Il difensore dell’Inter è stato finalmente convocato dalla Germania, dopo aver accarezzato il sogno di partecipare al Mondiale e la delusione per una chiamata rinviata. E ha svelato un vecchio consiglio…
Yann Bisseck, quel sogno chiamato nazionale, l’ha accarezzato a lungo. L’ha visto avvicinarsi e poi allontanarsi, l’ha assaporato e toccato con mano prima di veder sfumare definitivamente la possibilità di godersi l’esperienza di un Mondiale. Una delusione grossa, difficile da digerire soprattutto dopo una stagione con l’Inter finalmente da protagonista e non più da prezioso gregario. Ma, almeno a quanto pare, per superare i momenti complessi il tedesco nerazzurro si affida ad una strategia tutta sua. Ereditata da un vecchio allenatore: David Nielsen, il primo tecnico quando l’ex Aarhus – che all’epoca si interrogava se non fosse meglio avviare gli studi per diventare medico – si trasferì appunto in Danimarca. “Mi ha insegnato una regola importante – ha svelato Bisseck -. Se in campo commetti un errore, devi dare la colpa a qualcos’altro. All’erba o persino a un compagno di squadra, se ti serve a livello mentale per liberartene la testa nel giro di cinque secondi. Trovo che sia un consiglio davvero valido. Così, a Madrid, ho guardato un attimo a terra e dato la colpa ai tacchetti che si erano incastrati nell’erba del Bernabeu”. Chissà se qualche mese fa, quando non era arrivata la convocazione per il Mondiale americano, Bisseck avesse “scaricato” la colpa altrove. Di sicuro c’è che oggi il gigantone tedesco si gode al massimo la prima convocazione di Klopp. Arrivata assolutamente per merito, dopo un avvio di stagione ottimo.
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L’infortunio di Stones e la condizione ancora non perfetta di Akanji – sullo svizzero è stato proprio il Mondiale ad influire non poco – hanno permesso a Bisseck di vivere un avvio di stagione da colonna della difesa nerazzurra: titolare – con gol – all’esordio contro il Monza, risparmiato a Cagliari (subentrato solo nel finale ma tanto è bastato per cancellare il potenziale pareggio rossoblù), di nuovo dal 1′ contro Napoli e Real Madrid prima di un’altra panchina “tattica” contro l’Udinese per tornare protagonista all’Olimpico di Roma qualche giorno dopo. Il totale dice 5 presenze sulle 6 totali, di cui 4 da titolare senza essere sostituito a gara in corso: un buon bilancio, anzi ottimo, che ha contribuito a convincere Jürgen Klopp che sì, Yann meritasse eccome una convocazione con la nazionale tedesca. Il difensore nerazzurro, sempre nel corso dell’intervista concessa al podcast Football Finance, ha poi svelato un retroscena curioso sulla convocazione del nuovo c.t tedesco: “Devo dire che mi ha fatto subito un’ottima impressione e spero di avergli fatto lo stesso effetto, ma dovreste chiederlo a lui. Comunque mi ha fatto una breve telefonata: ero all’allenamento e appena finito ho guardato il telefono, notando un numero tedesco non salvato. Controllando su WhatsApp, dove compare sempre il nome, c’era scritto ‘Jürgen’. Ho pensato: ‘Potrebbe essere lui, magari porta buone notizie’. Mi aveva lasciato un breve vocale chiedendomi di richiamarlo perché ci teneva a dirmelo di persona. Trattandosi del giorno della partita l’ho richiamato l’indomani: mi ha dato la bella notizia ed ero felicissimo”.
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