di
Giulia Taviani
Nel 1995 Kaczynski inviò ai giornali americani il manifesto che porterà al suo arresto. Il testo conteneva concetti che ora vengono ripresi dagli «apocalittici» dell’intelligenza artificiale. Il nuovo film su Unabomber su Netflix
«L’uomo che il mondo avrebbe conosciuto come Theodore Kaczynski è venuto alla nostra attenzione nel 1978 in seguito all’esplosione, all’università di Chicago, della sua prima bomba artigianale rudimentale». Inizia così il profilo che l’Fbi ha redatto sull’uomo che per quasi diciotto anni ha gettato nel panico gli Stati Uniti con le sue bombe spedite per posta, e che l’agenzia federale ha rinominato «Unabomber».
Quando è morto, tre anni fa, Ted Kaczynski aveva 81 anni. Si trovava in prigione dal 1998, quando è stato condannato a quattro ergastoli per aver commesso, tra il 1978 e il 1995, sedici attentati dinamitardi. In quegli attentati, commessi senza un movente chiaro o uno schema preciso, sono morte tre persone e altre 23 sono rimaste ferite.
Nel settembre 1995, sul Washington Post e sul New York Times, uscì il suo manifesto, in cui metteva in guardia la popolazione dai pericoli della tecnologia. Un testo che, dopo la sua morte e gli sviluppi dell’AI, ha riscosso nuovo interesse, portando qualcuno a considerarlo un pioniere, in grado di capire in anticipo i rischi della tecnologia, e di emularlo. Eppure, 31 anni fa, pubblicare quel testo fu per lui un incredibile autogol.
L’uomo che per quasi diciotto anni era riuscito a sconvolgere gli Stati Uniti e a farla franca venne incastrato dal fratello e dalla cognata, che riconobbero, proprio nel suo manifesto, il suo tratto stilistico. La caccia all’uomo più lunga e costosa nella storia degli Stati Uniti venne interrotta così. Ora un nuovo film, dal titolo Unabomber, ripercorre su Netflix la sua storia, iniziata con una laurea in matematica ad Harvard.
La laurea ad Harvard a 20 anni
Theodore John Kaczynski nasce nel 1942 a Chicago da genitori della classe operaia, dieci anni prima di suo fratello David. Con un quoziente intellettivo a 167 (nettamente al di sopra della media), Ted diventa ben presto un prodigio della matematica. I vicini lo descrivono come «intelligente ma solitario», descrizione che ne hanno dato anche i suoi coinquilini durante gli anni del college. Grazie alle sue doti salta il primo anno di medie e l’ultimo anno di liceo, diplomandosi a 15 anni.
A 16 anni, grazie a una borsa di studio, inizia l’università di Harvard, dove si laurea a 20 anni, per poi iscriversi all’Università del Michigan. Peter Duren, suo ex professore, lo descrive come un matematico «molto originale», con buone idee e un ottimo lavoro a Berkeley, dove a 25 anni diventa assistente professore, «lanciato in una brillante carriera».
Nel 1966, a 24 anni, organizza un incontro con uno psichiatra per sottoporsi a una transizione di genere, ma mentre è in sala d’attesa cambia idea, e durante la seduta con la psichiatra discute di altre cose. In seguito, ha raccontato, «si è sentito così arrabbiato da pensare di uccidere la psichiatra e altre persone che odiava», ricordando quell’istante come un momento di svolta.
Nel 1969 – improvvisamente, e senza dare spiegazioni – abbandona il mondo accademico, si dimette da Berkeley e si ritira nel Montana, in una cittadina rurale di sole mille persone.
Il progetto segreto della Cia Mk-Ultra
Durante il percorso ad Harvard, Kaczynski partecipa per diverso tempo a uno studio sulla personalità tenuto dal Dr. Henry Murray. Nel 2018 la Cia rivelerà che quegli incontri erano parte del progetto MK-Ultra.
L’Mk-Ultra, si scoprirà in seguito, era il nome in codice di un programma segreto di ricerca della Cia sul controllo mentale, gestito dall’Office of Scientific Intelligence. Prevedeva l’uso clandestino di molti tipi di farmaci e droghe come l’LSD, nonché altri metodi (descritti come vere torture), per «manipolare gli stati mentali individuali e per alterare la funzione cerebrale».
Il libro CHAOS, del giornalista Tom O’Neill, ipotizza che al programma Mk-Ultra possa aver partecipato anche Charles Manson. Ma non esistono documenti declassificati che lo dimostrino.
Nonostante sia certo che Kaczynski sia stato uno dei 22 studenti sottoposti allo studio, non si hanno prove che sia stato sottoposto a tortura o a somministrazione di droghe, anche se lui racconta di tutto ciò. Racconta anche che il programma consisteva in un prolungato e stressante attacco psicologico, con gli studenti che venivano immobilizzati su una sedia e collegati agli elettrodi per monitorare le reazioni emotive. Secondo le registrazioni, in quel periodo (tra il ’59 e il ’62) Kaczynski risulta «emotivamente stabile».
