Dal 6 ottobre al 5 novembre, la g.a.m.-Galleria d’Arte Maggiore porta a Parigi «Giorgio Morandi. Un lieu de l’infini / Un luogo dell’infinito», una mostra che torna a interrogare l’attualità di un artista capace di attraversare il tempo senza lasciarsi definire dalla cronaca. Al 208 di Boulevard Saint-Germain, le opere di Morandi entrano in dialogo con Josef Albers, Lucio Fontana, Ettore Spalletti e Lee Ufan, mentre Arman, Bertozzi & Casoni, César e Dadamaino ne rendono omaggio.
Al centro dell’esposizione è la cosiddetta «condizione Morandi»: quella capacità della sua pittura di restare fedele a sé stessa trasformandosi, attraverso variazioni minime in superficie e radicali nella sostanza. Un tema già centrale nella mostra monografica organizzata nel 1987 all’Hotel de Ville di Parigi, voluta da Madame Chirac e realizzata in collaborazione con la città di Bologna. Quarant’anni dopo, le parole di Franco Solmi tornano a interrogare il rapporto fra attualità e inattualità dell’opera morandiana.
I quattro accostamenti proposti sviluppano altrettante possibilità di lettura. Una «Natura morta» dialoga con Spalletti, riprendendo l’esperienza della mostra bolognese del 2014-2015, quando l’artista trasformò lo spazio espositivo in un’atmosfera sospesa, fondendo opere e ambiente. Una tela del 1941, proveniente dalla collezione di Francesco Arcangeli, incontra invece Ufan nel segno di una pittura meditata, sospesa fra figurazione e astrazione. Con Albers il confronto si concentra sulla serialità, sul quadrato e sul ruolo del colore nella costruzione di forme e spazi. Infine, la luce di Morandi si confronta con i «Tagli» di Fontana, in un dialogo sul gesto e sulla possibilità di aprire la pittura verso l’invisibile e l’infinito.
La mostra coincide inoltre con la pubblicazione del volume Giorgio Morandi. Mark Rothko, edito da Fondazione Calarota e Dario Cimorelli Editore, che sviluppa l’inedito confronto fra i due artisti. In questa prospettiva, Morandi continua a presentarsi come «pittore nel quale» confluiscono tensioni formali apparentemente inconciliabili. Una pittura che, per dirla con Solmi, può diventare «un luogo dell’infinito, di un tempo senza presente».