di
Andrea Rinaldi
E in Germania compra la minoranza della fintech Vc Trade, specializzata in transazioni obbligazionarie
Dopo più di un anno Unicredit ha ottenuto dalla Banca Centrale Europea il semaforo verde all’applicazione della metodologia del Danish Compromise nel calcolo dei coefficienti patrimoniali consolidati del gruppo
bancario. A partire dalla rendicontazione del terzo trimestre di quest’anno, le partecipazioni assicurative potranno essere trattate mediante ponderazione per il rischio anziché essere dedotte dal capitale consumandolo. Tradotto: è un risparmio nell’uso di capitale quando un istituto di credito compra una compagnia assicurativa o ne ha una partecipazione di controllo consolidata poiché evita assorbimenti patrimoniali doppi. «L’autorizzazione rafforza la posizione patrimoniale di Unicredit, generando un beneficio stimato di circa 52 punti base sul coefficiente Cet 1 (l’indicatore di solidità patrimoniale) – spiega una nota – sulla base della situazione al secondo trimestre del 2026. Conferma inoltre l’impegno del gruppo a ottenere l’approvazione entro la fine di settembre e contribuisce a rafforzare ulteriormente il rigoroso approccio nell’allocazione del capitale». Cinquantadue punti su 329 miliardi di attività ponderate per il rischio corrispondono circa a 1,6 miliardi di capitale primario liberati, poiché non più assorbiti dalle assicurazioni Vita.
Così le polizze di Unicredit tra Vita e Danni
La banca guidata da Andrea Orcel aveva infatti internalizzato il business acquisendo il pieno controllo delle joint venture con Cnp Assurances (Unicredit Life Insurance) e Allianz (Unicredit Vita Assicurazione) e aveva affidato ad Alessandro Santoliquido l’obiettivo di integrarle in una unica entità nominata Unicredit Life Insurance, obiettivo che dovrebbe concretizzarsi a novembre. Al 30 giugno il ramo Vita della banca milanese contava 6 miliardi di euro di premi (+34% anno su anno) e riserve per 49 miliardi, con una quota di mercato nel segmento unit-linked sopra al 40%. Quanto al Danni, invece, Unicredit mantiene una partnership con Allianz per l’Italia, in scadenza a dicembre 2027; accordi simili valgono per la Germania (dove sono distribuiti anche prodotti Vita) e l’Est Europa, dove con Generali distribuisce polizze Credit protection insurance (Cpi), abbinate a un finanziamento o a un mutuo; in Austria invece l’accordo di distribuzione per tutte e tre i tipi di polizze è con Ergo.
Accordare il Danish Compromise a Unicredit le darebbe un vantaggio che teoricamente le consentirebbe di rituffarsi nel risiko bancario perché potrebbe godere del minor assorbimento patrimoniale nel caso un domani decidesse di rilevare una banca che al suo interno possiede una compagnia assicurativa, come Banco Bpm, o di portare il suo 8,8% di Generali a una quota di controllo.
Innovazione
Ieri l’istituto di Piazza Gae Aulenti ha acquisito una partecipazione di minoranza (con l’opzione di incrementarla) in Vc Trade, fintech tedesca con sede a Francoforte che gestisce uno dei principali marketplace digitali europei per le transazioni obbligazionarie. La società collega già un’ampia rete di banche, emittenti e investitori istituzionali in tutta Europa ed è il più grande mercato di scambio per volume e numero di transazioni intermediate nel mercato tedesco degli Schuldschein, uno strumento finanziario ibrido tra il prestito e l’obbligazione regolato dalla legge tedesca. L’operazione segue i recenti investimenti di Unicredit nell’innovazione digitale in ambito finanziario, tra cui l’acquisizione di una partecipazione del 16% in BlockInvest, società tecnologica specializzata in finanziamenti basati su blockchain; il lancio di DealSync, la piattaforma proprietaria di matching per fusioni e acquisizioni per le pmi basata sull’intelligenza artificiale; e l’emissione del primo mini-bond tokenizzato in Italia.
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8 settembre 2026
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