L’esposizione ripetuta del bambino alla superficie calda del suo laptop avrebbe provocato la comparsa di alcune macchie rossastre sull’addome: cos’è l’eritema ab igne e come evitarlo
Per decenni abbiamo vissuto con la paura che un uso eccessivo dei dispositivi tecnologi come Pc, tablet e smartphone potesse alterare lo sviluppo cognitivo dei bambini in maniera irreversibile. Una preoccupazione confinata ad un piano «intellettivo» e non fisico, dunque, almeno fino ad oggi: secondo quanto emerge dal report di un caso clinico pubblicato sul British Medical Journal (una delle più prestigiose riviste scientifiche al mondo), infatti, un bambino nel Regno Unito avrebbe sviluppato misteriose macchie rossastre sul suo addome a seguito del contatto prolungato con il suo laptop.
A lanciare l’allarme sono stati due medici, Mara Znagoveanu e Edward Artley, che all’ingresso del bambino in pronto soccorso hanno scovato numerose linee rossastre a forma di cerchi irregolari in corrispondenza di un’area del quadrante superiore destro dell’addome, ampia circa 15 centimetri.
Nessun sintomo o dolore riportato in anamnesi dal bambino, né tantomeno traumi accidentali recenti che avrebbero potuto provocare quei segni così evidenti all’esame obiettivo. Per scongiurare ogni possibile dubbio, i medici hanno richiesto un’Rx torace, che avrebbe mostrato una piccola opacità nel polmone sinistro, probabilmente riconducibile al pus o qualche traccia di sangue, poi rivelatasi irrilevante.
Durante un prelievo di sangue effettuato per ulteriori accertamenti, il bambino ha finito per confessare una finta lotta con i suoi fratelli avvenuta una settimana prima, dove sarebbe stato spinto contro una sedia: questo ha così portato i medici a richiedere una Tc addome alla ricerca di una possibile lesione addominale interna, poi risultata negativa. Il bambino è stato così dimesso con un breve ciclo di antibiotici a domicilio, generalmente usati contro le infezioni ai polmoni.
La svolta nel caso clinico: cos’è l’eritema «ab igne»
Due settimane dopo il quadro clinico è visibilmente peggiorato, portando di nuovo il bambino in pronto soccorso con macchie più scure ed estese rispetto alla prima visita. L’anamnesi si è fatta sempre più dettagliata, ed è dal racconto del bambino che arriva la svolta al caso: emerge infatti il suo uso regolare e ripetuto del laptop per l’istruzione parentale, arrivando a picchi di 8 ore al giorno. Il dispositivo sarebbe stato appoggiato sul suo addome, anche durante la fase di ricarica, esattamente nella zona in cui sono state rinvenute le macchie scure.
In Dermatologia la condizione si definisce «eritema ab igne», altresì conosciuta (più volgarmente) come «sindrome della pelle tostata», e consegue proprio all’esposizione ripetuta della pelle a fonti di basso calore, capace di provocare le tipiche macchie a rete riportate dal bambino: una patologia spesso sottodiagnosticata nella popolazione pediatrica, soprattutto a causa delle fonti di calore che mai nessuno sospetterebbe (come un laptop surriscaldato, in questo caso) rispetto alle più classiche bottiglie d’acqua calda o i cuscini riscaldanti.
A detta di numerosi studi, infatti, il crescente utilizzo casalingo dei dispositivi elettronici da parte dei bambini e degli adolescenti (per lo studio e altre attività scolastiche annesse) è a tutti gli effetti riconosciuta come possibile causa per l’insorgenza dell’eritema ab igne.
Una volta comunicata la diagnosi, i genitori del bambino sono stati rassicurati in merito alla natura benigna delle lesioni, con la raccomandazione di utilizzare bendaggi su quella zona ed evitare l’esposizione diretta a fonti di calore. Mesi dopo, durante la chiamata di follow-up all’ospedale, il padre ha confermato la completa risoluzione del rash cutaneo.
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18 settembre 2026
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