di Simona Moretti
Il 15 settembre 1986 arrivava nei negozi True Colors, il secondo album di Cyndi Lauper. Quarant’anni dopo, quel disco rappresenta molto più di un semplice seguito dell’esplosivo She’s So Unusual: è l’opera con cui la cantante americana decise di sfidare le aspettative dell’industria musicale e di mostrare una personalità artistica più profonda, matura e sfaccettata.
All’epoca la pressione era enorme. Dopo il successo planetario di Girls Just Want to Have Fun, Time After Time e She Bop, Cyndi Lauper era diventata una delle star più riconoscibili degli anni Ottanta. Molti si aspettavano una replica della formula vincente del debutto. Invece, con True Colors, l’artista scelse una strada diversa: meno eccentricità da cartoon pop, più introspezione, più sperimentazione e una maggiore attenzione ai contenuti. Come ha ricordato lei stessa, il messaggio dell’album era avere il coraggio delle proprie convinzioni e imparare ad amare se stessi.
Il pubblico premiò la scelta. L’album raggiunse il numero 4 della Billboard 200, rimase in classifica per 44 settimane e vendette oltre 7 milioni di copie nel mondo, ottenendo il doppio disco di platino negli Stati Uniti.
La canzone che è diventata un manifesto
Se c’è un brano destinato a sopravvivere alla sua epoca è naturalmente la title track True Colors. Scritta da Billy Steinberg e Tom Kelly e trasformata da Lauper in una ballata essenziale e intensa, la canzone raggiunse il numero 1 della Billboard Hot 100, regalando alla cantante il suo secondo e ultimo singolo in vetta alle classifiche americane. Nel tempo, il brano ha assunto un significato che va oltre la musica. La sua celebrazione dell’autenticità e dell’accettazione di sé lo ha reso uno degli inni più amati dalla comunità LGBTQ+, anticipando di decenni temi oggi centrali nel dibattito culturale. È forse questo il più grande risultato di True Colors: essere riuscito a trasformare una canzone pop in un simbolo universale di inclusione, empatia e orgoglio personale.
Un album ricco di ospiti illustri
Riascoltato oggi, True Colors sorprende anche per la qualità dei musicisti coinvolti.
Tra gli ospiti figurano:
- Nile Rodgers alla chitarra in Change of Heart;
- The Bangles ai cori dello stesso brano;
- Billy Joel nei cori di Maybe He’ll Know;
- Adrian Belew (King Crimson, Frank Zappa, David Bowie) nella rilettura di What’s Going On;
- Rick Derringer in diversi brani;
- Aimee Mann nei cori di The Faraway Nearby.
Una vera all-star band che contribuì a dare all’album un’identità sonora più sofisticata rispetto al debutto.
I rischi che hanno fatto la differenza
Nel 1986 molti discografici erano convinti che Cyndi dovesse continuare a proporre esclusivamente hit leggere e colorate. Lei, invece, inserì nell’album una personale versione di What’s Going On di Marvin Gaye, affrontò temi sociali e firmò brani come Boy Blue, dedicato all’amico Gregory Natal, morto a causa dell’AIDS. Fu una scelta coraggiosa in un momento in cui poche popstar mainstream affrontavano apertamente argomenti così delicati.
Non stupisce quindi che la critica americana abbia successivamente rivalutato l’album come il lavoro che segnò il passaggio di Lauper da icona pop degli MTV years ad autrice consapevole e indipendente.
Le curiosità che forse non conosci
- Annie Leibovitz firmò le fotografie del progetto
Le immagini associate a True Colors portano la firma di Annie Leibovitz, una delle fotografe più celebri al mondo. Per l’edizione del 40° anniversario sono state recuperate anche fotografie mai pubblicate prima.
- Il brano simbolo fu rifiutato da un’altra cantante
Prima di arrivare a Lauper, True Colors era stata proposta alla cantante canadese Anne Murray, che decise di non inciderla. Una fortuna per Cyndi: sarebbe diventata una delle canzoni più importanti della sua carriera.
- Maybe He’ll Know viene dal passato
Il brano non nacque per True Colors: era stato registrato anni prima dai Blue Angel, il gruppo di Lauper precedente al successo solista.
- C’è anche Pee-wee Herman
Nell’eccentrico brano 911 compare ai cori Paul Reubens, l’attore diventato famoso come Pee-wee Herman.
- Un inedito è rimasto nel cassetto per quarant’anni
Per la nuova Deluxe Edition è stata recuperata The River Cried, canzone scritta da Billy Steinberg e Tom Kelly che nel 1986 era stata esclusa dalla tracklist finale.
Il regalo per i fan: la Deluxe Edition
Per celebrare i quarant’anni dell’album, Legacy Recordings ha pubblicato una nuova Deluxe Edition digitale che include due registrazioni finora inedite: The River Cried e la versione di Across the Universe. Dal 4 dicembre arriverà inoltre un’edizione limitata in vinile color Rainbow Sprinkle, arricchita da registrazioni tratte dal concerto del 1987 al Le Zénith di Parigi.
Quarant’anni dopo
Oggi True Colors appare come il disco che ha definito la vera identità artistica di Cyndi Lauper. Meno appariscente del debutto, ma forse più importante. Un album nato per dimostrare che dietro i capelli fluorescenti, gli abiti sgargianti e i singoli da classifica c’era un’artista pronta a correre rischi, a parlare di fragilità, perdita, amore e inclusione. Un universo di emozioni di cui ancora abbiamo bisogno.