Il 13 settembre al Parco del Ricordo di Poggio Renatico arriva Raf, un grande concerto organizzato da Comune e Pro Loco per il Poggio Arena Live (biglietti 10 euro). Lo abbiamo incontrato.
Raf, arriva di nuovo a Ferrara, dove è appena stato per Battiti Live… “È un periodo in cui mi capita spesso di essere qui, ed è strano perché fin da quando ho iniziato nell’84 non mi era mai successo. Ho avuto modo di conoscere meglio questa città, mi ha sorpreso per qualità della vita e tranquillità. Ho un po’ di amici lì ed è un modo per rivedersi”.
A proposito di amici, tra questi c’è il paroliere centese Saverio Grandi… “Sì, abbiamo collaborato. Ci sentivamo quando era a Los Angeles e io a Miami. È un grandissimo autore e artista: venivamo da lui degli spunti per alcuni brani, nel periodo tra il 2000 e il 2015. È stato un mio collaboratore molto importante”.
E il batterista centese Ricky Roma che ha conosciuto con Tozzi? “Un grande e siamo ottimi amici”.
Qual è lo spirito dell’Infinito Tour che arriverà a Poggio? “Ci sono le canzoni che hanno rappresentato pezzi di vita, che fanno tornare indietro con la memoria. I successi importanti da fine anni ‘80 fino al 2000, la componente pop, di divertimento, di ritmo perché si può entrare nel profondo dei concetti, dei sentimenti, delle cose, ma, allo stesso tempo, essere anche un po’ ’pazzi, stupidi ragazzi’, per citare il titolo del mio ultimo singolo. Voglio che la gente si emozioni e si diverta”.
’Infinito’, che dà il nome al tour, compie 25 anni: com’è nato questo successo? “Le canzoni nascono sempre dettate dall’istinto, qualcosa che avviene dentro di te, difficile da spiegare perché irrazionale: si comincia a dare alcuni elementi ritmici a una melodia che non c’è ancora, e quasi mai il testo. Io ho scritto tante canzoni che parlano di amori, soprattutto infiniti, anche non autobiografiche, prese da storie che mi hanno colpito leggendo un libro o ascoltano i racconti di qualche amico. Infinito mi è venuta di getto. È la storia di una mia amica, che stava ancora vivendo un amore che in realtà non era finito davvero. C’era quella sensazione di sospensione, di qualcosa che sicuramente non avrebbe mai avuto una fine, nonostante gli anni, il tempo e anche le distanze”.
Quest’anno anche ’Gente di mare’ compie 30 anni… Poi i 40 anni di ’Self control’. “Tutte queste canzoni hanno segnato la mia vita e sono anche parte della vita di molte persone. Ho dei ricordi ancora molto presenti oggi, così vividi, rimasti indelebili nonostante il tempo. Quando fai musica, è tutto veloce e non ti rendi conto del tempo che passa finché qualcuno non te lo fa notare. Ma a me sembra ieri”.
Dopo tanti anni sul palco, che emozioni sente ancora? “Sono sempre molto forti, intense. Sono un inguaribile timido. Tantissimo da giovane. Oggi riesco a controllare meglio emozioni e timidezza. Quando il palco è tuo, quando stai cantando le tue canzoni, c’è un pubblico che è venuto lì ad ascoltarti, e questa consapevolezza ti fa sentire più sicuro, più a casa tua”.
Pensa che oggi con il politically correct, la sua canzone ‘Ti pretendo’ non sarebbe nata? “Oggi attirerebbe le critiche e la disapprovazione di molti. Questo fa capire quanto il mondo è cambiato. Allora si poteva scrivere ‘Ti pretendo’ senza che la gente pensasse a una istigazione magari al femminicidio, nonostante ci fossero. Questo, perché oggi, giustamente, la gente vuole e pretende che non avvengano più. Non si può più pensare che una donna sia proprietà di un uomo. Ma è pur vero che ’Ti pretendo’ è una canzone che volutamente non cita mai il sesso opposto: già nell’84, quando non si parlava ancora di diritti e di generi diversi, parlandone con Bigazzi, ho voluto lasciarlo in sospeso. Questo nessuno lo nota e si tira a conclusioni. Vorrei vivere in un mondo senza femminicidi, senza patriarcato e poter dire liberamente “ti pretendo” pensando solo a un gioco amoroso”.