di
Viviana Mazza
Colagrande: dobbiamo innovarci più velocemente
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK – «La guerra in Ucraina sta cambiando la Nato», dice al
Corriere
il generale Aurelio Colagrande, vicecomandante Supremo Alleato per la trasformazione della Nato. Il Comando alleato per la trasformazione, basato a Norfok in Virginia, è uno dei due comandi strategici (accanto al Comando Alleato per le Operazioni) e mira ad assicurarsi che la Nato si adatti agli scenari futuri.
L’industria della difesa è in grado di adattarsi alle esigenze sempre nuove del campo del battaglia?
«Quello che stiamo imparando dalle crisi internazionali è che l’innovazione nel campo della difesa a cui eravamo abituati, ovvero sviluppare sistemi d’arma che impiegavano anni prima di poter essere usati sul terreno dal momento in cui venivano concepiti, è qualcosa che non ci possiamo più permettere. Dobbiamo velocizzare la capacità dell’Alleanza non soltanto di innovarsi e quindi di capire quali sono i trend e le evoluzioni sul campo, ma anche di trasformarli in sistemi d’arma che possono essere utilizzati. Anche perché stiamo vedendo in Ucraina che l’evoluzione non è più in termini di anni ma di mesi, se non addirittura a volte di settimane».
Quando parla di settimane si riferisce all’evoluzione dei droni?
«I droni sono il caso più evidente ma non l’unico, si parla anche delle modalità di comando e controllo e dell’implementazione dell’Intelligenza artificiale: tutte cose che stiamo imparando da quello che sta succedendo in Ucraina, che ci porta a dover essere più veloci nel trasformare le capacità operative dell’Alleanza. È qualche cosa che dobbiamo affinare, abbiamo già fatto molto, però non basta, dobbiamo coinvolgere in maniera più anticipata l’industria della difesa, in particolar modo europea».
L’industria europea è in difficoltà su questo?
«È una questione che riguarda un po’ tutta l’industria occidentale, che non era attrezzata per far fronte ai nuovi trend che arrivano dal campo di battaglia. Si pensava in passato che certi quantitativi di munizioni, per esempio, sarebbero bastati per lungo tempo; invece vediamo che l’utilizzo che si fa delle munizioni e dei sistemi d’arma è molto più accelerato che in passato, soprattutto nei conflitti ad alta intensità come quello russo-ucraino».
Il conflitto in Ucraina ha cambiato la Nato?
«Diciamo che la sta cambiando, ed è importante che impariamo, come stiamo facendo, tutto quello che succede sul fronte ucraino, non perché ci aspettiamo che il prossimo conflitto sia identico, ma ci dà la possibilità di prevedere trend futuri. In Polonia abbiamo un centro che ho visitato recentemente, «Joint Analysis Training & Education Center», dove operatori ucraini e della Nato lavorano insieme per analizzare e trasformare in attività le lezioni apprese quasi giornalmente sul campo di battaglia ucraino, in modo che la Nato rimanga al passo con i trend».
E le lezioni apprese dalla guerra in Iran?
«Che le minacce di tipo sofisticato possono venire da tanti attori diversi e su domini diversi: cyber, Intelligenza artificiale, spazio…».
Negli Usa si registra una carenza di missili intercettori dopo il conflitto in Iran. La Nato come affronta il problema della carenza delle forniture di intercettori prodotti negli Usa?
«Dobbiamo cambiare l’atteggiamento con l’industria, che deve diventare un partner strategico delle nazioni. Le forze armate non sono solo consumatori, ci vuole un partenariato, la capacità di essere più snelli e agili nell’approvvigionamento».
State cercando soluzioni, meno costose, per la difesa nella guerra coi droni?
«Il nostro approccio deve essere quello della difesa integrata e stratificata: abbiamo ancora bisogno degli intercettori sofisticati, quindi missili di tipo Patriot come pure di velivoli come F35 e Eurofighter, sono insostituibili; ma abbiamo anche bisogno di intercettori a basso costo prodotti in massa, che possano essere usati contro i droni a basso costo in quantità decisamente superiori al passato. Ora tante aziende europee e americane li stanno sviluppando».
Lavorate con l’Intelligenza artificiale? Come ne gestite le opportunità e i rischi?
«Credo che l’Intelligenza artificiale sia la tecnologia più dirompente che si sta impiegando ultimamente nei settori della difesa. È una realtà con cui fare i conti, vediamo grande potenzialità, noi intendiamo l’impiego dell’IA come imprescindibile per migliorare le capacità decisionali del comandante, non come un sostituto al suo giudizio ma come un elemento per prendere la migliore decisione nella maniera più efficace e soprattutto più veloce: chi riesce a capire meglio e più in fretta quello che succede nel campo di battaglia avrà la capacitò di soprafare l’avversario e di non essere sopraffatto. La stiamo usando nell’attivista di addestramento per capire quali sono le esigenze di un comandante che deve analizzare una serie infinita di dati in modo veloce».
«Ovviamente i dati devono essere credibili, c’è la disponibilità di dati di tante nazioni, e c’è il controllo umano: escludiamo l’impiego dell’intelligenza artificiale senza la supervisione dell’umano».
9 settembre 2026 ( modifica il 9 settembre 2026 | 07:21)
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