Devo al professore Massimo Beccarello un’importante spiegazione in margine al mio fondo di ieri sui dazi imposti dagli Stati Uniti ai Paesi europei e accettati dalla Commissione di Bruxelles (e anche nell’articolo ieri sul Sole 24 Ore di Ursula von der Leyen) come il minore dei mali. La precisazione del docente dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca ci consente di individuare la categoria di quegli europei, e presumibilmente anche italiani, che ci guadagnano e «fanno gli americani» con maggior successo personale del protagonista della celebre canzone di Renato Carosone

Saremo costretti ad acquistare gas naturale liquefatto e petrolio dagli Stati Uniti. Ma a che prezzo? «Il gas – precisa Beccarello – viene venduto agli importatori europei, che poi sono sempre i soliti grandi gruppi, anche italiani, al prezzo Henry Hub che in media è stato, negli ultimi dodici mesi, tra gli 8 e i 10 euro a megawattora. Aggiungendo un costo di logistica (liquefazione, rigassificazione e trasporto) di 10/11 euro a megawattora, il gas potrebbe essere immesso nella nostra rete nazionale a 20/21 euro. Un affare. Noi paghiamo il gas al mercato Ttf (Title transfer facility) di Amsterdam intorno ai 35 euro. Peccato che la differenza tra 20 e 35 euro vada tutta agli importatori, con buona pace delle imprese e dei consumatori europei che giustamente si lamentano per l’alto prezzo dell’energia. Se ben gestito l’accordo potrebbe avere effetti positivi. Purtroppo, così, continuiamo a generare grandi profitti ai soliti noti». Che non sono americani, ma in questo caso ci fanno. E lo fanno bene. Per loro e per i loro azionisti (in qualche caso gli stessi stati nazionali).



















































25 agosto 2025