L’ex attaccante sul tecnico dei nerazzurri: “Ha una filosofia offensiva, senza paura di rischiare. Jones che va da Lautaro a consolarlo è un segnale importante”

8 settembre – 13:13 – MADRID (SPAGNA)

“Bam Bam”, non solo il nome del piccolo e potentissimo personaggio dei Flintstones, ma è la sintesi perfetta di un’identità divisa. Un colpo di qua e uno di là: un po’ Inter e un po’ Real Madrid, le due squadre principali della vita di Ivan Zamorano, per tutti Bam Bam, soprattutto per Javier Zanetti, miglior amico di cui ha battezzato una figlia, che oggi non potrà abbracciare al Bernabeu visto che l’ex Blanco e nerazzurro si trova in Sud America. Madrid è, però, la città in cui vive e dove ancora gli ricordano gol e vittorie in quattro stagioni come se non se ne fosse mai andato via, esattamente come a Milano, dove torna sentendosi ancora l’interismo addosso vissuto per un quinquennio. In mezzo c’è una vita da centravanti-guerriero, trascorsa a saltare più in alto degli altri, come quando provava a raggiungere un lampadario nel corridoio di casa a Maipú, Cile: “Real Madrid-Inter è la mia partita preferita, la mia storia davanti agli occhi”, racconta col sorriso al telefono.

Zamorano, partiamo dall’Inter: ha la forza per tornare stabilmente tra le grandi d’Europa? 

“Quella forza, quella spinta, io nell’Inter la vedo sempre. La vedevo anche prima della rimonta al Napoli. È quel qualcosa di speciale che negli ultimi anni le ha permesso di giocare grandi Champions. L’anno scorso è stato un incidente ormai dimenticato, anzi credo che questa squadra sia stata costruita ancora meglio, con una rosa profonda e acquisti importanti. Sono curioso di vedere i nuovi inglesi, magari qualcuno già al Bernabeu. Penso che l’Inter sia pronta per raccogliere tutto quello che ha seminato, non solo in Italia ma anche in Europa”.

Sarà questo Real-Inter a dirci fin dove può arrivare? 

“Il Real è il termometro perfetto per qualsiasi ambizione di qualsiasi club. Non dico che l’Inter debba necessariamente vincere ma, se riesce ad affrontare Mourinho alla pari, senza snaturarsi e conservando uno stile offensivo, può capire di poter fare un grande percorso in Champions. Sarà difficilissimo, ma l’Inter può competere con chiunque. Anche con questo super Real, che considero una delle principali candidate alla Champions per profondità della rosa, soluzioni offensive e… l’effetto Mou”.

La rimonta contro il Napoli non rischia di aver tolto troppe energie? 

“No, perché questa straordinaria prova di forza fa solo bene. La storia dell’Inter è piena di grandi rimonte e io lo so bene: ad esempio, nell’anno della Coppa Uefa vinta nel 1998 capitò anche a noi al ritorno contro lo Strasburgo. Rimontare in una sola partita è ancora più difficile, soprattutto contro un avversario forte come il Napoli, ma era proprio ciò che serviva prima di affrontare il Real. L’Inter doveva mandare due messaggi: uno al campionato, e lo ha fatto, adesso ne serve uno all’Europa. E poi quando al Bernabeu vogliono giocare tutti, appena entri sparisce la stanchezza”.

Cosa le piace di più di quest’Inter di Chivu? 

“Lo spirito che ha creato l’allenatore. Sembrano tutti pronti a sacrificarsi l’uno per l’altro. Contro il Napoli ho visto Jones, l’ultimo arrivato, andare subito da Lautaro, il capitano, a consolarlo dopo l’ammonizione che aveva preso per proteste: non so se ci avete fatto caso, ma è stato un gesto significativo. Corrono tutti, si spendono tutti. C’è un forte senso di squadra e, se non ce l’hai, non puoi raggiungere certi obiettivi”.

E dei singoli chi prende? 

