Bologna, 30 settembre 2026 – La forza di Sinisa Mihajlovic. La forza del mister, dell’uomo, del leone: di chi ha saputo affrontare a testa alta una malattia orribile, “è stata per me un esempio a cui ispirarmi nel momento più difficile”. Nel momento in cui Ludovico Riccioli, fisioterapista 29enne delle giovanili del Bologna Calcio, ha scoperto lo scorso aprile di avere “un linfoma primitivo del mediastino in forma non Hodgkin”: una forma aggressiva di tumore del sangue che, nel caso del giovane, si è manifestata “come una massa di 10 centimetri all’altezza del torace”.

Ludovico, come ha scoperto la malattia?

“Ero al campo a Casteldebole in quel momento. Era un po’ di tempo che soffrivo di un prurito insopportabile, tale da non farmi dormire la notte. Sudorazione notturna e febbre. Quel giorno ho deciso di farmi provare la pressione dai medici e il risultato della massima era di 190”.

Da qui la corsa in ospedale?

“Sono andato al Pronto soccorso del Sant’Orsola, dove dopo una serie di accertamenti è emerso che avessi appunto questa massa che mi deviava la trachea. Sono stato preso in carico dal reparto di ematologia e in due settimane ho iniziato la chemioterapia”.

Una vita capovolta in un istante. Come ha vissuto questo cambiamento e come sta oggi?

“Per me che mi sono sempre occupato di assistere e aiutare persone malate o con problemi fisici e di salute nella loro riabilitazione, improvvisamente sono stato catapultato dalla loro sponda. Dalla parte di chi prima assistevo nel recupero. Ma è proprio così che ho imparato ad essere più forte emotivamente e capire meglio le problematiche e le necessità di chi vive quel che ho passato anche io. Ora il tumore è in fase remissiva e da qualche settimana ho ripreso la mia attività lavorativa”.

Delle difficoltà ha fatto tesoro e trovato un modo per ripartire?

“Ero già molto attivo sui social. Durante la malattia ho iniziato a sfruttare i profili per fare video su come ho affrontato il tumore e nonostante tutto sono comunque riuscito ad allenarmi con modalità e impegno modulati in base alla mia patologia. Questo è stato molto importante anche per aiutare altre persone nella mia condizione, per trasmettere il messaggio per cui anche in una situazione così grave c’è la possibilità di non lasciarsi andare: hanno iniziato a scrivermi tanti giovani che stavano attraversando lo stesso calvario, oppure le loro madri. E ho continuato così a parlare dell’importanza di fare attività fisica anche in momenti come questi, lanciando un messaggio”.

Durante la chemioterapia e lo stop forzato dalla collaborazione con il Bologna Calcio, la società le è rimasta vicino?

“Sempre. La famiglia rossoblù mi ha aiutato tantissimo durante le cure e non mi è mai mancato il loro abbraccio e affetto”.

In che modo?

“Un medico del Bologna mi ha anche accompagnato alle visite, mi hanno sempre offerto assistenza per qualsiasi necessità. E sin da subito mi hanno rassicurato sul fatto che avrei potuto rimanere a casa per tutto il tempo necessario alla cura. Un periodo in cui la mia collaborazione è sempre rimasta aperta e durante il quale il Bologna mi ha continuato a pagare. Una cosa non scontata per me che sono libero professionista”.

Il Bologna d’altronde proprio con mister Mihajlovic ha dimostrato una particolare attenzione a chi vive queste battaglie.

“E lo stesso mister per me è stato un esempio, anche se non l’ho mai conosciuto di persona. Durante la malattia ho rivisto i suoi video, le sue interviste. Lui ha dimostrato una forza immensa e me l’ha trasmessa in un momento difficile, è stato un esempio. E anche suo figlio Miroslav mi ha fatto sentire la sua vicinanza venendomi a salutare”.