Il capitano azzurro punta alla quarta coppa di fila: “Abbiamo vinto con tre formazioni diverse, è da qui che dobbiamo ricominciare. La Corea del Sud non è la più debole, per me è meglio dell’Austria”
Giornalista
23 settembre – 08:23 – MILANO
Da grande appassionato di calcio, capitan Filippo Volandri è assolutamente consapevole che dai sorteggi alla partita c’è in mezzo un mondo. Soprattutto se trascorrono due mesi al culmine della solita stagione massacrante e dunque valori, umori e sensazioni possono mutare all’improvviso. A Bologna, che ospiterà le Final Eight di Coppa Davis dal 24 al 29 novembre, l’urna ci ha assegnato la Corea del Sud, forse l’avversario più malleabile (l’affronteremo il 25 novembre), prima di un’eventuale semifinale con la vincente di Repubblica Ceca-Canada. Per adesso, fermiamoci qui: ma è chiaro che l’obiettivo del ct e dei suoi ragazzi, dopo i trionfi del 2023, 2024 e 2025, è il poker consecutivo che manca da 54 anni, cioè da quando gli Stati Uniti nel 1972 compilarono l’ultima serie di quattro vittorie.
Filippo, cosa bisogna fare per provare a vincere l’Insalatiera per la quarta volta di fila, la quinta dopo quella mitica del 1976?
“Partire dalla nostra forza, dalla nostra storia, da quello che abbiamo fatto in questi anni. Abbiamo vinto la Davis con tre formazioni sempre diverse, dobbiamo ricominciare da lì”.
Lei d’altronde ha sempre sostenuto che per un capitano la profondità della rosa è sempre un’opportunità e mai un problema.
“Mancano due mesi alle Finali, tutti possono giustamente ambire a un posto in squadra. I ragazzi sanno quali sono i miei criteri: convocherò chi mi darà più garanzie dal punto di vista tecnico, fisico e mentale a ridosso dell’appuntamento. Come sempre, dovremo innanzitutto pensare a noi stessi e alle nostre qualità a prescindere dagli avversari, che sono tutti molto forti. Quando sei campione in carica, hai un bel bersaglio dietro la schiena: dovremo essere bravi una volta di più a gestire la pressione dei favoriti”.
“Jannik sta seguendo i suoi programmi di recupero per ripresentarsi al top delle sue potenzialità. Si sta allenando già da una decina di giorni, aumentando progressivamente i carichi a cui si sta sottoponendo e quando rientrerà sarà subito competitivo. Sono sicuro che se alla vigilia della Davis sarà convinto di aver ritrovato la condizione ideale, vorrà fare di tutto per esserci”.
Veniamo agli impegni sul campo: tutte le teste di serie volevano la Corea, l’abbiamo pescata noi.
“Attenzione: non la ritengo la squadra più debole. Secondo me, sulla superficie in cui si gioca la finale di Davis, vale di più dell’Austria (che è andata in sorte alla Spagna, ndr). E in Italia ci ricordiamo bene di Hyeon Chung perché a Milano ha vinto la prima edizione delle Next Gen Finals: ha avuto la carriera rovinata da una serie ininterrotta di infortuni, ma quando è in giornata ha le qualità di un solido top 20, cioè la classifica che aveva prima dei tanti stop. E a ogni modo non è mai una banalità ricordare che in Davis la differenza di valori spesso si assottiglia o addirittura si azzera”.
Dalla nostra parte del tabellone, l’altra testa di serie è la Repubblica Ceca: per qualità media, con Mensik e Lehecka, sembra la terza incomoda dopo Italia e Spagna.
“È una squadra solidissima, con due singolaristi di alto livello e pure un doppio competitivo. Se poi recupera Machac, ha un’eccellente alternativa. A differenza nostra, sostanzialmente il loro nucleo è sempre lo stesso, ed è il bello della Coppa Davis che può proporre sempre situazioni diverse tra una squadra e l’altra. Ma…”.
Ma occhio al Canada, che li sfiderà nei quarti…
“Esattamente. Intanto sanno come si vince la Coppa con questa formula (hanno trionfato nel 2022, prima che iniziasse il ciclo azzurro, ndr) e poi Auger-Aliassime trova nel veloce indoor le condizioni migliori per esprimersi. Non so come sia la situazione di Shapovalov, ma se Diallo torna dall’infortunio sono una squadra temibilissima per tutti”.
I pronostici sono tutti per una finale tra Italia e Spagna: non le chiederemo se è d’accordo, però Alcaraz deve ancora dimostrare di aver di nuovo raggiunto il top della forma.
“A parte che Ferrer può contare su altri eccellenti giocatori, vedremo come si comporterà Carlos in questi due mesi. Di certo, se starà bene sarà sicuramente a Bologna: doveva giocare già l’anno scorso, ma si infortunò proprio alla vigilia. E ha spesso ripetuto che la Coppa Davis è un grande obiettivo di carriera”.
Anche Zverev sembra aver riscoperto l’amore per l’Insalatiera…
“Lui continua a preferire il vecchio formato con le sfide casa-trasferta, però sa di poter cogliere una grande opportunità. Gli ho parlato un po’ alle Finali dell’anno scorso, mi disse che adesso il clima in squadra è molto positivo e che tutti sono consapevoli di dover sfruttare questa finestra temporale: è un gruppo intorno ai trent’anni e anche qualcosa di più, che ritiene di non avere troppe chance nel prossimo futuro”.
Comunque siamo qui ad analizzare un ultimo atto della Davis che potrebbe celebrare la presenza di Sinner, Zverev e Alcaraz, cioè dei primi tre giocatori del mondo (e Aliassime è n.5). Altroché competizione snobbata: è un deciso cambio di tendenza rispetto al recente passato.
“Dirò di più: Zverev e Shelton hanno affrontato un viaggio transoceanico il giorno dopo la loro finale degli Us Open per giocare il playoff. Questo dà grande valore alla competizione. E in fondo la Davis può cambiare la sua essenza, ma nella sua unicità conserva un fascino che non ha eguali”.
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