La seconda squadra rossonera è partita vincendo 4-3. In panchina c’è il tecnico spagnolo, un allenatore con teorie tutte sue. E c’è già il primo dei (teorici) recuperati: Silvano Vos, perso dopo il trasferimento dall’Ajax

La parola chiave è responsabilizzare. Bruciare le tappe, maturare prima e farsi trovare pronti al grande salto. A Milan Futuro stanno cambiando le regole, con un modo di lavorare che in Italia si vede raramente. Perché, diciamolo: da quando nel calcio un gol non è valido se l’esultanza non viene fatta di gruppo? E da quando dei ventenni si mettono a fare schemi sulla lavagna tattica durante una riunione tecnica? L’idea parte da Sergio Navarro, andaluso di 46 anni, che a luglio ha preso la guida della seconda squadra rossonera. Si è portato dietro il suo braccio destro, Roberto Robles, e poi ha completato lo staff con gli uomini che il club aveva già in casa. Da giovane si è innamorato del Milan di Sacchi e del suo trio olandese. La partenza, insomma, è buona. Con i giovani lavora da anni e l’obiettivo è chiarissimo: “Voglio farli crescere non solo tecnicamente, ma anche come uomini, per poter essere all’altezza del Milan tra qualche anno”.

CHI È SERGIO NAVARRO—  

 Prima di capire cosa fa esattamente, qualche parola su chi è la testa dietro a tutto questo. Navarro è stato calciatore fino a 26 anni, giocando tra la Tercera Division (la quarta serie spagnola) e vari campionati regionali. Poi ha cambiato strada. In carriera ha fatto praticamente di tutto: allenatore di prime squadre, collaboratore tecnico, responsabile dei settori giovanili e uomo di metodologia. Ha lavorato in Spagna, Russia, Ucraina e Ungheria, passando da club come Rubin Kazan, Karpaty Lviv e Debrecen. L’esperienza più significativa, però, resta quella all’Athletic Bilbao, dove è stato Academy Manager di Lezama, una delle cantere più prestigiose d’Europa. Interessante anche il ruolo ricoperto al Villarreal, dove guidava l’area metodologica del settore giovanile. Tradotto: definiva un’identità di gioco comune per tutte le squadre, organizzava il lavoro degli allenatori, stabiliva principi e contenuti delle sedute, coordinava le riunioni e seguiva da vicino la crescita dei ragazzi. Non solo in campo, ma anche fuori. È anche per questo che il Milan gli ha affidato la panchina del Futuro. Una scelta condivisa da Kirovski, responsabile della seconda squadra, e Vergine, responsabile del settore giovanile.

LA RINASCITA DI SILVANO VOS—  

Il Milan 2026-27 si è rivoluzionato nel momento in cui Gerry Cardinale, a giugno, ha detto: “Giochiamo per vincere, non per non perdere”. Si fa la partita, possibilmente con la palla, non si ha paura e si gioca per attaccare. Un’idea che vale per tutto il mondo Milan, dalla prima squadra ai giovani. Milan Futuro-Caldiero Terme, prima giornata del campionato di Serie D, è finita 4-3 e i quattro gol rossoneri sono arrivati nel giro di un quarto d’ora, tra il 53’ e il 68’. Ci sono state sviste difensive – si imparerà – ma anche un attacco prolifico. E, per ora, conta soprattutto questo. Una menzione la merita Silvano Vos, classe 2005 e scuola Ajax, che sta vivendo una sorta di rinascita: gol e assist alla prima di campionato. Navarro con lui ha fatto un lavoro soprattutto psicologico. Ha parlato molto con il ragazzo, che negli ultimi due anni ha avuto qualche problema fisico e un carattere che non lo ha aiutato, nonostante mezzi fisici e tecnici che avrebbero già potuto portarlo in prima squadra. Piccola postilla: Milan Futuro ha una rosa che potrebbe giocare tranquillamente in Primavera per età media.

Guarda tutte le partite di Serie A Enilive in esclusiva nei locali Sky! Trova il locale più vicino a te.

AUTOGESTIONE E PARTITELLE ATIPICHE—  

 Ma che cosa fa di preciso Navarro? Intanto si relaziona con i ragazzi in inglese e spagnolo. L’italiano lo capisce, ma per parlarlo serve ancora un po’ di tempo. Le novità sono soprattutto due. La prima riguarda le partitelle di fine allenamento: un gol non è considerato valido se l’esultanza non viene fatta di gruppo e non convince lo staff, che deve giudicarla anche dal punto di vista estetico. L’obiettivo è rafforzare lo spirito di squadra e “creare una coscienza collettiva”, come ha spiegato Navarro. I ragazzi, inutile dirlo, sono molto contenti. Poi c’è una fase di autogestione durante le riunioni tecniche. I giovani si confrontano tra loro e mettono giù le proprie idee sulla lavagna tattica, provando a immaginare come interpretare la partita che andranno a giocare. Un momento di condivisione, confronto e unione. L’ultima parola, ovviamente, spetta a Navarro: è lui a decidere chi gioca e quale copione seguire. Ma il principio è chiaro: “Da noi è più importante il singolo e quello che sa fare in campo. Non glielo deve dire l’allenatore, ma deve cercare di capirlo da solo”, ha spiegato Sergio ai canali ufficiali del club. In Italia, metodi del genere si vedono raramente ed è inevitabile che una cultura straniera, specie spagnola, possa solo aiutare. Il laboratorio Milan, intanto, lavora per creare i Camarda e Bartesaghi del domani. Anzi, del Futuro.