Come progettare una casa senza imporre uno stile? I fondatori dello studio Meyer Davis raccontano ad AD Italia il metodo affinato in oltre vent’anni di lavoro: ascolto, sintesi, intuizione.

Quando Jenna Lyons, ex direttrice creativa di J.Crew e tra le figure che più hanno segnato l’estetica americana degli ultimi vent’anni, si rivolse allo studio Meyer Davis per il suo loft di SoHo, arrivò con circa 30.000 immagini di riferimento, centinaia di idee e una quantità quasi ingestibile di materiali, modanature e dettagli. «Volevo tutto», scrive nella prefazione di The Language of Home, la prima monografia residenziale di Meyer Davis, uscita a settembre per The Images Publishing Group. Quello che le mancava, aggiunge, su come progettare una casa, era la prospettiva. I fondatori dello studio, Will Meyer e Gray Davis, fecero quello che fanno da oltre vent’anni. Ascoltare, selezionare, togliere, dare una direzione. Non per imporre uno stile, ma per tradurre quella moltitudine di riferimenti in una casa che le somigliasse davvero.

designer tavolo libreria

Will Meyer e Gray Davis nel loro ufficio a New YorkCourtesy of Meyer Davis

È questo il principio che tiene insieme il libro e, da oltre vent’anni, la loro pratica. Non una firma precisa, ma un metodo. «Abbiamo sempre detto che non esiste una tipica estetica Meyer Davis», racconta Will Meyer dalla sua scrivania, circondato da materiali, immagini e riferimenti che raccontano il lavoro dello studio. Ogni progetto nasce dal cliente, dal luogo, dal modo in cui uno spazio verrà vissuto. Seduto poco più in là, Gray Davis individua nella proporzione il primo gesto progettuale, Will, invece, insiste sul valore delle contraddizioni, perché «le persone raramente hanno un gusto così univoco come pensano». È spesso tra ciò che un cliente dice di volere e ciò che realmente ama, colleziona, indossa che emerge la parte più interessante di un progetto. Negli anni questo approccio si è affinato attraverso un processo di distillazione. Togliere il superfluo, capire cosa conta davvero, lasciare che luce, materia, colore e paesaggio costruiscano l’identità di una casa, senza trasformarsi in esercizi di stile. «Stratificare non significa riempire ogni superficie», spiega Gray. Significa piuttosto lasciare che oggetti, arte, materiali e memorie entrino in relazione e che una casa possa continuare a costruirsi nel tempo.