di
Chiara Maffioletti
Presentato il lavoro sul tycoon. Il regista Gibney: «Personaggio pericoloso. In pochi hanno accettato di farsi intervistare e per una ragione: per paura»
«Mi hanno offerto 40 milioni di dollari per farmi tacere. Ma in questo modo mi sono resa conto del potere che aveva quello che avevo da dire». Se fosse stato un tweet, avrebbe ricevuto una valanga di cuoricini. Oppure, forse con più probabilità, sarebbe stato oscurato. Ma Ashley St. Clair, influencer americana individuata e scelta da Elon Musk proprio attraverso il suo social, X, come degna madre di uno dei suoi tanti figli, ha pronunciato queste parole alla Mostra del Cinema, al fianco di Alex Gibney, regista di «Musk».
Il monumentale documentario — dura quattro ore — presentato Fuori concorso a Venezia, vede anche lei tra i pochi volti intrepidi che hanno scelto di parlare alle telecamere di una figura tanto potente quanto inquietante come Elon Musk.
Perché abbia scelto di farlo, lei che non troppi anni fa pareva aver aderito al folle pensiero del magnate, non solo facendoci un figlio ma anche promuovendo idee politiche ultra conservatrici, lo ha spiegato con la stessa franchezza: «Volevo dare un esempio ai miei figli: mostrare che non bisogna mai sentirsi a disagio quando si dice verità».
Una conversione che ha spinto St. Clair a rivedere anche le sue posizioni Maga, considerando fino a che punto si è spinto il padre di suo figlio nel sostenere i governi di destra o ultra destra, da Trump al resto del mondo: «Provo una sorta di rimorso e rimpianto — ha commentato —. Anch’io ho avuto un ruolo in quel genere di politica, in quel filone. Non ne ero a conoscenza, ma non è una scusa. Spero che in questo documentario possa un po’ redimermi».
In quattro ore, la figura di Musk viene raccontata attingendo dall’immaginario che lui stesso a contribuito a costruire, secondo il quale la realtà non sarebbe altro che una simulazione e la vita una sorta di videogioco. E così, con un po’ di ironia, il tycoon che ama definirsi «solo un ingegnere», dopo aver rifiutato di farsi intervistare nel docufilm diventa un avatar creato con l’intelligenza artificiale, che pronuncia concetti da lui stesso espressi in questi anni.
«Lavorando a questo progetto ho scoperto che è molto difficile trovare persone disposte a parlare di lui. Sia che lo ammirino o che lo critichino, in pochi hanno accettato di farsi intervistare e per una ragione: per paura», ha chiarito Gibney.
Nel doc tutto parte da una domanda: come è possibile che Musk sia diventato l’uomo più ricco del pianeta e come è possibile che ognuno di noi lo abbia permesso. «Il mio era un tentativo di mettere in guardia il pubblico rispetto al potere che lasciamo a questi oligarchi del tech», ha proseguito il regista e produttore premio Oscar.
Gibney traccia il ritratto di una figura problematica, a tratti grottesca, da qualsiasi prospettiva si guardi. Il padre di Musk, ad esempio, racconta di quando l’imprenditore era solo un bambino e avrebbe assistito alla morte di un amico di famiglia, avvenuta proprio al suo fianco, senza che lui però nemmeno alzasse gli occhi dal fumetto che stava leggendo. La prima moglie, Justine Wilson, descrive invece un uomo freddo, narcisista e manipolatore.
Geniale secondo una certa narrativa, tanto che — si vede — anni fa anche Obama aveva creduto in lui. Un truffatore secondo il documentario che mostra chiaramente il rapporto complicato con la realtà di Musk, tipo nel divulgare i successi delle sue auto a guida autonoma, vendute come capaci di performance ben lontane dalla verità. Una finzione che ha causato molte morti e diversi processi, che l’imprenditore ha quasi sempre cercato di silenziare.
Tra le tante teorie di Musk, c’è quella che ci vedrebbe sull’orlo di una guerra civile, motivo per cui con diverse madri sta costruendo la sua «legione» di figli. La domanda che viene fatta a St. Clair è: ci crede davvero? «Il suo è un piano concreto. Mi aveva spiegato che voleva avere una legione di bambini prima dello scoppio della guerra civile». In questo senso, ha aggiunto il regista, «quello che sta facendo sulla sua piattaforma non deve essere ignorato: sta creando una situazione molto complessa, delle divisioni che possono avere effetti catastrofici se non giocherà il proprio ruolo ognuno di noi».
Una persona «dall’infanzia traumatica, partito con nobili cause, come investire sulle auto ibride o le missioni spaziali, che ha corrotto». La sintesi, dopo anni di studio, per Gibney è una: «Musk è un personaggio estremamente pericoloso».
8 settembre 2026 ( modifica il 8 settembre 2026 | 17:47)
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