Terry Gilliam è da sempre sinonimo di un mondo onirico, fantastico, di un regista capace di connettere la fantasia, ad un’analisi profonda della nostra società, del nostro tempo e di ciò che siamo. Oggi sono vent’anni esatti da uno dei film più divisivi del regista: I Fratelli Grimm e l’incantevole strega uscito il 26 agosto del 2005. Fu un viaggio dentro il meglio del folklore europeo, quelli che i fratelli Grimm nell’800 avevano ridisegnato, cambiando per sempre la nostra narrativa. Il film venne concepito da Ehern Kruger ad inizio millennio, attirando subito l’attenzione di Terry Gilliam, che dai tempi di Paura e delirio a Las Vegas non si era più avvicinato alla macchina da presa. Oltre alla MGM, fu della partita anche il famigerato Harvey Weinstein, che salvò il progetto cofinanziandolo con 75 milioni di dollari. Il rovescio della medaglia sarà un interferire costante con la produzione, a partire dal casting, con Terry Gilliam che si vedrà negare da Weinstein Johnny Depp, giudicato non abbastanza famoso. Questo a pochi mesi dall’uscita in sala del primo capitolo della saga di “Pirati dei Caraibi”. Un vero e proprio suicidio, per ammissione dello stesso Matt Damon, scelto per essere Will Grimm, con Heath Ledger infine al posto di Depp per interpretare suo fratello: Jacob Grimm.

Un fantasy gotico sfacciato, divertente e paurosoi fratelli grimm e l'incantevole stregapinterest

Metro-Goldwyn-Mayer

Siamo nell’Europa schiacciata dallo stivale napoleonico, i fratelli Grimm sono due saltimbanchi, che usano la creduloneria del popolino per improvvisare l’uccisione di mostri e fantastiche creature, e fregarsi un po’ di soldi. Will è il fratello maggiore, è razionale, autoritario, egoista, pensa solo ai soldi e a sedurre le donne, non crede minimamente nel mondo soprannaturale, e tratta spesso severamente il fratello Jacob. Questi invece è più sensibile, sognatore, fantasioso, che ama perdersi dentro storie, miti e leggende. I fratelli Grimm e l’incantevole strega partendo da questo contrasto, crea un buddy movie fantasy spassoso ma anche molto oscuro. I Grimm attirano le attenzioni di Mercurio Cavaldi (Peter Stormare), un torturatore italiano al servizio del Generale Vavarin Delatombe (Jonathan Pryce). Questi, longa manus di Napoleone nelle terre germaniche, è un despota narcisista e tirannico, costringe i due fratelli a recarsi in un piccolo villaggio della Turingia, dove diverse ragazze vengono rapite. Si sospetta che dietro si celi una qualche attività soprannaturale. Arrivati sul posto, i due capiscono che c’è veramente una forza oscura in movimento, nascosta in quella foresta tetra e spaventosa, piena di creature mostruose. Al loro fianco avranno soltanto Angelika (Lena Headey), cacciatrice, molto più coinvolta in prima persona in quelle sparizioni di quanto pensi.

Un’immersione dentro un mondo fatato e suggestivoi fratelli grimm e l'incantevole stregapinterest

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I Fratelli Grimm e l’incantevole strega attinge a piene mani da “Le fiabe del focolare”, la principale raccolta dei veri fratelli Grimm, un capolavoro che ci ha regalato Cappuccetto Rosso, la Bella Addormentata nel Bosco, Raperonzolo, Tremotino, Cenerentola, Hansel & Gretel, Il lupo e i sette capretti e molto altro ancora. Però c’è spazio anche per la mitologia, per la regina malefica di una magnifica Monica Bellucci. Lei è il vero villain, che durante una pestilenza nel medioevo, si isola nella sua Torre, usa la magia nera per non perdere la propria bellezza e cercare la vita eterna. Terry Gilliam abbraccia una dimensione gotica tanto netta, quanto diversa, seppur parallela, a quella che Tim Burton aveva proposto fino ad allora. La fotografia di Newton Thomas Siegel, le musiche di Dario Marianelli, i costumi di Gabriella Pescucci e Carlo Poggioli, assieme alle scenografie di Guy Hendrix Dyas, creano una dimensione estetica molto particolare. Oltre agli omaggi al preraffaellismo, Gilliam si connette ai grandi titoli della Hammer che per decenni aveva completamente cambiato il rapporto tra il grande pubblico e l’horror, quello abitato da creature fantasiose. I Fratelli Grimm e l’incantevole strega parte dalla tradizione, dalla letteratura, per donarci un’altra immersione nel sogno che si unisce alla realtà, così come si era visto nel magnifico Le avventure del barone di Munchausen.

