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Due anni fa viveva a Glasgow, lavorava nel mondo della televisione e aveva una vita completamente diversa. Poi è arrivata una scelta radicale: trasferirsi con il marito e il gatto su una minuscola isola della Scozia. Tra traghetti cancellati, maltempo e servizi ridotti, l’inizio non è stato semplice. Ma oggi, dopo la nascita del loro figlio, dice di aver trovato proprio lì la vita che cercava. Ci sono persone che sognano di lasciare la città per qualche settimana. E poi ci sono quelle che decidono di farlo davvero. È quello che è successo a Elle Duffy, giornalista e produttrice televisiva, che nel 2024 viveva a Glasgow, città scozzese con circa 650mila abitanti. Aveva un lavoro nel mondo dell’informazione, un appartamento, un marito e un gatto, come rivela a Business Insider.
APPROFONDIMENTI
Incarico di lavoro
Una vita che, almeno sulla carta, sembrava già realizzata. Poi è arrivata un’isola. Durante un incarico di lavoro, Duffy aveva visitato per la prima volta l’Isola di Rum, nelle Ebridi Interne, sulla costa occidentale della Scozia.
Un luogo completamente diverso da Glasgow: montagne, cervi, vegetazione selvaggia e pochissimi abitanti. L’isola le era rimasta in testa. Quando qualche tempo dopo comparve un annuncio per gestire l’ostello locale insieme al marito, quella che sembrava una semplice fantasia iniziò a trasformarsi in un progetto concreto. La coppia ottenne il lavoro e, nel giro di poche settimane, fece le valigie. Destinazione: un’isola abitata da appena 46 persone.
Il passaggio da Glasgow a Rum è stato tutt’altro che indolore. In città bastava uscire di casa per trovare negozi, servizi, trasporti e praticamente tutto ciò che poteva servire nella vita quotidiana. Sull’isola, invece, anche le attività più semplici dipendono spesso da un fattore impossibile da controllare: il meteo. Rum ha un unico collegamento via traghetto con la terraferma.
Inverno e regole
Quando il vento è troppo forte o le condizioni del mare non permettono la navigazione, il collegamento può essere interrotto. E questo significa che possono saltare consegne di cibo, appuntamenti dal medico, visite di amici e persino alcune attività legate alla gestione dell’ostello. Durante il primo inverno la coppia ha quindi imparato una delle regole fondamentali della vita sull’isola: bisogna fare scorta. Dispensa e freezer sono stati riempiti per affrontare i periodi in cui il traghetto non sarebbe riuscito a raggiungere Rum. A tal punto che le scorte di tè acquistate allora non erano ancora finite quasi due anni dopo.
Trasferirsi in un luogo così piccolo significava anche abituarsi a una realtà sociale completamente diversa. Gli abitanti vivono principalmente a Kinloch, un piccolo villaggio lungo circa un miglio dove si trovano le abitazioni, l’unico negozio, la scuola primaria e le strutture per i visitatori. Qui è praticamente impossibile passare inosservati. All’inizio la coppia aveva anche qualche timore: come sarebbe stato vivere in una comunità così piccola? I nuovi vicini li avrebbero accolti? La risposta è arrivata già al momento del trasloco. Quando sono arrivati sull’isola, gli abitanti si sono riuniti per aiutarli a scaricare il furgone durante le sole due ore disponibili tra un traghetto e l’altro. Quell’episodio è diventato il simbolo di qualcosa che avrebbe avuto un peso enorme nella loro nuova vita: la comunità.

A Rum tutti si conoscono e ci si incontra continuamente. La comunità organizza cene, feste stagionali e serate sociali nella piazza del villaggio. Per chi arriva da una grande città, il cambiamento è radicale. Ma proprio questa vicinanza ha finito per diventare uno dei motivi per cui Duffy ha deciso di rimanere. La coppia ha trovato sull’isola una rete di relazioni abbastanza forte da sentirsi pronta a fare un altro grande passo: avere un figlio. Pochi mesi dopo il trasferimento, Duffy è rimasta incinta. Il loro figlio, Cailean, è nato quasi esattamente un anno dopo il loro arrivo sull’isola. E la nascita ha avuto un significato particolare per una comunità così piccola: quando la coppia si era trasferita, erano passati diversi anni dall’ultima nascita sull’isola. Nel frattempo sono arrivati anche altri bambini e si è formato un vero e proprio gruppo di genitori.
Il clima e la scelta di 2 anni fa
La storia potrebbe sembrare quella di una fuga romantica dalla città verso un paradiso incontaminato. Ma vivere a Rum non è una vacanza permanente. Il clima può essere duro, i collegamenti con la terraferma possono saltare e sull’isola non ci sono servizi sanitari completi. Anche una normale esigenza medica può quindi diventare più complicata rispetto a ciò a cui si è abituati vivendo in città. A volte le manca anche la spontaneità della vita urbana. Quello che non le manca, invece, è la sensazione di essere sempre di corsa.
Quando è partita da Glasgow, Duffy pensava che trasferirsi su un’isola così remota avrebbe significato soprattutto rinunciare a qualcosa. Alla comodità, alla spontaneità, ai servizi e alla possibilità di avere praticamente tutto a portata di mano. Dopo due anni, però, la sua prospettiva è cambiata. Dalla finestra della sua camera vede le montagne. Intorno ci sono cervi, vegetazione, cascate e una comunità di poche decine di persone. E soprattutto c’è una vita molto più lenta di quella che aveva lasciato. Per questo, nonostante le difficoltà, oggi non sta pensando di tornare a Glasgow. La sua storia racconta così un paradosso interessante: per trovare una vita più ricca, ha scelto di vivere in un posto dove quasi tutto è più difficile da raggiungere. Ha lasciato una città di 650mila abitanti per un’isola di 46 persone. E, almeno per ora, non sembra affatto pentita.
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