Abbiamo stimato, in collaborazione con StageUp, il valore economico potenziale del pilota della Mercedes, sulla base di quello che sta facendo (dentro e fuori dalla pista) e del benchmark con gli altri protagonisti della F1
Giornalista
9 settembre (modifica alle 13:09) – MILANO
Questo ragazzo con i riccioli al vento che si tuffa sulla folla di Monza, mangia la pasta dalla coppa, invita lo staff sulla pista dei kart, festeggia il compleanno nel parco acquatico, è un asset quotato a peso d’oro nel mercato dell’industria sportiva. Kimi Antonelli, 20 anni, bolognese, sta bruciando le tappe con la leggerezza dei predestinati. Alla seconda stagione in Formula 1 non solo è balzato al comando della classifica generale, con sette Gran Premi vinti, ma è anche diventato il volto più glamour del Mondiale. Per la gioia di Liberty Media che, dopo aver guidato la crescita globale del Circus, aspettava un talento della nuova generazione in grado di elettrizzare anche le platee meno avvezze al rombo dei motori. Chi meglio di un giovane italiano disponibile con tutti, che sorride sempre, corre veloce e non ha paura delle sfide impossibili?
stima—
Oggi, nei fatti, Antonelli vale 50 milioni di euro. Beninteso, non sono i soldi che incassa davvero, ma il valore potenziale che è già in grado di esprimere. La stima, realizzata dalla Gazzetta in collaborazione con StageUp, tiene conto da un lato delle performance sportive e del livello di interesse generato da Kimi, dall’altro del confronto con gli altri protagonisti della Formula 1. Le entrate di un pilota arrivano da due macro-voci: l’ingaggio del team e lo sfruttamento dei diritti d’immagine. A differenza di altri sportivi, l’autonomia è molto più limitata. Lo stesso Antonelli, mesi fa, raccontò di aver dedicato 42 giorni all’attività di marketing della Mercedes nel 2025. Gli obblighi nei confronti della scuderia d’appartenenza sono stringenti, così come i vincoli sulle categorie merceologiche, ed è per questo che i contratti tra team e piloti incorporano una parte rilevante delle sponsorizzazioni. I relativi stipendi, quindi, riflettono sia le capacità sportive sia l’appeal commerciale. L’eccezione è Hamilton, capace di generare 25 milioni di euro annui dagli sponsor personali, secondo Forbes. Gli altri non arrivano a quota 10: Verstappen 7, Norris 4. D’altro canto, gli stipendi hanno ormai raggiunto vette elevatissime. Max Verstappen ha appena rinnovato con Red Bull, fino al 2030, per 80-90 milioni di euro a stagione. La Ferrari paga 60 milioni a Hamilton e 30 a Leclerc. La McLaren, nel 2025, ha versato 50 milioni a Norris e 30 a Piastri, grazie soprattutto ai ricchi bonus legati al primo e al terzo posto nel Mondiale. Spiega Giovanni Palazzi, presidente di StageUp: “Esistono tre fasce di ingaggio in F1. La prima è quella dei giovani non ancora affermati, sotto i 10 milioni. La seconda è quella di piloti di alto livello come Leclerc, Norris, Piastri. La terza è quella dei più forti, che hanno vinto il Mondiale e hanno costruito un valore di mercato che sopravvive al singolo risultato: parliamo di Verstappen e Hamilton. Il passaggio fra le fasce non è graduale, è un salto. Antonelli, con il titolo 2026, si collocherebbe lì, appena sotto i primi due”. Aggiungendo l’attività mediatica e commerciale individuale — spot, eventi, eccetera — si arriva così a un valore potenziale di 50 milioni di euro.
contratti—
Ripetiamo: non è quello che effettivamente entra nelle tasche di Kimi. Nel 2025, secondo Forbes, la Mercedes gli ha riconosciuto 4 milioni di ingaggio base e 6 di bonus, mentre la società con sede a San Marino che gestisce la sua immagine ha fatturato 3 milioni. Quando sarà il momento di rinegoziare il contratto e di monetizzare l’esposizione mediatica, il pilota azzurro potrà far valere una crescita così repentina da superare qualsiasi previsione. “Antonelli ha 20 anni ed è arrivato in Formula 1 a 18, con la scuola superiore ancora da finire. Non è un dettaglio biografico: negli ultimi tempi il Circus ha ringiovanito il proprio pubblico, soprattutto nella componente under 25. Quella platea non cerca un modello lontano, cerca qualcuno che le somigli. Un campione ventenne che comunica con i codici della propria generazione funziona come moltiplicatore di identificazione, e l’identificazione è ciò che trasforma uno spettatore occasionale in un tifoso. Età, simpatia e made in Italy: una combinazione che le imprese cercano e raramente trovano, un veicolo di visibilità mondiale che porta con sé, senza forzature narrative, messaggi positivi”, chiosa Palazzi.
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