Eppure, secondo i suoi avvocati difensori, alcuni problemi emotivi e di «controllo della sua mente» emersi in seguito potrebbero essere collegati alla partecipazione a quel programma.
La vita in Montana in una capanna
Nel 1971, dopo due anni trascorsi a casa dei genitori, in Illinois, Kaczynski si costruisce una capanna fuori Lincoln, una cittadina del Montana, senza elettricità né acqua corrente, e vi si trasferisce da solo. Dentro la capanna ci posiziona un letto, due sedie, alcuni bauli, una stufa a gas e molti libri. Il suo obiettivo è vivere in totale solitudine, al punto da attuare sabotaggi – anche appiccando incendi dolosi – agli impianti in costruzione vicino alla sua cabina.
Le bombe spedite per posta, e quella imbarcata su un volo
Dal 1978 al 1995 Kaczynski spedisce o consegna bombe sempre più sofisticate causando la morte di tre persone e il ferimento di altre 23. I suoi obiettivi sono accademici, negozi di elettronica e compagnie aeree.
Le prime due bombe le indirizza alla Northwestern University, nell’Illinois, a circa un anno di distanza una dall’altra. Nel 1978 rimane ferito un ufficiale della polizia universitaria, nel 1979 uno studente. Entrambi riportano tagli e ustioni minori. La prima bomba arriva come un pacco indirizzato al professore di ingegneria dei materiali Buckley Crist, la seconda viene nascosta in una scatola di sigari e poi lasciata su un tavolo.
La terza bomba viene fatta imbarcare il 15 novembre 1979 sul volo 444 dell’American Airlines da Chicago a Washington D.C.. Fortunatamente l’ordigno rilascia solo del fumo ma non esplode come pianificato. Trovandosi a metà volo, i politi sono costretti a un atterraggio d’emergenza mentre dodici persone vengono soccorse per inalazione di fumo non letale. Successivamente Kaczynski dichiarerà di essersi sentito sollevato dal fatto che la bomba non fosse esplosa, perché il bersaglio era «troppo indiscriminato».
La quarta bomba viene indirizzata a Percy Wood, presidente di United Airlines. Wood riporta gravi tagli e ustioni sulla maggior parte del corpo e del viso.

Dal 1981 al 1985 è di nuovo il turno delle università. Prima indirizza un pacco bomba a un professore di ingegneria elettrica dell’Università dello Utah, che verrà disinnescato; poi, nel 1982, ne invia un altro all’università Vanderbilt nel Tennessee con cui ferisce un segretario universitario.
Infine ne spedisce due a Berkeley, colpendo un professore (che riporta gravi ustioni) e uno studente (che perde parzialmente la vista nell’occhio sinistro e quattro dita). Infine, spedisce una bomba – che viene disinnescata – alla Boeing Fabrication Division di Auburn, nello Stato di Washington, e una all’università del Michigan con cui rimangono feriti un professore e il suo assistente.
Le tre vittime
Il primo omicidio avviene nel 1985, quando una bomba piena di chiodi e schegge esplode nel parcheggio di un negozio di computer a Sacramento, uccidendo il proprietario Hugh Scrutton. Spedirà un altro pacco-bomba nel 1987, a un altro negozio di computer di Salt Lake City, con cui ferisce gravemente un uomo.
Poi si prende una pausa di sei anni, e fino al 1993 non spedisce più niente. Torna negli anni Novanta con due attacchi in una sola settimana. I pacchi-bomba arrivano a casa del genetista americano Charles Epstein e dell’accademico David Gelernter. Entrambi perdono diverse dita. Infine, gli ultimi due attacchi letali: nel 1994 il dirigente pubblicitario Thomas J. Mosser muore aprendo un pacco bomba speditogli nella sua casa del New Jersey, mentre nell’aprile del 1995 uccide Gilbert Brent Murray, presidente della California Forestry Association.
Secondo il New York Times, Murray fu talmente sfigurato dall’esplosione che alla sua famiglia fu permesso di vederlo, per un ultimo saluto, solo dalle ginocchia in giù.
La caccia all’uomo
Considerato che gli obiettivi dei suoi attacchi erano principalmente università e compagnie aeree, l’Fbi inizia a chiamarlo con il nome in codice UNABOM (University and Bairline Bomber), da qua il soprannome Unabomber. Gli obiettivi però sono casuali, i moventi non chiari e le bombe costruite con materiali rudimentali come pezzi di legno, cavi di lampade, scarti vari… Niente di utile che possa aiutare gli agenti a identificarlo.
Così, nel 1993, l’Fbi fissa una taglia di 1 milione di dollari. Sulla linea telefonica gratuita istituita per questo caso, l’agenzia riceve oltre 50 mila segnalazioni. Ma la svolta arriva solo grazie alla pubblicazione del suo manifesto.
Il manifesto e le «profezie»
Nell’aprile del 1995 Kaczynski invia al Washington Post e al New York Times un manifesto di 35 mila parole contro le tecnologie e la società moderna dal titolo La società industriale e il suo futuro, in cui sottolinea la necessità di tornare a uno stile di vita più rurale e preindustriale. In cambio l’autore promette di smettere di uccidere.
