giovani italiani tra i 15 e i 29 anni è Neet, non studia e non lavora (con valori superiori al 20% in alcune regioni e un’Italia sopra la media europea), la fragilità mentale è salita al 71,8% fra i ragazzi tra 14 e 19 anni (l’indice era calato tra il 2020 (73,9) e il 2021 (70,3), ma poi risalito), mentre il consumo di sostanze tra i 15 e i 19 anni è del 37%, pari a 910mila giovani (Espad Italia, 2024).
Lauro con i ragazzi della comunità Kayròs fondata da don Claudio Burgio a Vimodrone, vicino a Milano
Ali tra le Corsie è, invece, un progetto itinerante della fondazione, focalizzato sull’ascolto e sui laboratori creativi. Si rivolge ai giovani ricoverati nei reparti pediatrici degli ospedali e a quelli detenuti negli Istituti penali per i minorenni.
Musica e scrittura vengono usati come terapia e rielaborazione del disagio, con il coinvolgimento attivo di artisti, sportivi e professionisti ma anche, e soprattutto, come possibilità di prendere spunto dalla passione e farne un mestiere, con formazioni pratiche (per imparare a produrre, scrivere o lavorare come tecnico). In autunno si saprà di più.
Perché l’arte è un potente e unico strumento di riscatto e di cura, capace di raggiungere le pieghe più vulnerabili del disagio giovanile dove le sole parole spesso non arrivano.
È la stessa energia trasformativa che risuona nella musica di Achille Lauro, in grado di dare voce alle fragilità e trasformare il dolore in forza, ricordandoci quanto la bellezza e la musica possano diventare ancore di salvezza e motori di futuro. A piccoli passi, anche con piccoli numeri (almeno all’inizio…)
In apertura Achille Lauro con i ragazzi in ospedale, immagini di Fondazione Madre
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