L’attrice spagnola ha parlato del dolore vissuto sia per la separazione da Raoul Bova che per la morte del padre e come questo l’ha cambiata

24 settembre – 18:06 – MILANO

Rocio Muñoz Morales nei suoi 38 anni di vita ha affrontato tante prove che l’hanno segnata, dall’arrivo in Italia, alla separazione col compagno e padre delle due figlie, fino alla morte del padre. Tutte esperienze che l’hanno resa una donna più forte, ma soprattutto fiera di quello che è diventata. 

Rocio Muñoz Morales e la perfezione—  

Il 1° ottobre la ritroveremo al cinema accanto a Taylor Mega e Frank Matano in Quasi vera, una commedia di Fausto Brizzi in cui il protagonista, un aspirante attore in cerca del successo, crea un’influencer virtuale (Mega) perfetta che ottiene un rapido successo ma che in realtà non esiste. Intervistata da Il Messaggero Rocio Muñoz Morales ha parlato del suo rapporto con la perfezione: “Anche se esistesse sarebbe poco interessante. Le imperfezioni sono la nostra unicità, questo è il messaggio che voglio trasmettere alle mie figlie Luna e Alma” ha detto l’attrice che ha poi spiegato come comprendere le proprie fragilità non rappresenta un segno di debolezza: “Tutte le prove che ho dovuto affrontare mi hanno dato sicurezza. In passato non mi sono sentita all’altezza. Oggi sono fiera della donna che sono diventata, ho fatto pace con l’inseguire la perfezione”. 

il dolore vissuto—  

Nel film Rocio è la moglie del protagonista ed è l’elemento forte della coppia: “Lo sono sempre stata anche io, è una mia caratteristica. Mi è capitato di dare l’idea di non aver mai bisogno di chiedere aiuto, invece una donna deve potersi appoggiare al compagno. Giustissimo combattere per la parità ma attenzione a non perdere il ruolo nella coppia. Il confine tra le rivendicazioni e il rischio di snaturare la femminilità è molto sottile, bisogna prendere esempio dalla Spagna”. Inevitabilmente nell’intervista Rocio ha parlato anche del dolore vissuto dopo la separazione da Raoul Bova ma ha specificato che non è stato l’unico grande dolore: “La morte di mio papà, sei mesi dopo che mi aveva applaudito a Venezia nel ruolo di madrina, mi ha profondamente ferita. Il dolore ti spoglia ma poi ti rende più sensibile, evoluta, dotata di maggiori risorse”. Pur senza mai entrare nel dettaglio di quanto vissuto, l’attrice ha spiegato come: “Il rancore non serve a niente è una pozione avvelenata. Bisogna concentrarsi su quello che si vuole fare e farlo meglio”. 

Questi sono i messaggi che vuole trasmettere anche alle figlie, mostrandosi sempre serena: “Oggi sono una donna a cui brillano gli occhi”. Rocio Muñoz Morales ha spiegato come Luna e Alma di 10 e 7 anni, ancora non hanno un cellulare, ma già deve proteggerle da immagini e messaggi aggressivi, pericolosi: “Pensare che alla loro età io giocavo ancora con le bambole non dovevo difendermi da valori poco sani”. Ha aggiunto di non avere argomenti tabù con le bambine: “Mi impegno al massimo, le esorto a studiare per essere più libere e scegliere la loro strada. Hanno due caratteri opposti, una più estroversa, l’altra più riservata. Faccio di tutto perché si sentano speciali, uniche anche se non corrispondono alle mode”.