Quel numero che dovrebbe farci riflettere

Di fronte alla parola “tumore”, la reazione istintiva è spesso la stessa: “Se deve capitare, capita”. È una convinzione comprensibile, ma l’evidenza scientifica restituisce un quadro più articolato. Una nuova analisi globale dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), diffusa nel febbraio 2026, indica che il 37% dei nuovi casi oncologici diagnosticati nel 2022 nel mondo — circa 7,1 milioni — è riconducibile a cause prevenibili. Siamo, in sostanza, a ridosso della soglia di “4 tumori su 10”.

Ciò non significa che quattro persone su dieci avrebbero sicuramente evitato la malattia compiendo una specifica scelta, né che chi si ammala abbia “sbagliato” qualcosa. Il cancro è il risultato di un intreccio complesso di età, patrimonio genetico, casualità biologica, ambiente ed esposizioni. Quel 37%, però, contiene un messaggio concreto: una porzione del rischio è modificabile. È qui che la prevenzione smette di essere un’astrazione e diventa pratica quotidiana.

Il nemico principale resta il fumo

Tra le abitudini su cui la scienza è più netta spicca il tabacco. Nella valutazione OMS-IARC, il fumo rappresenta il primo fattore di rischio prevenibile, associato al 15% di tutti i nuovi tumori nel 2022. Non è un problema circoscritto al polmone: il tabacco è implicato in molte neoplasie e coinvolge diversi organi. Smettere non serve solo a “respirare meglio”: è una delle decisioni più incisive per ridurre nel tempo il proprio rischio oncologico. Va ricordato anche il danno da fumo passivo. La prevenzione, talvolta, inizia da un gesto semplice: non accendere quella sigaretta.

Alcol: meno è meglio

Un fattore spesso sottovalutato è l’alcol. Nell’analisi globale, il consumo di bevande alcoliche è stato associato al 3% dei nuovi casi nel 2022. Non riguarda unicamente chi beve molto: l’OMS sottolinea che l’alcol aumenta il rischio di diversi tumori — bocca, faringe, laringe, esofago, fegato, colon-retto, mammella — con un effetto dose-dipendente. Anche il “bicchiere per rilassarsi” va dunque riconsiderato: dal punto di vista oncologico, non bere elimina il rischio attribuibile all’alcol; ridurre i consumi è comunque un passo nella direzione giusta.

Il peso non è solo estetica

Sovrappeso e obesità non sono questioni di aspetto, ma di salute. L’eccesso ponderale è legato a un aumento del rischio per vari tumori e, secondo l’IARC, è tra i principali fattori modificabili a livello globale. Parlare di peso significa parlare di salute metabolica, alimentazione, movimento e condizioni che vanno affrontate con l’aiuto di professionisti. Non servono diete estreme, né colpevolizzazioni: il percorso più realistico è fatto di scelte sostenibili — mangiare meglio, muoversi di più, ridurre la sedentarietà — e di costanza.

La tavola come alleato

Non esiste il “cibo anticancro” né la dieta perfetta. Esiste però un modello alimentare complessivo che attenua alcuni rischi. Tra le strategie indicate dall’OMS figurano un’alimentazione sana, con adeguato apporto di frutta e verdura, insieme al mantenimento di un peso salutare e all’attività fisica regolare. Tradotto nella pratica: limitare alimenti ricchi di sale, zuccheri e grassi poco salutari, e aumentare verdure, frutta, legumi, cereali integrali e cibi minimamente processati. Meglio procedere per piccoli passi: una porzione di verdura in più, un pasto con meno ultraprocessati, acqua al posto di una bibita zuccherata, più legumi durante la settimana. La prevenzione funziona quando le buone abitudini diventano normalità.

Muoversi conta più di quanto pensiamo

La sedentarietà è un fattore modificabile legato a molte patologie croniche e a vari tumori. L’OMS include l’attività fisica regolare tra le misure che possono ridurre il rischio. Non serve passare ore in palestra: camminare, fare le scale, preferire gli spostamenti a piedi quando possibile, ridurre il tempo seduti e allenarsi con regolarità sono scelte efficaci. La parola chiave è continuità: un’abitudine sostenibile per anni vale più di un programma perfetto seguito per due settimane.

