Costretto a giocare spalle alla porta, il danese ha giocato un terzo dei palloni di Lautaro (48) e Malen (47). Allegri parla di scelte sbagliate negli ultimi 25 metri. La sosta aiuterà?

Ciò che un tempo era un sogno, adesso rischia di trasformarsi in incubo. Dura la vita per chi vuole fare il centravanti a Napoli. Per info, chiedere a Rasmus Hojlund, professione attaccante, qualità principale “attacco alla profondità”. E invece, da due stagioni a questa parte, il danese la profondità la vede poco e l’area ancor di meno. Con Conte ha iniziato un percorso di Lukakizzazione, ossia di lotta spalle alla porta e funzione principale di sponda per i compagni. Con Allegri, le cose sembravano diverse inizialmente: c’è più libertà d’azione e possibilità di attaccare la profondità, come lo stesso Hojlund ha raccontato proprio in un’intervista alla Gazzetta. Peccato, però, che la fase offensiva del Napoli vive una fase di involuzione preoccupante. Che ovviamente coinvolge in prima battuta proprio il numero 19 danese. 

CONFRONTO—  

Hojlund in area di rigore ha toccato appena 15 palloni in queste prime sei gare ufficiali di stagione. Poco o nulla, rispetto agli attaccanti principali delle altre big. Lautaro viaggia a 48 tocchi, Malen a 47, merito anche della costruzione offensiva di Inter e Roma: più del triplo di Rasmus, insomma. E Douvikas a Como e Kolo Muani (a lungo criticato) con la Juve hanno giocato il doppio dei palloni di Rasmus (31). C’è da invertire il trend e la rotta. E bisogna ripartire proprio dall’attacco: senza gol, non c’è speranza né ambizione. 

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SOLITUDINE—  

Hojlund ha segnato due gol fin qui, entrambi da fuori area e dopo iniziativa personale. Il Napoli fatica a trovarlo e forse anche lui ci sta mettendo del suo. Però fa un lavoro super dispendioso, spesso lasciato solo nella battaglia contro la difesa schierata. Mica semplice, per chi vorrebbe poter attaccare fronte alla porta. Ora tocca ad Allegri trovare una chiave nuova per riaccendere Hojlund e il Napoli, che al momento viaggia con appena 7 reti in sei gare: solo nell’ultimo anno di C aveva fatto peggio nell’era De Laurentiis. I numeri sono lo specchio del momento, ma non dicono tutto. Max ha detto che è anche un problema di scelte negli ultimi venticinque metri. Si lavora per migliorare, l’organizzazione offensiva e la qualità dell’ultimo passaggio. La sosta lunga, forse, aiuterà a sistemare qualche ingranaggio per rimettere Hojlund al centro del villaggio. O meglio, al centro dell’area.