di
Francesco Verni
L’esordio a Hollywood nel 1910, la saga iniziata con Boris Karloff, la parodia cult di Mel Brooks. Fino a De Niro e Kenneth Branagh
Un mostro (e che mostro!) alla Mostra. La sera del 30 agosto, la Sala Grande del Palazzo del Cinema accoglierà, in concorso a Venezia 82, «Frankenstein» di Guillermo del Toro. Il regista Leone d’Oro (e Premio Oscar) per «La forma dell’acqua», torna all’antica passione per l’horror affrontando la creatura animata dal dottor Victor Frankenstein, partendo dal romanzo gotico del 1818 «Frankenstein; or, The Modern Prometheus» di Mary Shelley.
Proprio nel romanzo si ha la prima, originale, descrizione della Creatura composta da pezzi di cadavere a cui il dottor Frankenstein riesce a ridare la vita. «I suoi arti erano proporzionati, e avevo scelto i suoi lineamenti come belli. Belli! Dio onnipotente! — Si legge nel capitolo 5 del romanzo — La sua pelle gialla a stento copriva l’intreccio dei muscoli e delle arterie sottostanti; i suoi capelli erano neri, lucenti e fluenti; i denti d’un bianco perlaceo; ma tutte queste bellezze formavano solo un più orrido contrasto con i suoi occhi acquosi, che sembravano quasi dello stesso colore delle orbite biancastre in cui erano incassati, con la sua carnagione raggrinzita e le sue labbra nere e dritte». Ogni regista, ogni epoca della Settima Arte, ha voluto dare un volto preciso e diverso al «mostro dei mostri». E così ha fatto Del Toro, che descrive il film come il sogno di una vita, un progetto che desiderava realizzare da molti anni. «Questo film è stato nella mia mente da quando ero bambino, da 50 anni. Sono 20-25 anni che cerco di farlo — ha detto il regista all’evento Next on Netflix (piattaforma su cui il lungometraggio arriverà a novembre) — alcune persone potrebbero pensare che io sia un po’ ossessionato da Frankestein».
Nel cast del film prodotto da Double Dare You e Demilo Films e distribuito da Netflix, Oscar Isaac interpreterà Victor Frankenstein, Jacob Elordi la Creatura, mentre Mia Goth avrà il ruolo di un’aristocratica misteriosa.
Il legame tra Del Toro è la Mostra di Venezia è più che stretto. Già nel 1997 aveva presentato al Lido il suo horror «Mimic», nella sezione Mezzanotte, tornando a Venezia nel 2006 come Membro della giuria Opera Prima – Luigi De Laurentiis. Dopo la vittoria del Leone d’Oro nel 2017 per «La forma dell’acqua», pellicola che l’ha consacrato tra i registi più visionari e di talento, è tornato l’anno dopo come Presidente della Giuria.
Un altro legame saldo e, forse, meno conosciuto è quello tra i «mostri» e la Mostra del Cinema. La prima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia del 1932 (all’epoca si chiamava prima Esposizione internazionale d’arte cinematografica alla 18esima Biennale) fu aperta proprio da un horror, «Il dottor Jekyll» di Rouben Mamoulian, proiettato la sera del 6 agosto con tanto di ballo seguente nei saloni dell’hotel Excelsior.
Altro film al Lido fu proprio «Frankenstein» di James Whale (del filone Universal Classic Monsters), oggi considerato un caposaldo del genere horror, con Boris Karloff (dopo quattro ore di trucco) nei panni della Creatura. Per decenni il mostro di Frankenstein con queste fattezze, altezza imponente, corporatura massiccia, la testa piatta in cima con una fronte ampia e squadrata su sopracciglia marcate, le cicatrici sulla fronte e sul viso e i bulloni di metallo sporgenti dal collo, è diventato icona stessa della Creatura. Inutile dire che i due film presentati alla Mostra divennero dei successi mondiali, vuoi per la novità stupefacente del sonoro vuoi perché il pubblico nel mezzo della Grande Depressione voleva evadere ed esorcizzare nell’horror i drammi quotidiani.
Ma la storia d’amore tra Frankenstein e il cinema inizia da più lontano. I binomi oppositivi vita e morte, scienza e natura, libertà e controllo, fede e ragione, uomo e mostro che scolpiscono l’essenza del romanzo hanno animato da sempre la fantasia dei registi. Primo fu il cortometraggio muto «Frankenstein» del 1910 scritto e diretto da J. Searle Dawley per la produzione Edison Studios di Thomas Edison, poi il ciclo dei «mostri» dell’Universal che per due decadi rilancerà la Creatura per otto titoli iniziando dal capostipite di Whale, passando per gioielli come «La moglie di Frankenstein» del ’35, crossover mostruosi come «Frankenstein contro l’uomo lupo» (‘43) e perfino parodie come «Il cervello di Frankenstein».
Altro ciclo fondamentale è quello della londinese Hammer Film Productions che dal ’57 al ’74 portò in sala sette film con protagonista la Creatura, sempre con Peter Cushing nei panni di Victor Frankenstein. In tempi più recenti la Creatura è stata interpretata magistralmente anche da Robert De Niro nel «Frankenstein di Mary Shelley» diretto nel 1994 da Kenneth Branagh. Per capire la portata di Frankenstein nella Settimana Arte bisogna almeno ricordare la parodia cult «Frankenstein Junior» di Mel Brooks del 1974, lo stranissimo «Frankenstein alla conquista della Terra» del 1965 diretto da Ishirō Honda (il papà di Godzilla) e la versione fantascientifica che Roger Corman diede nel suo «Frankenstein oltre le frontiere del tempo» del 1990.
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25 agosto 2025 ( modifica il 25 agosto 2025 | 14:00)
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