Il sole non è sempre innocuo

La radiazione ultravioletta fa parte della nostra quotidianità, ma l’esposizione ai raggi UV è un fattore di rischio per i tumori della pelle. L’OMS raccomanda di evitare eccessi e di adottare misure di protezione adeguate. Non significa vivere all’ombra, ma evitare esposizioni intense e scottature, usare filtri e indumenti protettivi, e prestare attenzione alle lampade abbronzanti. Un’abbronzatura molto marcata può apparire sana: la pelle, però, non la interpreta allo stesso modo.

Anche alcune infezioni si possono prevenire

La soglia dei “4 tumori su 10” include una novità di rilievo: per la prima volta l’analisi OMS-IARC ha considerato anche nove infezioni cancerogene tra le cause prevenibili. Nel complesso, le infezioni sono state associate al 10% dei nuovi tumori nel 2022. Qui la prevenzione passa anche dalla medicina: basti pensare al papillomavirus umano (HPV) e ai virus dell’epatite B e C. Esistono vaccinazioni efficaci; l’immunizzazione contro HPV e contro l’epatite B rientra tra le misure preventive raccomandate dall’OMS. Prevenire un tumore non significa soltanto “vivere sano”: significa anche utilizzare gli strumenti della prevenzione medica.

C’è un appuntamento da non rimandare

Lo stile di vita conta, ma non basta. Prevenzione è anche intercettare precocemente ciò che potrebbe diventare un problema. In Italia il Servizio sanitario nazionale offre programmi organizzati e gratuiti di screening per tre tumori: mammella, collo dell’utero e colon-retto. Per la mammella, di norma, è prevista una mammografia biennale tra 50 e 69 anni (con differenze regionali e sperimentazioni di ampliamento delle fasce). Per la cervice uterina si utilizzano Pap test e test HPV secondo età e programmi regionali. Per il colon-retto, il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci è in genere biennale tra 50 e 69 anni, con alcune Regioni che estendono l’offerta fino a 74 anni. Non sono controlli “quando capita”: sono appuntamenti di prevenzione, e aderire all’invito può fare la differenza.

Prevenzione non significa vivere nella paura

L’altro rischio è l’equivoco opposto. Sapere che quasi quattro tumori su dieci sono associati a fattori prevenibili può far pensare che ogni diagnosi derivi da uno stile di vita scorretto. Non è così. “Il cancro non è una colpa.” Si può non aver mai fumato, mangiare bene, fare sport e ammalarsi comunque; viceversa, chi è esposto a fattori di rischio può non ammalarsi. Le statistiche descrivono popolazioni, non predicono il destino del singolo. Il senso del dato OMS-IARC è un altro: a livello collettivo esiste un enorme margine per ridurre i casi di tumore. Un compito che chiama in causa cittadini, medici, istituzioni e ambiente.

La prevenzione nasce dalle cose normali

La domanda utile non è: “Come faccio a non ammalarmi mai?”. Una garanzia del genere non esiste. La domanda giusta è: “Cosa posso fare oggi per spostare il rischio nella direzione giusta?”. Le risposte sono meno complicate di quanto sembri.

Non fumare.

Ridurre o evitare l’alcol.

Seguire un’alimentazione equilibrata.

Muoversi con regolarità.

Mantenere un peso salutare.

Proteggere la pelle dal sole.

Vaccinarsi quando indicato.

Limitare le esposizioni nocive.

Non saltare gli screening raccomandati.

Non serve la perfezione, serve la costanza

La prevenzione oncologica non è una gara né richiede una vita irreprensibile. Richiede soprattutto scelte ripetute nel tempo. Un giorno conta poco, una settimana qualcosa, un anno fa già la differenza; una vita di abitudini pesa ancora di più. Il dato del 37% ci ricorda che non possiamo controllare tutto, ma non siamo nemmeno in balia del caso. Contano la genetica, l’età, la biologia; ma contano anche la sigaretta che non accendiamo, i passi che inseriamo nella giornata, ciò che mettiamo nel piatto, l’alcol che scegliamo di ridurre, la pelle che proteggiamo, i vaccini che eseguiamo e quello screening che smettiamo di rimandare. La prevenzione non promette l’azzeramento del rischio; può però contribuire ad abbassarlo. Ed è una differenza che vale la pena non sottovalutare.