“Sono molto contento. Ieri pomeriggio abbiamo presentato il film e ha ottenuto grandi applausi alla fine. Mi sembra che abbia trovato un’ottima accoglienza”. Riccardo Scamarcio non nasconde l’entusiasmo per il film I figli della scimmia, in concorso a Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia 2026 e in sala dal 17 settembre con la regia di Tommaso Landucci.

“Questo film mi è arrivato tramite un mio caro amico, Maurizio Piazza, che è il produttore del film insieme a me, ad Andrea Calbucci e Andrea Leone. Abbiamo fatto il Centro Sperimentale insieme: lui faceva fotografia, io recitazione, e vivevamo nella stessa casa. Per cui è un amico. Sai, gli anni della formazione sono quelli in cui nascono le amicizie più importanti, quelle che restano”, ha raccontato Riccardo Scamarcio ai microfoni di ELLE a Piera Detassis. “Mi dice: ‘Guarda, c’è questo ragazzo che ha scritto questo copione. Leggilo, perché secondo me tu qui sei perfetto’. Io leggo il copione, impazzisco e poi facciamo un incontro. Incontro Tommaso Landucci, il regista e sceneggiatore del film, e capisco che non è solo il copione a essere speciale, ma anche la sua idea di cinema”.

E poi, “Voleva mettere in scena un film molto semplice che fotografa questa famiglia, dove al centro c’è questo uomo, Dario, il personaggio che interpreto: un padre che ha un figlio con una grave disabilità e che si ossessiona con suo nipote, il figlio di suo fratello. Quindi trasla quasi il proprio amore, quasi per cancellare il dolore, e un po’, anche inconsciamente, non si rende conto che sta tradendo il figlio e si comporta in maniera maldestra, entrando in modo anche troppo invasivo nella vita del nipote. Quindi mi è piaciuto il fatto che il film non avesse grandi twist. Non è un film dove succedono esplosioni o muore qualcuno, ma è un film che vive di quello che i personaggi non hanno il coraggio di dirsi“.

"i figli della scimmia" screening the 83rd venice international film festivalpinterestVictor Boyko//Getty Images

Il cast del film I figli della scimmia sul red carpet di Venezia 2026

Una mancanza di comunicazione che è il fulcro della pellicola: “Quello che non ci diciamo tra di noi. Tra me e mio fratello, interpretato magistralmente da Fausto Russo Alesi. Tra me e mio padre, Luigi Diberti. Tra me e mia moglie, Lidiya Liberman. Ma soprattutto quello che Dario non dice a se stesso, si capisce che non riesce a decifrare i propri sentimenti”.

Il titolo del film, non a caso, evoca “una favola di Esopo, quella della scimmia che ha due figli e ne preferisce uno” e richiama “qualcosa di ancestrale, il fatto che i figli non si possono scegliere. C’è anche una forma di violenza apparente nella natura, eppure sappiamo che alcune cose molto dolorose possono diventare anche delle opportunità, se riusciamo a processarle, ad emanciparci da esse, ad accettarle. Ad accettare anche il fatto che non siamo sempre artefici del nostro destino. Anzi, molto spesso non lo siamo”.

riccardo scamarcio e piera detassispinterestFrancesco Bengasi

Riccardo Scamarcio e Piera Detassis

A lui è successo, quando nel novembre 2017, dopo una malattia durata circa un anno, è scomparso il padre Emilio. “Quando ho perso mio padre è stato un trauma enorme. Aveva 64 anni, io 38. L’ho perso troppo giovane. Avevamo un rapporto fantastico. Era un uomo alto, bellissimo, non aveva mai avuto un’influenza. Quando si è ammalato abbiamo passato un anno girando per ospedali”, ha ricordato, “Eppure quell’anno vissuto insieme è stato straordinario. È come se avessi avuto la fortuna di dirgli tutte le cose che pensavo di lui e lui avesse detto a me tutto quello che pensava di me. Per questo dico che a volte perfino la violenza della morte può generare qualcosa di straordinario. Lo dico paradossalmente, al netto della sua mancanza. Però c’è un mistero nella nostra esistenza che è molto più grande e molto più complesso”.

Chevron Left IconChevron Right Icon

Questo è uno dei motivi per cui è rimasto affascinato dal progetto di Landucci: “Il film è un po’ speciale, secondo me, anche perché siamo abituati a vedere film sui figli, ma rarissimamente vediamo film sui genitori. Qui il genitore viene osservato con un occhio indulgente, dolcissimo, tenero, perché essere genitori, per chi lo è, lo sappiamo, è una grande responsabilità. È una cosa meravigliosa, ma anche molto difficile. Per cui il film è un po’ una carezza a tutti i genitori. È proprio un film sulla genitorialità, non soltanto sulla disabilità”, ha raccontato a Detassis.

"i figli della scimmia" screening the 83rd venice international film festivalpinterestAurore Marechal//Getty Images

Riccardo Scamarcio e Tommaso Landucci

Una carezza anche per lui, papà dal 2020 di Emily, nata dalla passata relazione con la manager Angharad Wood. “È una carezza anche a me, certo. È ovvio, perché anch’io sono padre e quindi ho dei parametri diversi”, ha ammesso sempre durante il talk di ELLE alla lounge di Campari al Lido, sulla Terrazza Biennale di fronte al Palazzo Casinò. “Ho scoperto una forma nuova d’amore, quella che provo nei confronti di mia figlia, che è un amore che non ti prevede. È come qualcosa che vive dentro di te. È anche difficile da spiegare. Nonostante io pensi che siamo due individui distinti, è una cosa molto forte”.

Un amore che non ti prevede, ovvero “che non vuole nulla in cambio, che, anche se tu non ci sei, non è che smetti di amare. È un po’ come l’amore più complesso”, ha specificato per poi ritornare alla potenza del film, “c’entra in qualche modo anche il destino, c’è questa accettazione dell’avere un figlio che vive una condizione fisica molto complessa, che quindi non può fare le cose che fanno tutti gli altri bambini. C’è questo confronto con il fato, con qualcosa che ti è capitato. E quindi facevo questa riflessione e pensavo che, in effetti, questa è una cosa con la quale, più o meno, tutti dobbiamo fare i conti”.

riccardo scamarcio venezia 2026pinterestFrancesco Bengasi

Riccardo Scamarcio durante l’intervista

“Non è la stessa cosa, certo, ma pensandoci bene, nelle tre cose più importanti della vita di una persona — la vita, la morte e l’amore — noi non tocchiamo palla. Noi non abbiamo alcun potere di fronte a queste tre cose, che poi sono gli elementi cardine della nostra esistenza”. Vita, morte amore, dunque: “Ho messo l’amore per terzo, perché dopo la morte continua l’amore, ne sono sicuro”.

italy cinema venice film festival mostrapinterest

Tiziana Fabi//Getty Images

Come definiresti oggi la storia di Riccardo Scamarcio? “La definisco la storia di un ragazzo profondamente appassionato di cinema. Grazie ai film sono riuscito a emanciparmi, a sfuggire alle grinfie della provincia del Sud, che offriva poco da questo punto di vista”, ha risposto Riccardo a Piera Detassis, “Poi, in qualche modo, sono riuscito a coronare un sogno: fare l’attore. E, nonostante gli anni, le difficoltà, le delusioni, le vittorie e i successi, non ho mai perso la voglia di combattere e di mantenere viva questa mia passione autentica. Perché poi, in fondo, qualcuno dice che sono cambiato, ma non è vero. Io sono semplicemente una persona molto appassionata, che cerca, anche assumendosi dei rischi e mettendosi in pericolo, di superare continuamente il proprio limite”.