
di Alessio Ribaudo
La vittima, un tunisino senza documenti, aveva 25 anni. La donna della stessa nazionalità è incensurata e, ora, sarebbe accusata di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Polizia e procura di Palermo stanno ricostruendo il suo ruolo nel viaggio
Era nascosto nel bagagliaio di un’Audi A4, senza documenti e ormai senza vita, quando il traghetto partito da Tunisi è arrivato a Palermo. Il ragazzo, un tunisino, di appena 25 anni, non ce l’ha fatta. Alla guida della vettura c’era una giovane connazionale incensurata che è stata fermata, interrogata alla presenza del pm Claudio Camilleri e, poi, trasferita nel carcere «Pagliarelli». Al momento l’accusa contestata sarebbe quella di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma è soltanto il primo tassello di un’inchiesta che deve ancora chiarire quasi tutto: come sia morto il giovane, quanto tempo abbia trascorso chiuso in quel bagagliaio e soprattutto quale sia stato il ruolo della donna, anche nelle ultime ore di vita del venticinquenne.
La ricostruzione
Secondo la ricostruzione dell’accusa, quindi, la donna avrebbe saputo che il giovane viaggiava nascosto nel bagagliaio della sua auto. Sarebbe stata lei, durante la navigazione, ad accorgersi che il venticinquenne non dava più segni di vita e ad avvertire immediatamente il personale del traghetto. A quel punto è stata contattata la polizia marittima, che ha atteso l’arrivo della nave al porto di Palermo, dove è intervenuto anche il medico legale per una prima ispezione del corpo. La procura ha disposto l’autopsia, che sarà eseguita all’Istituto di medicina legale del Policlinico e dovrà stabilire con precisione le cause e il momento della morte.
I nodi
La donna, incensurata, è stata interrogata negli uffici della polizia marittima. Le sue dichiarazioni sono ora al vaglio degli investigatori, mentre la procura ha affidato gli accertamenti alla sezione Immigrazione della squadra mobile. Uno dei punti da chiarire è quale rapporto esistesse tra i due: se la donna abbia cercato di aiutare un amico o un conoscente a entrare clandestinamente in Italia oppure se dietro il viaggio vi fosse qualcosa di più, fino all’ipotesi di un’attività organizzata per favorire l’ingresso irregolare di migranti.
Gli accertamenti
Accertamenti sono in corso anche sul cellulare trovato tra i pochi effetti personali che il giovane aveva con sé e che è stato sequestrato. Dall’analisi del telefono gli investigatori cercheranno di ricostruire contatti, messaggi e preparativi del viaggio. Solo l’autopsia potrà invece stabilire che cosa sia accaduto esattamente al venticinquenne nelle ore trascorse chiuso nel bagagliaio e quale sia stata la causa della morte.
8 settembre 2026 ( modifica il 8 settembre 2026 | 19:07)
© RIPRODUZIONE RISERVATA