di
Benedetta Moro
Quasi 1.500 risposte alla call del Corriere sulla prevenzione dei femminicidi. Ecco alcune delle proposte più innovative arrivate dai lettori
Una domanda su tutte: che cosa fare ancora per prevenire i femminicidi? Al quesito lanciato dal Corriere lettrici e lettori hanno inviato in pochi giorni, tramite un form sul sito, quasi 1.500 risposte. Una partecipazione estesa, emotiva, sentita. Idee nate dall’esperienza personale oppure dalla riflessione sui fatti di cronaca che continuano a riempire le pagine dei quotidiani. Sono tutte risposte articolate. Alcune ricalcano misure esistenti, altre provano a intervenire su nervi ancora scoperti. Ne abbiamo iniziato a selezionare alcune tra le più forti e innovative e, assieme a quelle che ancora arriveranno (per partecipare, leggere sotto), le sottoporremo agli esperti per valutarne la fattibilità e poi alla politica. Con un obiettivo: a fronte delle continue tragedie, provare a trovare ulteriori soluzioni, oltre a quelle già importanti che si sono percorse (e si continuano altrove a percorrere), per dare tutela e sicurezza alle donne, dando voce alle idee dei lettori. Qui pubblichiamo una prima sintesi.
IL FORM | COSA FARE CONTRO I FEMMINICIDI?
SCRIVETECI LE VOSTRE PROPOSTE
Prevenzione
Un nuovo servizio telefonico a livello nazionale non per le vittime ma per gli aggressori, per gli uomini che si sentono in preda alla rabbia e alla disperazione, operato da personale preparato per fornire un appiglio, uno sfogo, un ascolto, per aiutare prima che sia troppo tardi.
(Lettera firmata)
Introdurre lo psicologo di base.
Marika Amoru
Una organizzazione unica di prevenzione e sostegno a livello nazionale riconosciuta dallo Stato italiano. Serve una struttura organizzativa che coordini tutte le associazioni.
David
Comunicazione
Ampliare la conoscenza degli strumenti a disposizione delle persone con campagne di informazione; campagne di informazione per i potenziali autori del reato che tocchino le corde più intime del narcisista patologico e che facciano capire che c’è solo distruzione a valle di quei comportamenti. Antonio Cattarini
Campagne di sensibilizzazione rivolte non solo alle donne potenziali vittime, ma anche a familiari/amici/persone che assistono alla violenza con obbligo morale di intervenire, supportare e sporgere querela/denuncia al posto della vittima se lei non lo fa.
Elisa Tolotti
Io e mio marito abbiamo trascorso qualche giorno a Marsiglia e in ogni spiaggia libera ci siamo imbattuti in un presidio femminista con esposto un elenco di situazioni che si possono verificare nella coppia e la possibilità di autovalutazione del rapporto con il proprio partner denominato «Violentometro» (traduzione letterale). Sarebbe molto utile anche in Italia, magari esposto fuori dai luoghi pubblici dove ogni donna passa e può leggerlo (farmacie, Comuni, ospedali, Pronto soccorso, spiagge, locali, ecc.) magari con una definizione meno estremista (anche se vera).
(Lettera firmata)
Tappezzare le città con poster e fare pubblicità in televisione, rivolta agli uomini: «TI POSSIAMO AIUTARE, CHIAMACI».
Anna Tornago
Denunce e segnalazioni
Attualmente se una donna viene picchiata si procede per lesioni su querela di parte. Le vittime generalmente non lo presentano o, se la presentano, poi la ritirano per paura, sottomissione ecc. In questi casi occorrerebbe procedere sempre d’ufficio.
(Lettera firmata)
Forze dell’ordine formate devono informare e coinvolgere immediatamente i parenti della donna che denuncia per creare una rete di sostegno alla donna; presenza di una psicologa della ASL presso i presidi delle forze dell’ordine dove la donna va a denunciare.
Lorella Russo
APPROFONDISCI CON IL PODCAST
Nei piccoli centri, istituire in ogni provincia una figura di garanzia, esterna ai singoli commissariati e alle stazioni locali, che possa seguire e monitorare le denunce di violenza, soprattutto nei piccoli centri, assicurando uniformità di valutazione e imparzialità anche nei territori dove vittima, denunciato e operatori possono appartenere alla stessa rete di conoscenze.