“Io mi tengo l’attacco, può essere protagonista contro il Real. Lautaro e Thuram sono nati per giocare insieme, si completano alla perfezione e hanno ormai la maturità necessaria per portare l’Inter a vincere anche in Europa. Pio Esposito, invece, è il futuro. In Italia dovete avere pazienza, senza pretendere che segni subito in tutte le partite. Deve giocare con continuità, ma bisogna dargli il tempo e gli spazi giusti. Ha accanto Lautaro e Chivu, due maestri perfetti, per questo sono convinto che darà soddisfazioni a tutti i livelli”.

Dell’allenatore, invece, cosa la convince? 

“La coerenza. L’identità. Questa è l’Inter degli interisti: Chivu conosce questa maglia e la onora ogni giorno. E poi ha una filosofia offensiva, senza paura di rischiare”.

Chivu è anche un uomo del Triplete. Curioso che in questo ritorno al Bernabeu trovi Mourinho dall’altra parte. 

“Ogni volta che l’Inter tornerà al Bernabeu, non solo stavolta perché c’è Mou, sentirà qualcosa di speciale. È uno stadio unico, senza paragoni, ma per un interista sarà sempre anche lo stadio della Champions del 2010. Stavolta, poi, la presenza di José aggiunge qualcosa. Sarà una notte molto emozionante, anche perché l’Inter è un club particolarmente sentimentale: tiene tantissimo alla propria storia e alla propria tradizione”. 

A Madrid hanno ritrovato un Mourinho… cambiato? 

“Non cambia una cosa, l’obbligo di vittoria al Real Madrid. Chi meglio di José conosce le responsabilità di sedere su quella panchina? Mourinho è già stato al Real, ha vinto, è arrivato vicino a trionfare anche in Europa. È consapevole che quella maglia porti una pressione e una tensione che non hanno paragoni. Io l’ho sempre detto: a Madrid arrivare secondi è semplicemente un fallimento. Poi il fatto di venire da due anni senza titoli aumenta tutto, lo porta al limite. Lo abbiamo visto anche con Arbeloa e Xabi Alonso, che non sono riusciti a rispettare le aspettative altissime. Mourinho ha la tempra per farcela, anche se in Spagna sfida un grande Barcellona e in Champions ci sono pure le inglesi, il Psg, il Bayern e… l’Inter”. 

Riuscirà a far coesistere così tante stelle, da Mbappé a Vinicius e Bellingham? 

“Ha sempre creato un gruppo anche quando aveva grandi star. Guardate come difende dalle critiche Mbappé, che non smette mai di segnare e battere record. Oppure, guardate il nuovo rapporto che ha con Vinicius: da quando è arrivato, è stato il suo primo sponsor dimenticando completamente il passato. Mourinho riesce a portare i giocatori dalla propria parte. È un creatore di eserciti, trasforma i suoi uomini in guerrieri. Penso possa prendere tutte queste individualità e costruire un gruppo feroce, capace di lottare per tutto”. 

Lei che c’è passato, cosa proverà Dumfries al fischio di inizio? 

“Io ho fatto il viaggio al contrario, ho segnato nel famoso Inter-Real di Champions a San Siro che vincemmo con la doppietta di Baggio: che notte indimenticabile. Uno come Dumfries, che ha fatto così bene all’Inter, è pronto anche per il salto al Real. È abituato ad assumersi responsabilità, a migliorarsi continuamente: lo abbiamo visto crescere tantissimo nella tecnica a Milano. La critica con lui sarà dura, ma con il tempo farà bene. Per il resto, per Denzel sarà una partita speciale, ma non mi sembra proprio il tipo da lasciarsi travolgere dalle emozioni”. 

E lei sarà emozionato? E per chi tiferà? 

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“Intanto non capita a tutti di poter dire di aver giocato in due club così grandi. È qualcosa di eccezionale. Quando vado in giro per Madrid, dove oggi vivo, la gente ricorda ancora perfettamente certi gol di quegli anni e, quando torno a Milano, succede lo stesso. Ne parlo spesso anche con il mio amico Javier Zanetti, con cui ricordiamo i nostri tempi. Visto che mi riconosco nel Dna di entrambi i club, direi che per stavolta può bastare un pareggio”.