Un vaccino contro Ebola viene somministrato nel cuore di un’epidemia di Ebola. Ma questa volta c’è una differenza fondamentale: non sappiamo ancora quanto quel vaccino protegga dal virus che sta circolando.
Nella Repubblica Democratica del Congo è iniziata a Bunia, uno degli epicentri dell’emergenza, la vaccinazione degli operatori sanitari e delle persone impegnate in prima linea contro l’epidemia provocata dal virus Bundibugyo. Il vaccino utilizzato è Ervebo, già impiegato con successo nelle precedenti epidemie africane, ma sviluppato e autorizzato per prevenire la malattia provocata dal virus Ebola della specie Zaire.
È proprio qui che si gioca una delle partite scientifiche più importanti dell’attuale emergenza. L’Organizzazione Mondiale della Sanità chiarisce che non esiste al momento un vaccino autorizzato specificamente contro la malattia da virus Bundibugyo. Dati di laboratorio e sugli animali suggeriscono che Ervebo possa offrire una certa protezione incrociata, ma le prove disponibili non permettono ancora di stabilire se protegga gli esseri umani né, eventualmente, in quale misura.
70mila dosi, ma la vaccinazione diventa anche ricerca
Per affrontare l’emergenza sono state messe a disposizione della Repubblica Democratica del Congo 70mila dosi di Ervebo provenienti dalla scorta globale: 50mila sono destinate agli operatori sanitari e agli altri lavoratori in prima linea, mentre 20mila sono state riservate a uno studio clinico di fase 3 destinato a raccogliere prove sull’effetto del vaccino contro Bundibugyo.
Parallelamente, Médecins Sans Frontières ed Epicentre hanno avviato lo studio BRAVO, che seguirà nel tempo gli operatori coinvolti nella risposta all’epidemia per valutare l’effetto di Ervebo. Il punto è cruciale perché il vaccino ha già un profilo di sicurezza ben conosciuto ed è stato ampiamente utilizzato in Congo, ma l’efficacia contro Bundibugyo resta da dimostrare.
L’OMS ha quindi raccomandato che, nell’attuale epidemia, l’impiego di Ervebo avvenga nell’ambito di protocolli di ricerca capaci di produrre rapidamente dati affidabili. Le evidenze disponibili indicano una possibile protezione incrociata, ma non sono sufficienti per parlare di una protezione clinicamente significativa nell’uomo.
Un’epidemia che ha già superato 7.400 casi in Congo
La sperimentazione avviene mentre l’epidemia continua a rappresentare una grave emergenza sanitaria. Secondo l’ultimo aggiornamento giornaliero disponibile dell’OMS, al 16 settembre la Repubblica Democratica del Congo aveva registrato 7.475 casi confermati e 3.605 decessi confermati, con una letalità tra i casi confermati intorno al 48%. Considerando anche i casi registrati in Uganda e quello importato in Francia, il totale arrivava a 7.496 infezioni confermate.
Il bollettino regionale dell’OMS relativo al 13 settembre mostrava inoltre che l’epidemia aveva ormai raggiunto 62 zone sanitarie in sette province congolesi. L’Ituri rimane il principale focolaio, ma la trasmissione è aumentata anche nel Nord Kivu e sono state interessate nuove aree del Paese.
Bundibugyo non è un virus sconosciuto. Fu identificato per la prima volta durante un’epidemia in Uganda nel 2007-2008 e tornò a provocare un focolaio nella Repubblica Democratica del Congo nel 2012. Nessuno dei due eventi, tuttavia, aveva raggiunto dimensioni paragonabili a quelle dell’epidemia del 2026.
Perché gli operatori sanitari sono così esposti
Come gli altri virus Ebola, Bundibugyo si trasmette attraverso il contatto diretto con sangue, secrezioni e altri fluidi corporei di persone infette, oppure attraverso materiali contaminati. Il periodo di incubazione può variare da due a 21 giorni e una persona non è considerata contagiosa prima della comparsa dei sintomi.
Gli operatori sanitari sono quindi tra le categorie maggiormente esposte, soprattutto quando devono assistere pazienti non ancora diagnosticati o quando le misure di protezione e controllo delle infezioni sono difficili da applicare. Febbre, stanchezza, dolori muscolari, cefalea e mal di gola possono inoltre rendere le prime fasi della malattia difficili da distinguere da quelle di altre infezioni diffuse nella regione.
La vaccinazione, dunque, non sostituisce isolamento dei casi, dispositivi di protezione, tracciamento dei contatti e controllo delle infezioni. Nell’attuale epidemia aggiunge però un possibile livello di protezione e, contemporaneamente, offre l’occasione di rispondere a una domanda rimasta finora senza una risposta certa: un vaccino costruito contro Ebola Zaire può proteggere anche da Bundibugyo?
E in Italia?
Per chi vive in Italia e nel resto dell’Unione europea il rischio resta considerato molto basso. La trasmissione richiede infatti un contatto diretto con i fluidi corporei di una persona sintomatica e la probabilità di importazione seguita da trasmissione secondaria in Europa è limitata.
L’Italia ha comunque attivato una sorveglianza sanitaria specifica per il personale sanitario e non sanitario impegnato nelle attività di cooperazione, assistenza o supporto logistico nelle zone interessate dall’epidemia.
La sfida immediata resta quindi in Africa centrale: proteggere chi ogni giorno entra in contatto con i malati mentre la ricerca cerca, nel pieno dell’emergenza, di capire se uno degli strumenti più efficaci utilizzati contro Ebola possa funzionare anche contro una specie diversa dello stesso nemico.

Fonti:
Associated Press – Congo begins Ebola vaccinations for health workers in the epicenter of the outbreak
Organizzazione Mondiale della Sanità – Ebola vaccinese
Organizzazione Mondiale della Sanità – WHO emergency guidance on the use of licensed Ebola vaccine during Bundibugyo virus disease outbreaks, 31 August 2026
Organizzazione Mondiale della Sanità – Alert and response
Organizzazione Mondiale della Sanità – EBOLA BUNDIBUGYO VIRUS DISEASE OUTBREAK Democratic Republic of the Congo | Uganda Weekly External Situation Report 18, Data as of 13 September 2026
Organizzazione Mondiale della Sanità – Weekly Epidemiological Record
Médecins Sans Frontières – MSF launches Ebola disease vaccination study among DRC frontline workers
Ministero della Salute – FAQ Ebola

