di
Angiola Petronio
Verona, il video girato dalle telecamere indossate dai carabinieri il 14 ottobre 2025 a Castel D’Azzano durante il blitz nella cascina dei fratelli Ramponi. La misurazione del gas passo passo e poi l’esplosione
Ci sono le voci di tutti. Vittime e colpevole. Ci sono i corpi che si muovono, tre dei quali poi verranno estratti esanimi. C’è la furia di chi pensa di essere nel giusto. Ma non lo è. C’è la competenza, quella di chi fa parte di corpi scelti. C’è un teatro che sembra di guerra. Ma è la campagna della provincia di Verona. Castel d’Azzano, le due di notte del 14 ottobre scorso. E quello che è successo in quella che è passata alle cronache come la «strage dei carabinieri» è raccontato in un video. Le immagini consegnate dalle body cam di chi, nella casa dei fratelli Ramponi, è intervenuto.
L’operazione per lo sfratto
Abitavano lì da quando erano bambini Maria Luisa, Franco e Dino Ramponi. E quel casolare diroccato in cui vivevano senza luce nè acqua allevando mucche gli era stato pignorato da tempo, per una serie di debiti. Doveva essere una perquisizione che poi avrebbe portato allo sfratto, quell’intervento delle forze dell’ordine. Programmato proprio perché i tre fratelli avevano minacciato da tempo di far saltare in aria sia la struttura che chi si fosse avvicinato.
L’irruzione
Sono intervenuti carabinieri delle Sos, le squadre operative di supporto, quelli dell’Api (le Aliquote di pronto intervento, cioè l’antiterrorismo) e quattro agenti delle Uopi, le unità operative di primo intervento della polizia, tutti in tenuta antisommossa e antiesplosivo. Con loro i vigili del fuoco. E in quel video si sente un militare dell’Arma che, entrato nell’abitazione con dietro i colleghi, avvisa che il gas è stato aperto. Dice ai colleghi di aprire le finestre. Si sentono le urla di Maria Luisa, rimasta sola nella casa, che grida «Vi faccio saltare tutti». E i carabinieri che comunque avanzano. Viene controllata la concentrazione di gas. «Sostanza più alta, dai ragazzi. Possiamo andare», dice il militare.
L’esplosione
E poi quello che è stato l’innesco della strage. «Bomba! Vai dentro. Attento che ha l’accendino, vai dentro». Quello con cui ha innescato le bombole che poi hanno fatto scaturire l’esplosione in cui hanno perso la vita il luogotenente con carica speciale Marco Piffari, 56 anni, il carabiniere scelto Davide Bernardello, 36, e il brigadiere capo Valerio Daprà, 56. Una ventina tra militari dell’Arma, poliziotti e vigli del fuoco feriti. Maria Luisa Ramponi finita in terapia intensiva. Salva. Per lei e i suoi due fratelli il 17 settembre l’udienza preliminare in tribunale a Verona. Per loro le accuse «in concorso morale e materiale» sono strage, detenzione di esplosivi e minacce a pubblico ufficiale.
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8 settembre 2026
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