Inizialmente il manifesto viene letto da poche persone, riconoscendo che si tratta dell’ideologia di un criminale, ma poi, con il passare degli anni (soprattutto dopo la sua morte) sempre più persone hanno rivalutato le sue dichiarazioni: tra di loro c’è anche Luigi Mangione, il 28enne colpevole dell’omicidio di Brian Thompson, a.d. del colosso assicurativo sanitario UnitedHealthcare.
Nel primo paragrafo del manifesto Kaczynski scriveva che il progresso tecnologico «ha reso la vita insoddisfacente», «portato a diffuse sofferenze psicologiche» e «inflitto gravi danni al mondo naturale». Nel paragrafo 156, che nell’era dell’AI in molti citano, che «le nuove tecnologie tendono a cambiare la società in modo tale che diventi difficile o impossibile per un individuo funzionare senza utilizzare quella tecnologia». Nel 174 avvertiva che in futuro, per colpa della tecnologia, «il lavoro umano non sarà più necessario».
Online esiste un nome per indicare coloro che sostengono le sue teorie: Tedpilled (il fenomeno si chiama Tedpilling, una crasi fra il nome di Unabomber e la redpill, la pillola rossa della manosfera). Trova seguito soprattutto nell’ala destra della politica americana, alimentata da pessimismo e paranoia nei confronti della tecnologia.
Dopo la morte di Kaczynski Joe Allan, collaboratore del podcast War Room di Stephen K. Bannon, sostenne che «vale la pena riflettere sulla cupa visione di Ted». Ma anche Elon Musk si è interessato all’argomento. «Potrebbe non avere torto», ha scritto su X in merito alla prima frase del manifesto, che recita: «La rivoluzione industriale e le sue conseguenza sono state un disastro per il genere umano».
Tornando al 1995, grazie a quel testo, e alla chiamata di un certo David Kaczynski, l’Fbi arriva a una svolta.
La telefonata del fratello e della cognata
Linda Patrik, professoressa di filosofia, è in vacanza in Francia con il marito, David Kaczynski – che non vede il fratello Ted da quasi dieci anni -, quando si imbatte in un giornale di Parigi che dedica una serie di articoli all’Unabomber americano.
Più va avanti a leggere, più nella sua testa iniziano a emergere dubbi. Nel 2016 racconta alla Bbc che, «quasi ogni due giorni, leggevo questi articoli e mi grattavo la testa pensando “wow, questo sembra proprio il fratello di Dave”».
Dagli articoli emergono le passioni per la falegnameria, per la tecnologia, oltre ai luoghi in cui le bombe sono esplose, città in cui il cognato ha vissuto o lavorato. Poi esce il manifesto, e i dubbi diventano certezze: si tratta di Ted. «Ho visto Dave leggere la prima pagina e la sua espressione è cambiata radicalmente» ha raccontato Linda.
«Non faceva il bagno da mesi»
Grazie alle testimonianze dei coniugi – e ad alcune lettere scritte da Ted che il fratello consegna all’Fbi – gli investigatori raccolgono prove sufficienti per ottenere un mandato. Il 3 aprile 1996 quaranta agenti si presentano di fronte alla capanna di compensato dove Ted vive e lo arrestano. Dentro la casa trovano due bombe già pronte e 40 mila pagine di diari su cui ha descritto gli esperimenti realizzati e le attività svolte come Unabomber.
Quando l’Fbi lo trascina fuori dalla capanna, appare al mondo come un eremita «dagli occhi selvaggi, con lunghi capelli e una lunga barba». Secondo il racconto del fratello, era trasandato, «non si faceva il bagno da mesi e i suoi vestiti erano stracci».
Il processo e la condanna all’ergastolo
Nell’aprile del 1996 la corte federale lo accusa di dieci reati tra cui trasporto illegale, spedizione e uso di esplosivi, oltre all’omicidio di due persone in California e di una terza in New Jersey.
Mentre gli psichiatri coinvolti nel processo considerano i suoi scritti come prova di schizofrenia, i suoi avvocati cercano di invocare l’infermità mentale. Kaczynski però si ribella, cercando di rappresentarsi da solo in tribunale, rischiando la pena di morte. Alla fine, dopo un tentativo di suicidio in cella, si dichiara colpevole, così da evitare la pena capitale. Viene condannato all’ergastolo senza possibilità di appello.
Nel carcere di massima sicurezza in cui si trova in Colorado, stringe amicizia con alcuni detenuti come Ramzi Ahmed Yousef, attentatore del World Trade Center del 1993, e Timothy J. McVeigh, attentatore di Oklahoma City giustiziato nel 2001, con cui condivide libri e discute di politica. La notte tra il 9 e il 10 giugno 2023 si toglie la vita impiccandosi con una stringa da scarpe legata alla sbarra di sostegno per la deambulazione. Si trovava in cella nel carcere federale di Butner, in Carolina del Nord.
La sua casa è stata rimossa dalla periferia di Lincoln. Fino al 2019 è stata esposta al Newseum di Washington, poi è stata smontata e ricostruita all’interno del magazzino dell’Fbi.
27 settembre 2026
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