Il centrocampista belga è stato il migliore in campo dei suoi contro l’Arsenal, mostrando giocate di talento e spirito di sacrificio. Il battibecco nel finale ridimensionato dal capitano: “Un attimo di nervosismo in partita ci sta” 

Il calcio toglie e però non sempre dà: perché quando una serata se ne va, ricompaiono certi fantasmi che sembra siano nascosti nei finali di partita. Minuto 89’, più o meno quello in cui Anguissa a San Siro l’ha messa fuori da centimetri zero alimentando la spirale dei rimpianti: c’è quel pallone che danza nell’area, è avvolto nella materia grigia di Kevin De Bruyne, che lo accarezza, lo doma e, non avendo angolo per calciare, lo sistema al centro di un’area stavolta vuota e poi disperata. È una notte che sa di nuovo, perché pure le sconfitte vanno analizzate dopo aver rilette con l’aiuto della lente d’ingrandimento, e nel Napoli che esce a testa alta ma con le mani vuote dalla sfida dell’Arsenal ci sono varie cose buone, non solo il carattere e l’equilibrio ma una tentazione di uscire dagli equivoci e di ricominciare ad essere se stesso, partendo proprio da KDB. 

luce—  

È andata di nuovo male, terza sconfitta consecutiva, ma è andata meglio di ciò che si temeva davanti ai viceré d’Europa, ai campioni d’Inghilterra, a una batteria di avversari che con i cambi ha rifilato una scossa alla partita mentre il Napoli aveva perso pure Lang, dopo McTominay, Anguissa, Buongiorno e Marianucci. Però almeno è ricomparsa la luce nelle due fasi, pure in quella difensiva, con quel De Bruyne che umilmente è andato a raccogliersi con gli altri per limitare le linee di passaggio e poi per ripartite, anche imprecando, su qualche contropiede (uno con Hojlund) che avrebbe voluto tutto per sé. Ma questa è la prima dall’inizio, è un segnale, dopo i 23’ di Marassi, i 34’ con il Como e i 28’ di San Siro: stavolta, 90’ tutti d’un fiato, contorcendosi e anche gesticolando, battibeccando con Di Lorenzo che ha derubricato l’episodio a dialoghi da campo. “Vuol dire che siamo vivi, un attimo di nervosismo in partita ci sta, può capitare, è stato un momento in cui non ci siamo capiti. Adesso dobbiamo semplicemente ripartire, perché noi abbiamo fatto una buona gara”. Però KDB è stato ovunque, dove serviva e dove lo trascinava il talento, ed almeno avercelo e in condizione può servire per suggerire il tragitto necessario (indispensabile) per uscire dal mini-tunnel. Poi ci sono le espressioni del volto, stanco e imbronciato, perché perdere (anche di corto muso) fa sempre male e mettere assieme tre sconfitte lascia il segno. 

morale—  

Ma De Bruyne è la certezza di una giornata double-face, la tristezza per la terza sconfitta consecutiva e la consapevolezza di averci messo altro, che Di Lorenzo accoglie con ottimismo. “Perché è vero che il morale non è altissimo ma noi abbiamo fatto la nostra figura e ci abbiamo messo impegno – ancora il capitano –. Siamo stato capaci di attaccare da squadra, però adesso bisogna tornare a vincere. E non possiamo sbagliare neanche i dettagli”. E per farlo, da domenica sera contro il Bologna, servirà il Maradona di sempre, mentre ora allo stadio s’avverte un clima tossico tra De Laurentiis e i tifosi delle curve, che hanno contestato e rumorosamente, senza risparmiare cori al presidente.