Gli stop forzati condizionano il rendimento del turco in scadenza a giugno: il club nerazzurro prende tempo
Arriverà un tempo in cui Calhanoglu riuscirà a ricomprarsi la tanto amata Harley Davidson. E questo sarà soltanto il primo degli sfizi che intenderà concedersi da ex calciatore. Adesso, davanti a sé, Hakan vede ancora diversi anni in campo ma di questi, almeno per il momento, all’orizzonte ne ha uno solo, l’ultimo, da trascorrere con l’Inter. La questione rinnovo legata al turco è un dossier aperto ma non ancora approfondito nonostante, ad oggi, ci siano appena nove mesi tra lui e il termine della sua storia in nerazzurro. Poche fermate prima del capolinea, a meno che non si decida di proseguire ancora insieme. Siamo in una fase in cui non è escluso nulla e in cui, al tempo stesso, c’è una variabile che potrà orientare qualsiasi valutazione a prescindere dalla reciproca voglia di immaginarsi ancora insieme: quella legata agli infortuni. Da quando è all’Inter, i numeri raccontano di 38 partite saltate per acciacchi di vario genere in sei stagioni. Calcolando quindi anche le ultime due gare di questo campionato in corso perse per il risentimento muscolare all’adduttore della coscia destra dal quale sta tuttora recuperando.
Fondamentale Calha—
Trentotto partite sono quelle che compongono un campionato intero, ecco perché l’argomento è delicato e rilevante insieme quando si parla del futuro del turco. Lì in mezzo, la sua sedia da regista — di quelli pluripremiati come se ne vedono all’Academy — nessun allenatore gliel’ha mai tolta quanto gli infortuni. E oggi resta sempre lui l’uomo chiave in quella porzione di campo, centrale in tutti i sensi. Per Cristian Chivu è un totem al quale è impossibile rinunciare (quando sta bene), pur avendo un’ormai collaudata alternativa come Piotr Zielinski, più altre due opzioni giovani e in qualche modo futuribili come Petar Sucic e soprattutto Aleksandar Stankovic. Ma quando Calha non c’è, si sente. Quest’anno aveva iniziato a tutta: titolare contro Monza e Cagliari e in gol in entrambe le occasioni (con i sardi decisivo per l’1-0). Poi col Napoli è entrato per mettere ordine a una ventina di minuti dalla fine — tempo di ammirare da vicino la rimonta della ThuLa con i gol del 2-2 e del 3-2 — ma dopo non si è più visto. I risultati contro Udinese e Roma hanno comunque premiato l’Inter, uscita senza sconfitte e prima in classifica al primo curvone del campionato, ma questo non cancella i problemi fisici che hanno presto fatto capolino all’alba di questa annata.
Il peso delle assenze—
A inizio agosto, a Perth, Calhanoglu alla Gazzetta aveva ammesso che “il futuro non dipende da me ma dalla società”. Per poi aggiungere che, allora, non c’era stato alcun contatto per il rinnovo. Quasi due mesi dopo non è cambiato nulla. Anche se il 30 giugno 2027 incombe per ora non c’è fretta e di futuro probabilmente se ne parlerà tra qualche mese. Nel frattempo si capirà quanto ancora gli stop forzati abbiano avuto la meglio sulla volontà del turco di dare tutto alla sua Inter. E qualsiasi riflessione seguirà i dati di campo. Assenze, e il loro peso, comprese. E se sarà addio a zero? Sarà comunque col sorriso, anzi l’unico numero al quale ogni tifoso ripenserà non sarà né quello degli stop né lo zero di una separazione da svincolato. D’altronde è così che era arrivato nel 2021 dal Milan. Resteranno i trofei, quelli sì. Oggi sono 8, a giugno Hakan spera di più. A prescindere da quello che succederà.
© RIPRODUZIONE RISERVATA