Era il 24 ottobre del 1975 quando in Islanda 25.000 donne decisero di scioperare, dando vita al “kvennafri” o “giorno libero femminile”. Una giornata storica, in cui le donne dell’intero Paese abbandonarono per 24 ore il proprio lavoro: nelle fabbriche, negli uffici, nelle proprie case. Tutte ferme, in segno di protesta.
Il loro obiettivo era semplice, ma potentissimo: dimostrare quanto il lavoro femminile fosse essenziale per il funzionamento di una intera società e quanto fosse poco riconosciuto. Quella giornata sarebbe diventata uno dei momenti simbolo della lunga battaglia islandese per la parità di genere.
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Da allora, le donne islandesi hanno ripetuto la protesta altre sei volte: nel 1985, 2005, 2010, 2016, 2018 e 2023 e oggi questa straordinaria storia di disobbedienza civile arriva al cinema col docufilm dal titolo “Un giorno senza donne“, diretto da Pamela Hogan.
La giornata libera delle donne
Il 24 ottobre 1975 le donne islandesi smisero dunque di lavorare, cucinare e occuparsi dei figli. Scuole chiuse, uffici svuotati e padri “costretti” a portare i bambini al lavoro: bastò un giorno per mostrare a un’intera nazione quanto il lavoro femminile fosse indispensabile.
Immaginate un Paese in cui, all’improvviso, nove donne su dieci decidono di fermarsi. È esattamente quello che accadde in Islanda quel giorno, in una data entrata nella storia come il Women’s Day Off, la “Giornata libera delle donne”.
Quel giorno le islandesi mostrarono che cosa sarebbe successo se il lavoro delle donne, retribuito e non retribuito, fosse improvvisamente scomparso. E il Paese, di fatto, si fermò. Secondo le stime degli organizzatori, partecipò circa il 90% delle donne islandesi. A Reykjavík, 25mila persone – oltre l’11% dell’intera popolazione nazionale di allora – si riunirono nel centro della città per una delle più grandi manifestazioni all’aperto della storia islandese.
Perché le donne scioperarono?
La protesta nacque durante l’Anno internazionale della donna proclamato dalle Nazioni Unite. In quei mesi, il movimento femminista islandese aveva iniziato a discutere apertamente delle profonde disuguaglianze che attraversavano il Paese. Le donne guadagnavano meno degli uomini anche svolgendo mansioni analoghe. Il lavoro domestico e quello di cura continuavano a essere considerati quasi invisibili e la presenza femminile nei luoghi in cui si prendevano decisioni politiche o salariali era minima.

@Johannes Jansson/Wikimedia Commons
Nel 1975, per esempio, solo tre donne sedevano nel Parlamento islandese, appena il 5% dei deputati. A livello locale la percentuale era ancora più bassa. Fu così che cominciò a circolare una proposta inizialmente considerata quasi impossibile: uno sciopero nazionale delle donne.
Le organizzatrici discussero a lungo su come chiamare la protesta. Alcune volevano parlare apertamente di “sciopero delle donne”, mentre altre temevano che il termine potesse scoraggiare le partecipanti o incontrare l’opposizione dei datori di lavoro. Alla fine, fu scelta la formula più morbida di “Women’s Day Off”, giornata libera delle donne con un messaggio ben chiaro: be il lavoro delle donne non viene riconosciuto, allora proviamo a vedere cosa succede quando quel lavoro scompare.
La risposta superò ogni aspettativa e la mobilitazione mostrò così che il lavoro femminile non era un elemento marginale della società, ma uno dei suoi pilastri.
Nel 1976, appena un anno dopo, l’Islanda approvò la sua prima legge sull’uguaglianza di genere, istituendo anche un Consiglio incaricato di promuovere pari diritti e opportunità tra uomini e donne. Negli anni successivi aumentò progressivamente anche la presenza delle donne nella politica. Nel 1980 Vigdís Finnbogadóttir venne eletta presidente dell’Islanda, diventando la prima donna al mondo eletta democraticamente alla presidenza di una Repubblica. Nello stesso anno il congedo di maternità retribuito venne esteso a tutte le lavoratrici.
Il film
Quella giornata straordinaria arriva ora nei cinema italiani con “Un giorno senza donne” (The Day Iceland Stood Still), il documentario diretto da Pamela Hogan, nelle sale dal 10 settembre 2026 con Trent Film.
In 70 minuti, il film ricostruisce lo storico sciopero attraverso interviste alle protagoniste, materiali d’archivio e sequenze animate, restituendo il clima, l’ironia e la forza collettiva di una mobilitazione capace di mostrare quanto il lavoro femminile, retribuito e domestico, fosse essenziale al funzionamento della società.
Più che una semplice ricostruzione storica, Un giorno senza donne è un racconto corale sulla capacità delle donne di trasformare una rivendicazione in un gesto concreto e potentissimo. A chiudere il film c’è anche Björk, che firma il brano dei titoli di coda.
A distanza di oltre cinquant’anni, Un giorno senza donne non è soltanto un documentario storico. La questione del lavoro di cura continua, infatti, a essere centrale nel dibattito sulla parità. Gran parte delle attività domestiche e familiari resta ancora oggi svolta soprattutto dalle donne in molte parti del mondo, con conseguenze sull’occupazione, sui redditi, sulle pensioni e sulla possibilità di accedere ai ruoli di maggiore responsabilità.
Ecco perché quelle immagini del 1975 riescono ancora a parlarci e, ahinoi, non raccontano un mondo lontano in cui le donne chiedevano qualcosa che oggi abbiamo definitivamente ottenuto.
Dove vedere Un giorno senza donne
Essendo un film documentario distribuito da un circuito indipendente come Trent Film, la programmazione si concentra principalmente nei cinema d’essai, sale della comunità e cinema storici delle varie città, spesso con proiezioni evento o in lingua originale con sottotitoli.
Tra le sale già confermate ci sono:
- Roma – Cinema delle Provincie, Viale delle Provincie 41: 10 settembre ore 18:30, 11 settembre ore 16:00, 12 settembre ore 18:30, poi 16 settembre ore 16:00 e 17 settembre ore 18:30, in versione originale
- Roma – Cinema Farnese: il film è già inserito nella programmazione/eventi del cinema, anche se al momento della verifica la pagina non mostrava chiaramente tutti gli orari
- Bologna – Cinema Teatro Galliera: 10 settembre alle 21:00, con Erika Capasso ospite in sala, e 15 settembre alle 19:30
- Bergamo – Cinema Conca Verde: 10 settembre alle 21:00, 11 settembre alle 19:00 e 16 settembre alle 19:00; il film è proposto in inglese con sottotitoli italiani
- Santeramo in Colle (Bari) – Pixel Cinema: proiezioni annunciate per 14 e 15 settembre.