Forse Russell aveva compreso anche più dello stesso amico la potenza di quel nome, “Vincent”, che lo stesso Van Gogh aveva deciso di usare quasi come fosse un brand vero e proprio. La sua esperienza nel mercato dell’arte, risalente a prima di diventare famoso in prima persona come pittore, aveva infatti suggerito all’artista olandese di lasciare in secondo piano quel cognome così difficile da pronunciare. “Vincent” era più semplice e facile da ricordare a qualunque latitudine, motivo per cui il nostro decise di firmarsi sempre così, anticipando in qualche modo tutte quelle cantanti e quegli attori che diventeranno celebri secoli dopo solo con il loro nome di battesimo. E, a pensarci bene, quell’intuizione di marketing ante-litteram di Van Gogh non appare affatto campata in aria oggi, tra film (Loving Vincent) e canzoni (Vincent di Don McLean) di successo che omaggiano l’artista senza nemmeno bisogno di citarne il cognome nel titolo.