di
Stefano Montefiori
Mobilitazioni, blocchi e roghi: i pescatori contro l’aumento del prezzo dei carburanti
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI – La protesta dei pescatori francesi per il rincaro del carburante si fa sempre più intensa, con il blocco di alcuni porti sul Mediterraneo: Sète, Fos-sur-Mer e da poche ore anche Nizza. L’attracco di un traghetto di Corsica Ferries con 600 persone a bordo è ritardato, e le forze dell’ordine cercano di assicurarsi che le condizioni di sicurezza siano ristabilite. Circa 200 pescatori bloccano poi le entrate e le uscite dalla raffineria di Frontignan, dove sono stati accesi roghi subito domati dai vigili del fuoco.
Lo spettro dei gilet gialli
«La nostra azione è simbolica», ha detto Ange Natoli, rappresentante dei pescatori, in partenza per Parigi per incontrare la ministra del Mare e della pesca, Catherine Chabaud. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha chiesto di prorogare fino al 31 dicembre gli aiuti mirati sui carburanti. Per i pescatori l’aiuto sarà aumentato da 25 a 35 centesimi al litro, ovvero «il livello massimo consentito dalla Commissione europea per consentire alle imbarcazioni di continuare a prendere il largo», spiegano fonti vicine al premier. Ma la mobilitazione dei pescatori fa temere che il malcontento sociale possa allargarsi, e che il prezzo del carburante e più in generale il calo del potere d’acquisto possa diventare la scintilla di una nuova rivolta dei gilet gialli, come quella che nel 2018 provocò mesi di disordini e incidenti all’inizio del primo mandato di Emmanuel Macron. Sui social media si stanno moltiplicando gli appelli a manifestare nella giornata del 17 ottobre, anche se sembrano poco coordinati. «Non credo che i gilet gialli torneranno nella forma in cui li abbiamo conosciuti nel 2018 – ha detto su France 2 Jérôme Rodrigues, esponente del movimento -. Ma una nuova rivolta popolare non è da escludere, magari anche più ampia di quella dei gilet gialli».
Gli appelli alla mobilitazione per il 17 ottobre
Qualche giorno fa il segretario del Partito socialista Olivier Faure, iscritto alle primarie della sinistra moderata per la candidatura all’Eliseo, ha detto che sarà accanto ai gilet gialli «se si sollevano di nuovo». «Sono cittadini che lavorano ma non riescono ad arrivare alla fine del mese, non possono vivere, questo scandalo deve fermarsi. Quando il potere d’acquisto aumenta molto poco mentre le spese salgono rapidamente, la situazione diventa problematica».
Il candidato comunista all’elezione presidenziale, Fabien Roussel, lancia un appello alla mobilitazione: «Se il governo non agirà nei prossimi giorni invito i francesi a mobilitarsi come abbiamo saputo fare nel 2018 con i gilet gialli, sulle rotonde per strada, davanti alle prefetture e davanti a tutti i luoghi del potere, davanti all’Eliseo e Matignon». Anche Manuel Bompard, coordinatore nazionale della France insoumise (il partito di estrema sinistra di Jean-Luc Mélenchon), ha annunciato che sosterrà il movimento «se la protesta del 17 ottobre verrà confermata».
Il prezzo dei carburanti e le misure del governo
Il prezzo del carburante era stato uno dei motivi all’origine della rivolta del 2018. Con gli ultimi rincari, in Francia il litro di gasolio costa 2,36 euro, mentre il litro di SP98 costa 2,24 euro e quello di SP95 2,22 euro. A Fresnay-L’Évêque, 90 chilometri a sudovest di Parigi, il prezzo del gasolio raggiunge i 2,84 euro, ovvero 50 centesimi in più rispetto alla tariffa media, in una stazione di servizio lungo l’autostrada. Il governo ha varato un’indennità di 100 euro per i tre milioni di lavoratori dai redditi modesti che usano l’auto per lavoro, ma questi aiuti dovrebbero terminare alla fine del mese.
17 settembre 2026 ( modifica il 17 settembre 2026 | 12:28)
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