L’ex difensore del Milan: “I rossoneri corrono, lottano e sbagliano, giocano male per ora ma l’atteggiamento è quello giusto. Quando cresceranno tutti e impareranno la difesa a tutto campo, anche Ramos e Moreira miglioreranno”

In 21 stagioni rossonere, Billy Costacurta ha vissuto tanti nuovi inizi. La fine, una sola, arrivata a 41 anni e 25 giorni: traguardo alla portata di un altro milanista (Modric). Con ordine: dopo l’ultimo Juve-Milan, povero di emozioni come i precedenti più recenti, ha incrociato Ruben Amorim in tv. L’allenatore rossonero: “È un vero piacere parlare con te”. La considerazione è reciproca. 

Billy, ripartiamo da lì, dall’analisi di una gara senza particolari slanci. Amorim ha ammesso che il Milan non avrebbe meritato di vincerla, corretto? 

“La penso come lui, non è stata una sfida all’altezza delle aspettative. Sinceramente però resto fiducioso: io vedo qualcosa, vedo che stanno provando a essere diversi per uscire dall’impasse degli ultimi due-tre anni. Lo vedo dall’atteggiamento dell’allenatore per primo: ha un’energia positiva, mi piace come si rivolge alla squadra e all’ambiente esterno, anche a noi. Mi piace come persona. L’ho studiato: ho visto le partite di quando era allenatore dello Sporting, quando giocava in casa contro il Benfica o fuori con il Porto: è sempre stato lo stesso”. 

Chiede una squadra dominante: il Milan non sempre, per ora, lo è stato. Lo sarà? 

“Ho giocato a calcio per 40 anni, ricordo e voglio ricordare ai tifosi del Milan i primi tre mesi con Sacchi allenatore. Per assorbire cambiamenti così grandi serve tempo. Nel Milan ho visto i difetti tipici di una squadra in costruzione. Un gruppo che ha fatto male nel gioco, ma bene nell’atteggiamento. Vado oltre la prestazione individuale e tecnica, guardo a quella del gruppo-squadra: undici che corrono e lottano, probabilmente, come due giorni fa, anche undici che sbagliano. Mi piace però vedere che provano a fare quello che gli si chiede: da qui possono solo che alzare il livello”. 

Vale per Ramos e per chi altro? 

“Tutti possono far meglio. C’è differenza tra quando perdi o pareggi in un modo o in un altro. Contro la Juve Rabiot e Saelemaekers non erano chiaramente a loro agio, anzi sono stati i peggiori. Ma ci hanno comunque provato e questo mi è piaciuto. Amorim li vede in quelle posizioni, e io sono d’accordo: la chiave di volta della stagione può arrivare dai giocatori impegnati in quella zona di campo. Quando cresceranno e con loro Ramos e Moreira tutta la squadra migliorerà: una punta come Gonçalo in un sistema simile può esaltarsi, anche senza fare 25 gol ma giocando bene con la squadra. La difesa lo stesso: impareranno a difendere a tutto campo”. 

Due gol su due subiti nel recupero quando Gila era uscito: un caso? 

“Intanto diciamo che Gila esce un po’ troppo spesso, alla Lazio succedeva lo stesso. Non ho capito perché: alla sua età non regge i 90 minuti? Non credo ma magari c’è qualche problemino che si porta dietro. Per il resto in campo è forte, forte, forte: ha personalità, gioca bene a calcio, legge le situazioni in anticipo. Sembra anche più veloce di Tomori, anche senza esserlo, perché capisce prima dove andrà la palla, è intelligente. Per me è il migliore acquisto estivo del Milan. Ne avrei preso anche un altro di quel livello lì, ma capisco che non sia semplice: come Gila ce ne sono pochi”. 

Quando la squadra sarà cresciuta, arriverà già quest’anno a competere per lo scudetto? 

“No, non sono forti come l’Inter. Lottare per la Champions sicuramente sì. L’Inter mi ha impressionato: se sai fare tre gol a una squadra che si barrica dietro come il Napoli vuol dire che sei fortissimo. Anche la Roma è più avanti del Milan. Oggi, insieme al Como, sono squadre sono spettacolari. Milan e Juve non arrivano ancora a quel livello”. 

Situazione esterni: chi vede come coppia titolare? 

“Continuo a preferire Chukwueze e Bartesaghi, però Moreira voglio rivederlo. Chukwu è stato uno dei più positivi di inizio stagione: lucido, corre indietro e pensa anche difensivamente”. 

Ultimo, certo non per importanza, Luka Modric. Domani compirà 41 anni: lei, dietro Ibra, è il secondo rossonero più longevo, in campo a 41 anni e 25 giorni. Stesso discorso da marcatore ufficiale: comanda Zlatan, poi c’è lei. Cosa augura a Luka? 

“Per quanto mi riguarda, che batta tutti i miei numeri. Compreso soprattutto quello di segnare una rete ogni 221 come ho fatto io… Se ripenso alla mia carriera il segreto è l’etica del lavoro imparata da Baresi, spaventosamente diretta verso la performance della domenica. E poi riposo, alimentazione, vita sana anche fuori dal campo”. 

In una squadra che vuole fare dell’intensità una delle sue cifre stilistiche, Modric può ancora primeggiare? 

“Non importa andare più veloce, importa capire prima. Lui col suo passo c’è sempre e prima degli altri. Un vero Professore. Musah mi piace, preferirei però vedere Jashari: senza la stessa aggressività, ma il Milan giocherebbe meglio. Poi capisco anche la funziona di Musah: raddoppia, recupera, con la squadra sbilanciata lui sa aiutare”. 

Ultima sull’Europa League: Milan favorito? 

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“Diciamo che non vedo nessuno superiore a loro e alla Juve, ma non c’è poi così tanta distanza tra spagnole e inglesi. Spesso, se non si chiamano Real o Barcellona, le snobbiamo e non va fatto. Sono tutte partite trappola, anche perché dovrai sempre e comunque far giocare i migliori”.