Alfio
Denunce precedenti (anche di altre donne, anche se archiviate, anche se ritirate, anzi, soprattutto se ritirate), segnalazioni di agiti violenti (anche in contesti non familiari), accessi ripetuti a cure mediche, patologie psichiatriche conclamate o dipendenze, magari già conosciute ai Centri psicosociali o ai Servizi per le dipendenze (Serd) di zona: sono tutti elementi che troppo spesso vengono sottovalutati o sfuggono ad una lettura sistematica e coordinata come segnali di allarme, mentre potrebbero rappresentare segnali d’allarme tali da rendere necessaria la presa in carico della persona e del suo nucleo familiare.
Laura Panciroli
Se il giudice impone il divieto di avvicinamento, come «pena» dovrebbe esserci l’obbligo di sei mesi di sedute dallo psicologo, incontri con donne che hanno subito maltrattamenti, spiegando cos’è l’amore, che sicuramente è ben distante dall’idea che hanno loro.
(Lettera firmata)
Durante la separazione
Molti femminicidi avvengono nel corso di separazioni non consensuali. La proposta è che, così come è de facto obbligatorio ingaggiare due avvocati, questi siano formati per intercettare segnali di rischio e, con la assistenza di uno psicologo, siano previsti alcuni colloqui di valutazione, individuali e di coppia, con eventuale segnalazione ai servizi sociali.
Lamberto Conte
Dopo la denuncia
Contattare periodicamente le signore che hanno presentato e poi ritirato la querela (per i reati per cui è possibile), per non farle sentire sole e registrare — nel caso — disponibilità a ripresentare denuncia.
Michele Viti
Istituire una commissione nazionale di revisione dei femminicidi, entro sei mesi dal fatto grave avvenuto, in modo da migliorare le azioni ed evitare gli errori commessi (quali procedure hanno fallito, quali informazioni mancavano, il rischio è stato sottovalutato? ecc).
(Lettera firmata)
Rendere impossibile la revoca della querela dove rimettibile.
Mariangela Maretti
Dare una guardia del corpo alle donne che hanno denunciato e temono una ritorsione. Dopo il primo episodio le forze dell’ordine controlla regolarmente la situazione con visite frequenti alla coppia, anche senza preavviso, così da far sentire l’aggressore sotto controllo e la vittima assistita. Una terapia di coppia può essere iniziata dopo il primo episodio di violenza, organizzata dai centri sociali con sollecitudine.
Simonetta Fulcheri
Anziché tutelare le donne isolando loro nelle case per donne maltrattate, quando un uomo è oggetto di denuncia con prove, in attesa di processo ecc., deve essere isolato in un centro per uomini maltrattanti.
(Lettera firmata)
Ho avuto esperienza di violenza. Serve credere, supportare, tenere contatti con le donne e sorvegliare i comportamenti anche online degli uomini. (Lettera firmata)
Scuola / formazione
Ho insegnato e fatto ascolto nelle scuole per 40 anni e ho notato che spesso il violento trova terreno fertile in ragazze prive di autostima. Penso che dei percorsi di autostima per le ragazze a scuola sarebbero utilissimi.
Elena Melfi
Corsi di autodifesa femminile e di educazione sessuale/sentimentale per entrambi i sessi.
Marina Pizziolo
È indispensabile l’educazione sessuo-affettiva non solo a scuola, occorre formare anche chi dovrà insegnarla, destinare più fondi per i centri antiviolenza, moltiplicarli in ogni luogo, fare un’azione culturale di sensibilizzazione capillare, formare le forze dell’ordine, destinare più fondi ai Comuni e alle scuole per promuovere progetti antiviolenza e di educazione al rispetto, diffondere progetti di formazione anche nelle palestre e nello sport in senso generale (quando si esce dalla scuola c’è il deserto). Accorciare i tempi dei processi e immaginare una formula efficace per cui la donna che denuncia sia messa subito sotto protezione altrimenti le donne non lo faranno e continueranno a morire. Riattivare i consultori per la parte dell’ascolto, formare i medici di base che sono i primi che possono intercettare situazioni di violenza.
Alessandra Clementini
Dedicare una volta al mese in ogni posto di lavoro e nelle scuole un approfondimento sulla lotta alla violenza.
Lisa Pretolani
8 settembre 2026 ( modifica il 8 settembre 2026 | 08:13)
© RIPRODUZIONE RISERVATA