La pausa sigaretta con i colleghi, il gruppo fuori dal locale, il pretesto per attaccare discorso con qualcuno. Per decenni il fumo ha avuto anche una dimensione sociale, tanto che l’espressione “fumatore sociale” è entrata nel linguaggio comune. Una grande analisi europea presentata all’European Respiratory Society Congress 2026 di Barcellona mette però in discussione questa rappresentazione. I ricercatori, guidati da Keir Philip dell’Imperial College London, hanno analizzato i dati di oltre 50.000 persone di 15 Paesi europei partecipanti al Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe (SHARE). I fumatori risultavano mediamente più soli dei non fumatori e, nel corso dei due anni successivi, mostravano anche un incremento maggiore della solitudine. Non basta per dire che sia la sigaretta a provocarla, ma il risultato indebolisce l’idea che fumare sia, nel lungo periodo, un comportamento capace di favorire la socialità.
Più di 50mila persone seguite nel tempo
L’età media dei partecipanti era di 67 anni; all’inizio dello studio il 22% fumava e quasi la metà, il 48,5%, conviveva con più di due patologie croniche. La solitudine è stata valutata attraverso una scala basata su tre esperienze molto concrete: sentirsi privi di compagnia, sentirsi esclusi e sentirsi isolati dagli altri.
I ricercatori hanno quindi confrontato fumatori e non fumatori e ripetuto la valutazione due anni dopo. L’associazione è rimasta anche tenendo conto di variabili demografiche potenzialmente in grado di influenzare il risultato e ha mostrato soltanto lievi differenze tra le diverse regioni europee. Il punto più interessante non è quindi soltanto che i fumatori fossero inizialmente più soli: la percezione della solitudine tendeva anche a crescere maggiormente nel tempo. Il risultato amplia su scala europea quanto osservato in precedenza in Inghilterra su 8.780 adulti con almeno 50 anni, seguiti fino a 12 anni: anche in quella coorte il fumo era associato a minori contatti sociali, maggiore disimpegno dalla vita comunitaria e, in alcune rilevazioni, maggiore solitudine.
Come potrebbe il fumo interferire nella vita sociale
Non esiste una sola spiegazione. Gli stessi ricercatori indicano diverse possibilità che dovranno essere approfondite. Una riguarda le conseguenze fisiche del tabacco: con il passare degli anni, malattie e limitazioni della mobilità legate al fumo potrebbero rendere più difficile uscire, partecipare ad attività e mantenere relazioni sociali. C’è poi il cambiamento delle norme collettive. Divieti nei luoghi pubblici, case senza fumo e minore accettazione sociale della sigaretta possono spostare progressivamente il fumatore fuori dagli spazi in cui avvengono molte interazioni.
Ma il rapporto può funzionare anche nella direzione opposta. Chi è solo può ricorrere alla sigaretta come forma di compensazione o gestione delle emozioni. Una recente revisione sistematica del 2026 ha infatti trovato che solitudine e isolamento sociale sono associati a maggiori probabilità di utilizzare prodotti contenenti nicotina. Fumo e solitudine potrebbero quindi alimentarsi reciprocamente, attraverso meccanismi psicologici, sociali e fisici che non sono ancora completamente chiariti.
Un’associazione, non la prova di rapporti causa-effetto
Il dato va letto senza trasformarlo in uno slogan. La ricerca presentata a Barcellona è un’analisi osservazionale: anche seguendo le persone nel tempo e correggendo statisticamente per diversi fattori, non permette di concludere che accendere una sigaretta renda direttamente una persona più sola. Personalità, salute mentale, condizioni economiche, malattie, reti familiari e abitudini individuali possono intrecciarsi sia con il fumo sia con la solitudine. Inoltre la popolazione studiata aveva un’età media elevata, per cui i risultati non possono essere automaticamente trasferiti ai giovani che fumano soprattutto in occasioni sociali.
Resta però un’indicazione interessante per la salute pubblica. A sottolineare questo aspetto è Des Cox, Clinical Professor all’University College Dublin e membro dell’Advocacy Council dell’European Respiratory Society. Commentando i risultati, Cox ha richiamato l’attenzione sulle possibili conseguenze psicosociali del fumo, osservando che questi dati non devono diventare un motivo per stigmatizzare ulteriormente chi fuma. Il messaggio, piuttosto, è rafforzare il sostegno alle persone che vogliono smettere, considerando anche la dimensione sociale e psicologica della dipendenza.
Il tabacco viene raccontato soprattutto attraverso tumori, infarto, ictus e malattie respiratorie; questi dati suggeriscono che potrebbe esistere anche una dimensione psicosociale del danno da considerare. La vecchia immagine della sigaretta che avvicina le persone, insomma, potrebbe descrivere bene alcuni minuti davanti a un locale. Molto meno ciò che accade nel corso degli anni.

Bibliografia essenziale
- Philip K.E.J. et al., studio europeo su fumo e solitudine, presentato all’European Respiratory Society Congress 2026, Barcellona, 7 settembre 2026.
- Philip K.E.J. et al., Relationship of smoking with current and future social isolation and loneliness: 12-year follow-up of older adults in England, The Lancet Regional Health – Europe, 2022;14:100302.
- Pascoe R. et al., The Effects of Social Isolation, Loneliness, and Nicotine Product Use: A Systematic Review and Meta-Analysis Evidence Update, medRxiv, preprint, 2026.



