Anche con l’Inter un’altra gran partita per il centrale argentino, capitano aggiunto e idolo dei tifosi come a Marsiglia
Ci sono giocatori che impiegano settimane o mesi a decifrare l’anima di una squadra e di una città, Leonardo Balerdi sembra calato nella realtà giallorossa già da una vita. Eppure Roma lo ha scoperto per la prima volta all’Olimpico solo ieri sul proscenio più importante della sfida scudetto con l’Inter, dopo i suoi primi 90’ da titolare e migliore in campo contro il Torino in trasferta. Leader deciso, temperamento argentino, regista spavaldo di una difesa che a pieno regime può mantenere standard di rendimento altissimi: nella “nazionale” argentina in campo ieri nel primo tempo, con Molina, Dybala e Soulé, il vero capitano venuto dal Sudamerica è stato lui.
certezza—
E dire che Balerdi non è una sorpresa, men che meno per Gian Piero Gasperini e il ds Tony D’Amico, che già ai tempi dell’Atalanta avrebbero voluto in organico l’argentino. E quando si è presentata l’occasione negli ultimi giorni di mercato di agosto, il dirigente si è mosso rapidamente: “Avevamo bisogno di rinforzare la difesa con un giocatore di esperienza, anche se lui è ancora giovane – ha spiegato ieri D’Amico -. Lo volevamo già all’Atalanta, ha tante partite, forza fisica, velocità. Siamo molto felici di averlo con noi”. E lui lo è altrettanto di questa Roma che desiderava da tempo, da anni, da quando a Marsiglia il difensore, già affascinato dal club della Capitale, chiese all’ex giallorosso Kevin Strootman di procurargli proprio una maglia della Roma: la stessa che oggi indossa da protagonista al culmine di una storia da predestinato.
champions—
Un entusiasmo dell’altro mondo, quello dell’argentino, che a Roma è arrivato nella fase migliore della sua carriera dopo sei anni all’Olympique segnati soprattutto da momenti belli e tanto calore attorno. Una volta, per dire, quattro agenti inscenarono un controllo di polizia al difensore, ma quando scesero dall’auto cominciarono a cantare a squarciagola “Allez l’OM!” prima di risalire a bordo e sfrecciare via. “È stato un momento difficile lasciare il Marsiglia. Ma prendo tutto quello che è venuto: le cose belle e quelle cattive – ha detto ieri Balerdi ai media francesi prima del match -. Sentivo che era arrivato il momento di andare via. Sei anni in un club sono tanti. Ma sei anni all’Olympique sono qualcosa che pochi giocatori fanno. Era il momento di scoprire un altro campionato. Da bambino avevo qualcosa con Roma, questa maglietta. Una maglia che mi piace molto, ecco perché volevo giocare in Italia per la Roma. Un club storico, ambizioso, con molta storia. E poi c’è la Champions League quest’anno. È sempre un piacere partecipare a questa competizione”.
integrato—
E c’è da scommettere che Gasp farà largo uso di Balerdi d’ora in poi sia in campionato che in Champions, sfruttandone l’esperienza internazionale. Della sua presenza ora potrebbe risentirne Ndicka, ma con le continue rotazioni del tecnico tutti potranno avere un ruolo. Di sicuro, il grande dinamismo del difensore argentino è un elemento in più per le marcature e per tenere alta la squadra mettendo in fuorigioco gli attaccanti altrui. Gli ultimi dati della sfida scudetto con l’Inter lo dimostrano: sei recuperi difensivi, quattro duelli vinti su cinque e due contrasti vinti su tre. Un’ora da top player fino allo stop per crampi. Al rientro sarà difficile rinunciarci per la sfida col Como: lui, Balerdi, è già pronto a ripartire.
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