Un racconto dal sapore sfacciatamente vintage e anticonformistai fratelli grimm e l'incantevole stregapinterest

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C’è un grande, palese, omaggio da parte di Terry Gilliam nei confronti del fantasy horror degli anni ’80, quello di cui lui era stato simbolo assoluto di perfezione e bellezza. Lo si vede nella messa in scena, nella concezione di un mondo che mette il pubblico, soprattutto quello più giovane, in una posizione molto scomoda, perché lo diverte sì, ma ama anche terrorizzarlo visivamente. Basti pensare alla trasformazione e alla stessa natura visiva del cacciatore che diventa lupo mannaro, ai ragni velenosi, agli alberi, e poi ecco pugnali incantati, cavalli mangiatori di persone e il terrificante omino di fango, forse una delle apparizioni più folli della cinematografia del regista. Attenzione però, l’intento è sempre quello di divertire, Terry Gilliam si ferma sempre prima di far diventare il tutto vero horror, a volte proprio esagerando, comicizzando i topoi del genere. Siamo sempre dentro ad una fiaba, un mito, distante però dalla volontà di accarezzare per il verso giusto il pubblico. Di fatto, I Fratelli Grimm e l’incantevole strega è un film che pare recuperare in pieno le atmosfere della vecchia Disney degli albori, quella che da Pinocchioa Biancaneve, da La Bella Addormentata nel Bosco a Fantasia, di inquietare e far venire un po’ di strizza ai bambini pareva non poterne fare a meno. Ma è anche l’unico modo per essere fedele, bene o male, alla semantica dei Fratelli Grimm, alle lezioni (piccole e grandi) che le loro fiabe da decenni hanno sempre contenuto ed offerto.

Un film che ci parla della vera natura del male nell’uomoi fratelli grimm e l'incantevole stregapinterest

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Si può certamente dire che I Fratelli Grimm e l’incantevole strega abbia dei difetti. Si accontenta a volte troppo di adagiarsi sulle spalle dei suoi interpreti, piuttosto che guidarli verso un’evoluzione narrativa soddisfacente. Matt Damon e Heath Ledger hanno però una chimica magnifica. Jonathan Pryce e Peter Stormare sono pure loro perfetti, contribuiscono a rendere il tutto anche un’analisi sulla banalità del male, quello vero, reale, che domina il nostro mondo ancora oggi. Non il suo film migliore, manco lontanamente, ma una delle sue dimostrazioni di maggior libertà creativa e volontà di creare una metafora non indifferente della storia e dei suoi protagonisti. I Fratelli Grimm e l’incantevole strega è anche un film profondamente politico. I leader, i potenti, sono i veri mostri, sono coloro i quali usano la paura e l’ignoranza per controllare il popolo. Collegandosi anche ad Arthur Conan Doyle, i due protagonisti alla fine diventano quasi aspiranti Sherlock Holmes e avventurieri, più che indomiti eroi. La ragione, la ricerca della verità, sono le loro vere armi, assieme all’empatia. I Fratelli Grimm e l’incantevole strega avrò un mediocre risultato al botteghino, la critica sarà molto severa. Ma a vent’anni di distanza, bisogna ammettere che questo film rimane una piccola perla, un racconto fantasioso, suggestivo e molto diverso dalla norma hollywoodiana. Avrebbe senz’altro meritato maggior fortuna.

Headshot of Giulio Zoppello

Sono nato a Padova nel 1985, da sempre grande appassionato di sport, cinema e arte, dopo dodici anni come allenatore e scoutman professionista nel mondo della pallavolo, ho deciso di intraprendere la carriera di giornalista.
Dal 2016 ho cominciato a collaborare con diverse riviste cartacee e on-line, in qualità di critico ed inviato presso Festival come quello di Venezia, di Roma e quello di Fantascienza di Trieste.
Ho pubblicato con Viola Editrice “Il cinema al tempo del terrore”, analisi sul cinema post-11 settembre. Per Esquire mi occupo di cinema, televisione e di sport, sono in particolare grande appassionato di calcio, boxe, pallavolo e tennis.
In virtù di tale passione curo anche su Facebook una pagina di approfondimento personale, intitolata L’Attimo Vincente.
Credo nel peso delle parole, nell’ironia, nell’essere sempre fedeli alla propria opinione quando si scrive e nel non pensare mai di essere infallibili.