di
Barbara Visentin

Scelte fra 5.000 candidate, sono il primo gruppo italo-europeo che punta sullo stile coreano. Hanno pubblicato il singolo di esordio «One More Kiss»

Si chiamano Viola, Deegee, Cahaya e Sofy, cantano, ballano, rappano, recitano e sono giovanissime: la loro età media è proprio quella che dà il nome al gruppo, Fourteen, 14 anni. C’è chi si è iscritta ai provini quasi di nascosto e chi invece è stata incoraggiata dai genitori, tutte e quattro, scelte fra circa 5.000 candidate in tutta Italia, sprizzano entusiasmo, ridono e sottolineano «il legame veramente bello che si è creato fra noi dopo la timidezza e l’imbarazzo iniziale».

Le Fourteen sono il primo gruppo k-pop italio-europeo e se la descrizione potrebbe suonare come una contraddizione in termini, visto che «k» sta per Korean e nessuna delle quattro è coreana, la spiegazione arriva dal loro direttore artistico Paolo Meneguzzi che dopo l’exploit come cantautore nei primi anni Duemila ora si dedica ai giovani talenti: «Ormai il k-pop è uno stile più che una provenienza geografica, da qualche anno lo considero come il reggaeton o come era l’hip hop», racconta.



















































Che fenomeni giganteschi come i Bts o le Blackpink abbiano conquistato il mondo è assodato: se 10 o 15 anni fa i fan del k-pop in Italia erano una nicchia e i primi arrivi delle band di Seul venivano guardati con occhio critico, considerati poco più che un’imitazione delle star inglesi o americane, oggi gli equilibri si sono ribaltati. I ragazzi impazziscono per la cultura coreana, ne conoscono alla perfezione i personaggi, ne amano l’estetica, studiano a memoria le coreografie. Il successo del cartoon Netflix «K-Pop Demon Hunters», con tanto di Oscar e Grammy vinti da un brano della colonna sonora, «Golden», è entrato nella storia, portando l’universo culturale coreano fin nel cuore di Hollywood.

E anche nel cuore di tantissimi teenager italiani:
«Ci piacerebbe diventare un posto sicuro per i nostri fan, come lo sono gli Idols», dice Deegee, pseudonimo di Sofia Di Giamberardino, 14 anni, romana. Il riferimento è alle star coreane che diventano «idol» dopo duri anni di allenamenti come «trainee» e hanno alle spalle un’industria dell’intrattenimento ormai senza pari, sia per livello di perfezione sia per investimenti.

Per le Fourteen Meneguzzi guarda da un lato al precedente delle Katseye, girl group «globale» (con componenti che arrivano da varie parti del mondo, ma sede a Los Angeles) dall’altro a sitcom televisive amatissime dai più giovani, sullo stampo di Hannah Montana «ma in chiave moderna».

Le Fourteen, infatti, «sono un esperimento transmediale, unico nel settore, che nasce dalla musica e poi mette insieme televisione, formazione, mondo digitale», spiega. Possono contare su un budget «importante, di qualche milione» e sulla sinergia fra casa discografica (la Warner), network televisivo (la Rai) e produttori internazionali (fra cui gli svedesi Andreas Carlsson ed Erik Lidbom), con la speranza «di parlare a un target giovane», creare una forte community di appassionati e di uscire anche dai confini italiani.

Il primo passo è un singolo, già pubblicato e cantato tutto in inglese: «One More Kiss» è accompagnato dal relativo videoclip in cui le quattro ragazze danno una prima prova delle loro abilità nel canto e nella danza e sfoggiano look marcatamente k-fashion: capelli colorati, minigonne a piegoline, calzettoni sopra il ginocchio, t-shirt e camicie crop top.

L’anno prossimo, invece, le Fourteen saranno protagoniste di una serie tv, in onda nel nuovo canale Rai Kids V/Be. Nel mezzo non mancheranno le apparizioni (saranno ospiti del Lucca Comics a fine ottobre, ma chissà che il legame con la Rai non porti anche altri affacci televisivi) e soprattutto gli allenamenti: lezioni di canto, danza, dizione, freestyle recitazione, incontri nei weekend per provare insieme le coreografie, il tutto da conciliare con la scuola.

«Sicuramente siamo molto emozionate e sentiamo una certa pressione, ma non vediamo l’ora di mostrare quel che sappiamo fare», dice Sofy, cioè Sofia Peleggi, 15 anni, di Roma. «Vorremmo far vedere ai giovani che tutto è possibile», aggiunge Cahaya, 14enne di Barcellona con origini svedesi e indonesiane. «Speriamo di far conoscere la nostra musica a più persone possibili e di raggiungere livelli alti», le fa eco Viola Scalzo, 13enne di Biella, la più giovane del gruppo.

Il progetto è ambizioso e l’energia è alta
. Ma il lavoro da fare è tanto, è consapevole Meneguzzi: «D’altra parte oggi è sempre più importante che gli artisti siano capaci di fare tante cose, non soltanto cantare o ballare».

28 settembre 2026