di
Marco Cremonesi
Il ministro e le ipotesi sulla manovra. Mentre si attende confronto con i governatori
È vagamente militare il titolo scelto per la Cernobbio leghista alle Officine Farneto, location industrial-chic di Roma: «A tua difesa». Come se il partito scendesse in trincea. E in effetti, è cosi. Perché il menu della prima giornata include i provvedimenti di bandiera «che non possono non essere inseriti» in finanziaria e diversi altolà agli alleati. Ed è anche la vigilia del gran faccia a faccia: Matteo Salvini da una parte, i governatori nordisti dall’altra. Mentre i salviniani del giro stretto continuano a giurare: Massimiliano Romeo sarà sostituito in entrambi gli incarichi, capogruppo al Senato e segretario della Lega lombarda.
A dispetto dei numerosi ad delle massime aziende pubbliche presenti all’evento, la questione nordista rischia di rubare la scena. Luca Zaia e i governatori Fedriga, Fugatti e Fontana, incontreranno Matteo Salvini durante la pausa dei lavori. Sul tavolo, la richiesta di modifica dello Statuto che possa dare alla Lega una governance più collegiale. Anche se ieri sera, i salviniani si sono riuniti per una quarantina di minuti per preparare l’appuntamento: «Non si capisce che cosa vogliano».
L’attesa era massima per la pubblica sentenza di Giancarlo Giorgetti. Leghista sì, ma bocconiano: nessun cuor leggero sui conti. Claudio Durigon, sottosegretario e padre dell’evento, ha appena presentato la sua proposta per consentire la scelta di andare in pensione a 64 anni con un taglio relativamente modesto dell’assegno. Per i leghisti, sarebbe un segno di superamento della riforma Fornero atteso da un decennio.
E Giorgetti il suo responso l’ha dato: «La proposta ha senso perché nella Fornero c’è una distorsione, chi ha iniziato a lavorare prima del 96 viene trattato peggio di chi ha iniziato dopo, io questa cosa non la capisco. Anche costituzionalmente c’è qualche difetto, serve una sorta di equità tra tutti i lavoratori, questo è giusto e deve essere perseguito».
Come questo si depositerà in manovra è da vedere, ma a Durigon basta e avanza: «La portiamo a casa». Elsa Fornero parla di «qualche contraddizione» nella proposta: «Dice che la flessibilità i lavoratori se la devono pagare». Quindi, in pensione sì, ma con «una formula contributiva che è molto meno generosa». Giorgetti parla anche di una «tassazione agevolata, una sorta di flat tax» rivolta ai giovani per gli aumenti di stipendio. Ma si deve soprattutto «sposare con la disponibilità delle imprese».
E l’aumento della flat tax per le partite Iva da 85 a 100mila euro? «Passa per un limite piuttosto astruso e a mio giudizio ingiustificato dell’Europa con cui bisogna negoziare». Ma la giornata prevede anche gli «early warning» agli alleati. Il primo è del sottosegretario all’Interno Nicola Molteni. Per cominciare, ricorda quanto fatto nel 2018, «quando con Salvini all’Interno sono ripartite le politiche di difesa delle frontiere e di contrasto all’illegalità». Lega, non altri. Per poi annunciare sei proposte. Tra cui: da sette a 10mila i militari impegnati sulle strade. Messaggio arrivato da tempo al ministro Crosetto (FdI).
Poi tocca a Claudio Borghi, che pone la questione della tassazione delle banche, avversatissima da FI, in modo brutale: «Le scelte sono: prendo i soldi dai pensionati, dai cittadini o similari, oppure chiedo un piccolo contributo alle banche? Un settore che quando le cose vanno male viene aiutato e quando le cose vanno bene fanno enormi utili». Di più: «Se non le paga qualcuno quelle tasse, le pagano i cittadini e i pensionati». Non fosse chiaro, arriva una nota: «Cresce l’insofferenza verso i continui `no´ di alcuni alleati di governo, che rischiano di rallentare riforme e misure attese da famiglie e imprese». In particolare, viene giudicata incomprensibile la contrarietà di FI al contributo delle banche.
8 settembre 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA