L’ex difensore nerazzurro ricorda il mitico allenatore del Triplete: “In campo per lui sei disposto a morire. Tchouameni e Valverde si sono menati? È capace di averli messi in camera insieme, diventeranno i migliori amici”


Andrea Elefante

Giornalista

8 settembre – 08:10 – MILANO

Più di sedici anni dopo, non sono ancora evaporate del tutto le lacrime di quell’abbraccio: nessuno dei due, José Mourinho e Marco Materazzi, quella notte poteva immaginare che sarebbe passato tanto tempo prima che l’Inter giocasse di nuovo a Madrid. Proprio lì dove i due intrecciarono braccia ed emozioni; proprio lì dove Mou è tornato oggi, perché il Real e il Bernabeu non erano nel suo destino solo quella notte. “Quel che ci siamo detti, a parte il mio “Vaffanculo, ci lasci con Benitez”, resterà per sempre fra noi”, dice ancora oggi Materazzi. Si sono incontrati una volta di più non troppo tempo fa: per confezionare un video dello Special che ha un posto d’onore nel libro MM23. “José prese un aereo apposta, solo per registrare quel filmato, e mi ha detto di nuovo: ‘Tu e John Terry, i centrali più importanti della mia carriera’”. 

Oggi Mourinho è di nuovo al Real, nonostante un passato recente non così brillante: sorpreso? 

“No, perché conosco il rapporto che ha con Florentino, quanto lui si fidi di José. Così tanto da avergli ridato in mano le chiavi del Real e José farà quello che è abituato a fare: prendersi tutte le responsabilità, diventare l’unico vero punto di riferimento”. 

Si è ripresentato così, in puro stile Mourinho: “Io sono uno di voi”. 

“Ma la cosa bella di José è che chi gioca per lui si sente ‘uno di lui’, in campo muore per lui. La cosa brutta è che viene rimpianto quando va via…”. 

Florentino ha speso più di 200 milioni: per un Real forte come lo voleva lui? 

“Potrebbe sembrare che manchi ancora qualcosa, però sì: è un Real molto forte. E sono ancora fuori un difensore come Militao, che non si può regalare, e poi Mendy, Rodrygo…”. 

Dopo la sconfitta con il Betis c’è stata già un po’ di fibrillazione. 

“Quella al Real c’è sempre e comunque a Mou un po’ di pepe non dispiace, lo aiuta a far tirare su le antenne a tutti”. 

L’importanza psicologica per l’Inter di una vittoria come quella di sabato? 

“L’Inter si sarebbe sentita forte anche se avesse perso: soprattutto nel primo tempo ha fatto una gran partita. E una squadra forte la vedi quando perde 2-0: zero panico, nessun nervosismo. Solo un capitano, Lautaro, che ha alzato il livello di attenzione: che vuol dire prendersi un fallo o arrabbiarsi il giusto con l’arbitro, beccandosi un giallo anche se – io ero lì a pochi metri – non aveva detto nulla. Gli arbitri se Dio vuole stanno lasciando giocare molto: non possono diventare permalosi solo perché uno per rabbia sbatte i piedi per terra”. 

Sabato l’ha vinta un po’ anche Chivu, no? 

“Mi è sembrato di rivedere il Mourinho che in Inter-Siena 4-3 del 2010, sotto 3-2, mette in campo cinque-sei giocatori offensivi compreso Stevanovic, e vince con gol di Samuel centravanti”. 

Dunque Mourinho non avrebbe mai tolto una punta per mettere un centrale difensivo come ha fatto Allegri? 

“Di sicuro, per non farsi schiacciare, non avrebbe tolto Hojlund che da solo tiene alta tutta la squadra e corre su tutti i palloni, per mettere – non me ne voglia Lucca – uno meno forte di lui”. 

E se la sua squadra avesse preso gol per una rimessa laterale “letta” male? 

“Non sarebbe successo: a costo di farsi ammonire, José quella palla l’avrebbe rubata”. 

Chivu si sta avvicinando un po’ allo Special anche nella comunicazione, no? 

“Cristian è così intelligente che non gli ho ancora sentito sbagliare un’intervista, anche se ogni tanto lo si vuole portare dentro le polemiche, tipo quella su Juve, Milan e gli scontri diretti: mica è così scemo da dire che il loro valore è inferiore a quello dell’Inter”. 

La cosa che Mourinho diceva più spesso a Chivu? 

“Fra noi zingari e José non servivano tante parole: lui è come noi, bastava uno sguardo”. 

Cosa deve migliorare l’Inter rispetto a sabato? 

“Non deve permettere tanti tiri, anche in porta, come contro il Napoli: se li concedi al Real, è dura che ti salvi”. 

Al Bernabeu con la Thu-La: la scelta giusta? 

“Stimo tanto Pio, in questo gruppo può starci alla grande, ma non toglietemi Thuram: ha corsa, fisico, sente il gol, cambia le partite. Ed è palese che lui e Lautaro sono fatti per giocare insieme. Guardate come si abbracciano sotto la Nord dopo il 3-2”. 

“Molto bene. Non ha il fisico di un McTominay, ma si butta su tutti i palloni e poi è intelligente, salta l’uomo: si vede che ha giocato in un grande club”. 

Al Real mancheranno Bernardo Silva e Arda Guler, oltre che Camavinga, e con Valverde potrebbe giocare Tchouaméni. 

“Ovvero i due centrocampisti con più qualità e i due che si sono menati nello spogliatoio: ma Josè è capace di averli messi in camera insieme, diventeranno i più grandi amici”. 

Il pericolo numero uno del Real? 

“Faccio il banale perché è la verità: Mbappé. E il Bernabeu”. 

Da Dumfries uno scherzo da ex? 

“Non sono mica così sicuro che giochi: secondo me José sta un po’ più accorto”. 

Dove si decide Real-Inter? 

“A centrocampo, anche se dipende da come si metteranno loro: se tu giochi con i tre e loro con i due soltanto, possono andare in difficoltà”. 

“Assenza pesante. Visto sabato? Al di là della punizione sulla traversa, la partita l’ha riaperta lui: in pochi, con un ginocchio messo male, avrebbero chiuso un’azione così sul secondo palo, con la lucidità di metterla in mezzo. Ormai quasi preferisce fare un assist che segnare un gol”.

Ma questa Inter può stare in corsa su tutti e due gli obiettivi principali o sarà costretta a scegliere? 

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“No, e il perché sta in tre nomi: Stones, Spence e Jones. I tre inglesi, per questa missione, possono fare la differenza”.