Che cosa resta di un volto quando l’immagine che dovrebbe rappresentarlo viene continuamente ritagliata, alterata, nascosta? È una delle domande che attraversano la pittura di Issy Wood, artista britannica nata in North Carolina nel 1993, cui la National Portrait Gallery di Londra dedica «Issy Wood: Self-Portraits», dal 9 ottobre al 28 febbraio 2027.

Per Wood l’autoritratto non coincide con la semplice rappresentazione di sé. Nei dipinti iniziati nel 2020, il volto appare e scompare, compresso entro inquadrature ravvicinate, deformato, schermato da superfici e dettagli. La pittura diventa così una sorta di fotografia alternativa: non registra un’identità, ma ne costruisce una versione instabile, sospesa tra presenza e occultamento.

In questa sede saranno riunite dodici opere, sette delle quali mai presentate prima al pubblico. Tra queste «Self portrait 2» (2021), appartenente alla collezione dell’istituzione, sarà esposta insieme a undici dipinti provenienti dalla raccolta personale dell’artista. È la prima volta che viene riunito in un’unica occasione un nucleo così ampio di suoi autoritratti. Nella pratica di Wood, il genere diventa un territorio poroso, dove confluiscono immagini private, social media, pubblicità, cataloghi d’asta e cultura popolare. Intimità, desiderio, consumo e identità si sovrappongono in dipinti difficili da ricondurre a una sola categoria.

«In quanto tempio della ritrattistica, la National Portrait Gallery è nella posizione ideale per fungere da sede e piattaforma per una sperimentazione continua, mentre ci impegniamo a ispirare le generazioni future mettendo in luce il lavoro di artisti pionieristici», sostiene la curatrice della Galleria, Flavia Frigeri.

La mostra segna anche l’esordio di «Artist Focus», il nuovo programma dell’istituzione dedicato alla ricerca contemporanea: tre volte l’anno la Weston Wing ospiterà una presentazione monografica, a ingresso gratuito, dedicata ad artisti che stanno ridefinendo possibilità e significati del ritratto. Nata nel 1856 come primo museo al mondo dedicato al ritratto, la National Portrait Gallery porta dunque dentro la propria storia una domanda contemporanea: non soltanto come rappresentiamo una persona, ma che cosa significa oggi costruire, modificare o persino sottrarre un’immagine di sé.