Un Giro d’Italia negativo, le critiche e Tadej Pogacar: ieri il giorno di riposo più lungo alla Vuelta dell’insospettabile leader che ora punta Granada
Daniele Minini
8 settembre (modifica alle 16:28) – MILANO
Un poquito mas. Sei tappe per realizzare un sogno. Quel sogno che è sfuggito più volte di mano per una questione di pochi secondi, minuti. Quello di ieri è stato il giorno di riposo più lungo della carriera per Enric Mas che mai come oggi è vicino al jackpot. Il 31enne della Movistar guida la classifica generale della Vuelta con oltre due minuti di vantaggio sugli avversari Felix Gall e Primoz Roglic ed entra nella terza e ultima settimana di corsa con i favori del pronostico. Fin qui lui e la squadra sono stati impeccabili nella gestione dell’occasione offerta dalla caduta e dal conseguente ritiro di Tadej Pogacar. Ora, però, è arrivato il momento di far fruttare il grande lavoro delle prime 15 tappe. E rifarsi col destino.
Eterno segundo—
Il principale fantasma sulla sua strada verso Granada si chiama Primoz Roglic, lo stesso che nel 2021 festeggiò proprio davanti a lui la vittoria finale. Per Mas quello fu il secondo piazzamento alle spalle del leader dopo quello ottenuto nel 2018, con la corsa vinta da Simon Yates. Non l’ultimo, perché un anno più tardi, nel 2022, dovette arrendersi a Remco Evenepoel. Risultati che gli sono valsi l’etichetta di “eterno secondo”, divenuta “eterno piazzato” con il terzo posto del 2024 alle spalle sempre di Roglic e O’Connor. A differenza di Felix Gall, l’altro avversario sulla carta della generale, lo sloveno ha dalla sua la cronometro di 32.5 km in programma giovedì con arrivo a Jerez de la Frontera. Un terreno congeniale, quello della corsa contro il tempo, al 36enne della Red Bull-Bora-Hansgrohe che cerca il quinto successo finale in carriera in Spagna come nessuno mai.
Pogacar e il destino—
La carriera di Enric Mas è legata, in un modo o nell’altro, a quella di Tadej Pogacar. E’ proprio contro il fenomeno sloveno che nel 2022 conquistò il Giro dell’Emilia, tutt’ora una delle sue vittorie più importanti. Dal canto suo, può dire di essere uno dei pochi negli ultimi 4 anni ad essere riuscito a staccare lo sloveno in salita, come accaduto quel 1° ottobre sul San Luca. Da vero cannibale, l’uomo della UAE si prese la rivincita appena una settimana dopo nel Giro di Lombardia in una volata a due senza storia, dopo che lo spagnolo aveva tenuto stoicamente la sua ruota. Quattro anni dopo la storia si è ripetuta nella sesta tappa della Vuelta con arrivo a Castellò. E anche in questo caso non senza sorprese. Attacco di Pogacar che fa il vuoto ai 23.6 km dall’arrivo sullo sterrato del Puerto el Bartolo. Passano pochi minuti e ai 20.8 km emerge alle spalle della Roja un maglia Movistar che riaggancia la bicicletta del campione del mondo e la supera, scollinando in testa. Arriveranno in volata e anche questa volta, come a Como quattro anni prima, volata senza storia a favore dello sloveno. Due giorni ci sarà la sfortunata caduta e il passaggio di consegne, con il bel gesto di Mas che sul podio non indossa per rispetto la maglia rossa di leader.
Il Giro, le critiche e la reazione—
Le difficoltà non sono mancate negli ultimi anni. Soprattutto nel 2025, quando è stato costretto a saltare la Vuelta e terminare anzitempo la stagione a causa di una tromboflebite alla gamba sinistra e la successiva operazione. Già in precedenza non aveva corso un Tour de France particolarmente esaltante, chiuso con un ritiro alla diciottesima tappa con arrivo a Courchevel. Lo stop è stato lungo, ma gli ha permesso di ripresentarsi in buona condizione nel 2026. Il programma? Niente Tour, ma Giro d’Italia e Vuelta. Mas si è presentato alla Corsa Rosa da capitano della Movistar, senza però ottenere risultati. Il 32° posto finale ha deluso tutti, in primis il general manager Eusebio Unzué che non ha mancato di sottolineare il fallimento: “Come leader della squadra, purtroppo, è stato ben lontano dal livello che ci aspettavamo”. Non si è dato per vinto, ha continuato a lavorare ed è stato protagonista alla Vuelta a Burgos ad inizio agosto con buoni piazzamenti di tappa e il settimo posto nella generale. Poi la Vuelta, il vero turning point.
Nel segno di Contador—
Fin da ragazzino, quando aveva 18 anni, Enric Mas è cresciuto sotto l’ala protettrice di un altro grande ciclista spagnolo. Nel 2013 entrò a far parte della “Fundación Alberto Contador” e la lasciò dopo tre stagioni per iniziare il percorso con la squadra continental belga Klein-Constantia. “Mi dicevano che in bici gli somigliavo molto” ha detto negli anni l’attuale maglia rossa della Vuelta. Il legame con il plurivincitore di grandi giri non si è mai spezzato, tanto che nel 2018 quest’ultimo in un’intervista disse ironicamente: “La soluzione migliore sarebbe che la Fondazione si assicurasse i finanziamenti necessari per schierare una squadra World Tour con Enric Mas come leader”. Non sarà leader della sua squadra, ma oggi sta rendendo orgoglioso anche lui e dopo 12 anni può raccogliere la sua eredità come ultimo vincitore spagnolo della Vuelta. Dopo i secondi posti, dopo le sconfitte, dopo le critiche. Un’ultima settimana. Un poquito Mas.
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