Un valore dell’emoglobina può essere considerato normale e trovarsi comunque in una fascia associata a una mortalità più elevata. È quanto emerge da un grande studio prospettico pubblicato su Annals of Internal Medicine, che ha seguito per oltre 13 anni centinaia di migliaia di adulti britannici. La mortalità più bassa è stata osservata nelle persone con un’emoglobina compresa tra 1 e 3 grammi per decilitro sopra le soglie utilizzate per definire l’anemia, mentre valori appena superiori a questi limiti, e quindi ancora considerati normali, erano associati a un rischio di morte maggiore.

Questo non significa che siano cambiate le soglie dell’anemia, né che si debba cercare di aumentare l’emoglobina quando gli esami risultano nella norma. Lo studio è osservazionale e gli stessi autori sottolineano che i risultati non devono essere utilizzati per stabilire nuovi valori diagnostici. Possono però suggerire di prestare maggiore attenzione ai valori che si trovano al limite inferiore della normalità.

Le soglie dell’anemia

L’emoglobina è la proteina contenuta nei globuli rossi che permette di trasportare l’ossigeno dai polmoni ai tessuti. La sua concentrazione viene misurata con un normale esame del sangue ed è uno dei principali parametri utilizzati per individuare l’anemia.

Nello studio i ricercatori hanno preso come riferimento le soglie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità considerate dagli autori: 13 g/dL negli uomini e 12 g/dL nelle donne. Al di sotto di questi valori si parla di anemia.

Il gruppo di ricerca dell’Università di Glasgow ha analizzato i dati della UK Biobank, una delle più grandi banche dati sanitarie al mondo. La coorte comprendeva 502.188 adulti, con un’età mediana di 58 anni e per il 54,4% donne. Per 477.876 partecipanti, pari al 95,2% del campione, era disponibile la misurazione dell’emoglobina. Le persone sono state seguite per una mediana di 13,6 anni, registrando i decessi per tutte le cause e, separatamente, quelli per malattie cardiovascolari e tumori.

Cosa succede quando l’emoglobina è appena sopra il limite

Il dato più interessante riguarda proprio le persone che, sulla carta, non erano anemiche.

La mortalità più bassa è stata osservata nella fascia con un’emoglobina da 1 a 3 g/dL superiore alla soglia di riferimento. In termini pratici, corrispondeva a valori tra 14 e 16 g/dL negli uomini e tra 13 e 15 g/dL nelle donne.

A dieci anni, in questo gruppo la mortalità cumulativa standardizzata era del 4,5%. Tra le persone che avevano invece un’emoglobina compresa appena tra 0 e 1 g/dL sopra la soglia dell’anemia, pur rimanendo quindi nella normalità, saliva al 5,3%. Dopo gli aggiustamenti statistici, questa fascia risultava associata a un rischio di morte superiore del 18% rispetto al gruppo di riferimento.

La differenza in termini assoluti è molto più contenuta di quanto possa suggerire la percentuale relativa: 0,8 punti percentuali a dieci anni. Inoltre, l’associazione risultava meno consistente nelle donne con meno di 60 anni.

Il rischio aumentava nettamente quando l’emoglobina scendeva molto al di sotto della soglia. Tra chi presentava valori inferiori di oltre 2 g/dL rispetto al limite, la mortalità standardizzata a dieci anni raggiungeva il 12,5%, contro il 4,5% del gruppo di riferimento.

Troppo bassa, ma anche troppo alta

Il rapporto tra emoglobina e mortalità non era però lineare. I ricercatori hanno osservato una caratteristica curva a U: il rischio diminuiva fino alla fascia compresa tra 1 e 3 g/dL sopra la soglia dell’anemia, per poi tornare ad aumentare alle concentrazioni più elevate.

Un andamento simile è stato osservato anche analizzando separatamente i decessi per malattie cardiovascolari e tumori, soprattutto per i valori bassi e borderline, mentre l’associazione risultava più attenuata alle concentrazioni elevate.

Il risultato, quindi, non può essere tradotto semplicemente con “più emoglobina è meglio”. Al contrario, lo studio suggerisce che sia concentrazioni basse sia concentrazioni particolarmente alte possono accompagnarsi a un rischio maggiore.

Cosa significa se l’emoglobina è bassa ma ancora normale

È qui che serve maggiore cautela. Lo studio mostra un’associazione, non dimostra che sia l’emoglobina borderline a provocare un aumento della mortalità. E soprattutto non dimostra che alzare artificialmente l’emoglobina possa ridurre il rischio.

Un valore nella parte bassa dell’intervallo può infatti essere la conseguenza o il segnale di altre condizioni che, a loro volta, influenzano la salute. Tra le possibili cause di un’emoglobina ridotta possono esserci, a seconda del singolo caso, carenze nutrizionali, perdite di sangue, infiammazione o altre patologie.

Ci sono poi alcuni limiti importanti. L’emoglobina è stata misurata una sola volta, al momento dell’ingresso nello studio, e non è quindi possibile sapere come sia cambiata negli anni successivi. A livello etnico, inoltre, la popolazione della UK Biobank analizzata era prevalentemente bianca, elemento che limita la possibilità di estendere automaticamente i risultati a tutte le popolazioni.

Gli stessi ricercatori definiscono i risultati come generatori di nuove ipotesi. Non ci sono quindi elementi per modificare le attuali soglie diagnostiche dell’anemia. Il messaggio è più sottile: un’emoglobina formalmente normale ma molto vicina al limite potrebbe meritare di essere interpretata nel contesto generale della persona, anziché essere considerata automaticamente irrilevante solo perché non ha ancora superato la soglia diagnostica.

Fonti: 

Annals of Internal Medicine – Association Between Blood Hemoglobin Concentration and Mortality by Age and Sex: A Prospective Cohort Study

The Lancet – Measuring haemoglobin concentration to define anaemia: WHO guidelines