Al tempo delle enciclopedie cartacee, con quelle tre “a” nelle iniziali, l’architetto e designer Alvar Aalto poteva vantarsi di essere sempre la prima voce del primo volume, cosa che lo rendeva un nome noto persino ai bambini delle elementari. Poi, crescendo, chi era interessato imparava che oltre ad avere un nome strano, Aalto era una delle maggiori figure dell’architettura del ventesimo secolo, e il guru del Movimento Moderno. Detto ciò, fra le tante espressioni discutibili che si trascinano nel linguaggio c’è quella che dice: “dietro a un grande uomo c’è una grande donna”, che molti sfoderano come un complimento verso il genere femminile, anche se in realtà è solo una conferma storica di come, alle grandi donne, sia sempre stato chiesto di restare un passo indietro. Nel XXI secolo, però, molte di queste signore nelle retrovie cominciano a fare capolino dalle spalle degli uomini che loro hanno contribuito massicciamente a costruirne la memoria, e nel caso di Aalto sono ben due: le sue due mogli Aino Marsio ed Elsa-Kaisa Mäkiniemi.

Aino Aalto, la prima moglie di Alvar Aalto

Alvar Aaalto e Aino Marsio si incontrano al Politecnico dove studiavano insieme. Lui, classe 1898, era nato in un’ottima famiglia finlandese dove aveva sviluppato una forte sensibiltà verso il bello e la natura. Lei, nata nel 1894, veniva invece da una famiglia proletaria il cui cognome originale era Mandelin, cambiato poi in Marsio nel 1906. Il padre Juho era un ferroviere che negli ultimi anni di lavoro sarebbe diventato capotreno, e sua madre Johanna era una casalinga che partorì tredici figli, otto femmine e cinque maschi di cui tre non raggiunsero l’età adulta. Vivevano in una delle case costruite con la prima società di edilizia popolare fondata dalla classe operaia a Helsinki, nella quale i Mandelin si diedero da fare per garantire una buona istruzione a tutti i loro figli. Aino Marsio iniziò a studiare architettura nel 1913 e si laureò nel gennaio 1920. All’università conobbe quindi il giovane Alvar Aalto, che si era iscritto nel 1916.

Aino Marsio, la studentessa modello

Mentre studiava, Aino Marsio partecipava alle attività del Tuumastukki, il circolo che sarebbe diventato l’importante associazione finlandese delle donne architetto Architecta, e nel 1920 divenne la prima donna nella storia membro della Società finlandese degli ingegneri. Mentre studiava, Aino iniziò però a fare praticantato nello studio dell’architetto paesaggista Bengt Schalin e nel 1921, attraversando la Germania e l’Austria, arrivò in Italia insieme a due compagne di studio con le quali si fermò a lungo a Venezia, Firenze, Roma e Napoli. Dopo la laurea, mentre il futuro marito Alvar era ancora all’università, venne assunta prima nello studio dell’architetto Oiva Kallio e poi quello di Gunnar Wahlroos. Nel 1924, infine, andò a lavorare nel neonato Studio di Architettura e Arte Monumentale Alvar Aalto. Aino svolse un ruolo fondamentale nella crescita dello studio, anche se per molto tempo è risultato meno documentato perché all’epoca l’architettura era un ambiente rigidamente maschile, come quasi tutti gli ambienti di lavoro che non riguardassero il ricamo. Ma Aino Marsio era brillante, dotata di talento, di una grande determinazione e uno spiccato senso pratico difficili da ignorare. Fra tavoli da disegno, cantine polverose e schizzi preliminari, quell’affinità professionale si trasformò presto in un’attrazione travolgente. Aino Marsio e Alvar Aalto si innamorarono e sposano nel 1924 e fecero il viaggio di nozze in Italia, un’esperienza che segnò ulteriormente la loro estetica, perché da quel momento avrebbero fuso il rigore funzionalista nordico e lo stile classico mediterraneo. Aino Marsio Aalto, oltre ad avere due figli con Alvar, realizzò progetti sia col marito che da sola, collaborando così strettamente che è quasi impossibile separare i loro contributi in molte delle loro opere. Chi li conosceva bene diceva che lei aveva un effetto equilibrante sul lavoro del marito, perché era una valutatrice più critica e realistica. Ma questo splendido sodalizio ebbe fine nel 1949, quando Aino Marsio Aalto morì di cancro al seno a soli 54 anni. La sua scomparsa lasciò Alvar in un abisso di dolore e smarrimento dal quale faticò a riprendersi per anni. Oggi in Finlandia gli esperti sono concordi che ricordare Aino come una semplice “musa” è molto riduttivo. Alvar Aalto ne ammirava molto la creatività, e per lui era una bussola morale, professionale ed emotiva . Ma al momento, l’unica cosa che potè fare per lei fu di disegnarne personalmente la tomba ed ergerla sulla Collina degli Artisti del Cimitero di Hietaniemi.

Elissa Aalto, la seconda moglie di Alvar Aalto

In quello stesso anno, nello studio fondato da Alvar Aalto e da Aino Marsio era andata a lavorare Elsa Kaisa Mäkiniemi, detta “Elissa”. Era nata nel 1922 in Lapponia, figlia di una casalinga e di un colonnello, aveva quindi ventiquattro anni in meno del famoso architetto ed era fresca di laurea. Non sapeva nemmeno lei perché avesse scelto Architettura all’università, nella sua famiglia non c’erano modelli di riferimento. L’idea le era venuta quando il padre aveva avuto bisogno di costruire un edificio per uffici a Rovaniemi, nel 1936, e non riusciva a trovare un architetto disponibile in Lapponia. Venne assunta come progettista quando Aalto, appena rientrato dagli Stati Uniti, stava lavorando a numerose proposte per concorsi, tra cui l’edificio principale dell’Istituto di Previdenza Sociale di Helsinki. Aino Marsio-Aalto morì poco dopo l’assunzione di Elissa e la giovane fu testimone dello shock e del mutamento nei comportamenti di Alvar. Ma lavorava sodo e i fece si fece notare dal capo con alcuni progetti importanti.

La maturazione professionale di Elissa Mäkiniemi Aalto

Da quel momento a Elissa furono affidate diverse commissioni importanti di palazzi istituzionali in Finlandia, e la Maison Louis Carré in Francia, come architetto supervisore. Ma da sola decise di dedicarsi anche a opere architettoniche indipendenti, come il Villaggio SOS per bambini a Tapiola. Alvar Aalto non sostituì con lei il ricordo di Aino, ma di lì a poco trovò un po’ di conforto alla sua assenza in un’altra donna dotata di grande talento. Si sposarono nel 1952, continuando a progettare insieme, e nonostante il contributo di Elissa sia stato sempre potente e fondamentale, fuori dalla Finlandia (dove si sta facendo un lavoro di recupero della sua figura) è praticamente sconosciuta. Invece, dopo la morte di Alvar Aalto nel 1976, prese lei in mano la direzione dello studio di architettura, e portò a termine con successo diversi progetti incompiuti del marito. È morta nel 1994, e stavolta non c’è c’è stato bisogno che un archistar progettasse il suo sepolcro: anche i suoi resti, per volere del marito, riposano nel cimitero di Hietaniemi a Helsinki nel mausoleo progettato da Alvar Aalto per Aino, tutti e tre uniti da un amore comune: quello per la bellezza.