Il ct dei transalpini e quello italiano sono amici da oltre 40 anni: “Con lui in azzurro, il nostro rapporto va oltre lo sport”
18 settembre (modifica alle 13:17) – MODENA
Quasi quarant’anni di pallavolo non si cancellano quando ci si siede su due panchine diverse. Andrea Giani e Fefè De Giorgi avevano 14 e 23 anni quando si sono incontrati per la prima volta: Giani giocava a Sabaudia; De Giorgi era il palleggiatore dell’Ugento. Era il 1985 e nessuno poteva immaginare quanta storia azzurra avrebbero scritto insieme. Oggi guidano Francia e Italia e il tabellone potrebbe trasformare ancora una volta un amico di una vita in un avversario. Come nel 2023, quando a Roma l’Italia superò 3-0 i transalpini in semifinale. Per ora Giani non guarda così avanti: prima c’è una Francia profondamente rinnovata da accompagnare nella fase decisiva dell’Europeo, a partire dalla sfida di domani con il Portogallo. Poi, chissà: magari per una sera un amico tornerà a essere un carissimo nemico.
Giani, come ha visto l’Italia in questa prima fase?
“Nei gironi anche i top team non esprimono mai il proprio gioco migliore, perché le prime partite servono per entrare nel ritmo della manifestazione. Il salto di livello grosso arriva dagli ottavi. Però ho visto una squadra solida: anche quando perde un set, in quello successivo torna subito a mettere pressione. E nei finali fa sempre la scelta giusta”.
Affrontare Fefè, dopo tutto quello che avete condiviso, resta speciale?
“Sì. Il rapporto che ci lega non è cambiato. La nostra generazione ha vissuto insieme veramente tanti anni, giorni, ore a contatto. Oggi ci siamo seduti in panchina, ma in termini umani i rapporti rimangono tali e quali. Abbiamo soltanto qualche anno in più…”.

Il vice di De Giorgi oggi è Roberto Ciamarra…
“Qui a Sofia siamo nello stesso hotel dove eravamo con la Slovenia all’Europeo 2015. Con Roberto ho fatto un percorso di Nazionale e club molto lungo. Siamo cresciuti, abbiamo imparato e condiviso tanto. Quando per lui è arrivata questa opportunità ha fatto bene a coglierla: è andato verso quello che per tanti di noi è un sogno”.
La Francia resta tra le favorite: sentite l’obbligo di arrivare fino in fondo?
“L’obbligo viene se tu hai vinto. Rispetto al gruppo olimpico ci sono nove giocatori diversi. Sento altri allenatori dire che la Francia deve vincere: o non conoscono il nostro percorso oppure vogliono togliere pressione alle proprie squadre. Noi abbiamo lavorato su una struttura diversa utilizzando bene la Nations League. Siamo qui per imparare, cercando di avvicinarci alle squadre più forti, per poi in futuro qualificarci per Los Angeles con le nostre armi”.
È necessario avere il coraggio di tagliare con il passato?
“Va fatto. L’ha fatto Fefè nel 2021, scegliendo di creare una struttura nuova. Lo sto facendo io. Essere ancorati all’idea che chi gioca da dodici anni debba continuare a farlo non è giusto. Il tempo passa per tutti: le energie calano. E oggi il livello si è allargato: non è che perché sei Francia, Italia o Polonia puoi mettere in campo il dieci per cento e vincere contro tutti. E poi c’è un’altra cosa…”.
“È interessante chiedersi: come mai la Francia fa giocare dei giocatori che nel campionato italiano non vedono quasi il campo? Significa anche avere delle idee e dare spazio a chi ha un potenziale ma non è ancora un giocatore fatto. Chi non gioca non si sviluppa e non cresce”.
Lei ha 56 anni e ha vinto praticamente tutto. Che cosa la spinge ancora?
“La passione per la pallavolo è la mia benzina. E non deve essere solo mia: è importante condividerla con staff e giocatori”.
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