I prezzi aumentano, il salario no. Crescono l’energia, il carburante, gli alimenti. E le tasche degli italiani sono sempre più vuote. Per questo avere un’educazione finanziaria, in questo periodo storico, può letteralmente salvare la vita.
Marco Casario, investitore e tra i divulgatori più riconosciuti della finanza personale in Italia, nel libro “Fai i tuoi interessi” (Mondadori) prova a tracciare la strada per chi è in cerca di una bussola che possa portare verso un porto sicuro il proprio portafoglio. «Oggi gestire i propri soldi non è più un’opzione ma una necessità – dice Casario – con un’inflazione media del 3% i risparmi lasciati fermi sul conto perdono metà del loro valore in circa 23 anni, e una pensione pubblica che copre una quota sempre minore dell’ultimo stipendio non basta da sola a garantirti un futuro finanziario degno di essere vissuto».
Le cinque domande base per cui tutti dovrebbero avere una risposta
Perché alla fine del mese non metto da parte nulla?
La risposta secca è: perché tratti il risparmio come un avanzo, quello che ti avanza a fine mese. Ma, come spesso accade, la risposta è più complessa. Partiamo dal sistema lavorativo: secondo i dati OCSE, tra il 1990 e il 2020 l’Italia è stata l’unico Paese europeo in cui i salari reali medi sono scesi (meno 2,9%), mentre in Germania sono saliti del 33,7% e in Francia del 31,1%. Quindi sì, in Italia è più difficile che in altri Paesi, ma questo non è un alibi per non avere sotto controllo entrate e uscite. Anzi, proprio per questo noi italiani dovremmo essere ancora più bravi e precisi di tedeschi e francesi quando si parla di gestire i nostri soldi. E poi c’è anche un fattore più personale: le spese si espandono fino a occupare tutto il denaro disponibile, come un secchio bucato di cui non vedi i buchi. Nel libro si parte da qui, guardando i conti nero su bianco, senza giudicarti. Scoprirai, per esempio, che un’ora del tuo lavoro vale meno di quanto pensi, una volta tolti spostamenti, pranzi fuori e spese che esistono solo perché lavori. Poi si costruisce un processo: il giorno dopo lo stipendio una quota si sposta in automatico verso i tuoi obiettivi, e quello che resta lo spendi senza sensi di colpa. Non serve più forza di volontà. Servono invece meno decisioni.
Quando smetterò di lavorare la pensione basterà?
Per chi è andato in pensione nel 2010, il mensile valeva circa l’80% dell’ultimo stipendio. Per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996, con il sistema contributivo, quella percentuale si stima intorno al 67% per chi si ritirerà nel 2050. E le carriere frammentate di oggi, con contributi discontinui, rischiano di abbassarla ancora. Aggiungi l’inverno demografico: intorno al 2050 potrebbe esserci un solo lavoratore per ogni pensionato. La risposta onesta è che da sola, probabilmente, no. Ma non è una sentenza: è un dato da cui partire. Il libro ti mostra come costruire un supporto alla pensione un pezzo alla volta. Un esempio: un piano di accumulo da 150 € al mese su un ETF globale, iniziato a vent’anni, ipotizzando un rendimento medio del 7% annuo, arriva a circa 395.000 € a sessant’anni. Gestiti con prudenza, possono dare una rendita integrativa tra i 1.200 e i 1.500 € al mese.
Ovviamente è un’ipotesi, non una garanzia, e nel libro lo dico chiaramente. Non è ricchezza da jet privato: è la possibilità di smettere di lavorare e vivere degnamente.
Come si inizia a investire?
Non si comincia dallo strumento, si comincia dal terreno. Prima di investire il primo euro il libro ti chiede di avere i conti in ordine, un fondo di emergenza da tre a sei mesi di spese essenziali e nessun debito a tasso alto che si mangi quello che risparmi. Solo dopo si passa agli investimenti, partendo da zero: cosa sono le asset class, cioè le famiglie di investimenti (liquidità, obbligazioni, azioni, oro), cos’è un ETF e come si legge il suo nome, pezzo per pezzo. Poi arriva la parte pratica. Il primo portafoglio che descrivo è il più semplice possibile: un solo ETF azionario globale ad accumulazione, alimentato da un piano di accumulo mensile (PAC). Costa circa lo 0,20% l’anno ed elimina molti errori: il titolo sbagliato, le commissioni eccessive, la tentazione di indovinare il momento giusto. Per chi ha un orizzonte più corto o fatica a sopportare le oscillazioni, il libro mostra il classico 60/40. E per chi vuole andare oltre ci sono tre portafogli pigri, con proporzioni, strumenti e numeri alla mano: il Permanent Portfolio (25% azioni, 25% obbligazioni, 25% oro, 25% liquidità), l’All Weather di Ray Dalio e il Golden Butterfly (cinque asset al 20% ciascuno). Non è un salto nel vuoto: è una scala a gradini.
Ma non è rischioso?
Sì, lo è. Dirti il contrario sarebbe la prima bugia di un manuale che si chiama di autodifesa. Ma c’è una domanda che quasi nessuno si fa: quanto rischia chi non fa niente? Lasciare i soldi fermi sul conto corrente sembra prudente, invece è una perdita matematica e certa: con un’inflazione media del 3%, il valore reale dei tuoi risparmi si dimezza in circa 23 anni. Nessun crollo di Borsa, nessun petrolio sopra i 100 dollari, nessuna notizia: solo il tempo che lavora contro di te. Il libro distingue il rischio che si può gestire da quello che no: spiega la differenza tra investire e speculare, come si diversifica, perché l’orizzonte temporale conta più dell’umore del giorno. E ti mostra il nemico più insidioso, che non è il mercato: sei tu quando vendi nel panico. Non si tratta di eliminare il rischio, ma di scegliere quale correre.
E come faccio se non ne capisco di finanza?
Sono partito da zero, senza eredità e con dei debiti con lo Stato (perché da libero professionista spendevo anche i soldi dell’IVA). Ci sono arrivato da solo, sbagliando. Per questo il libro è scritto per chi non sa niente e non dà nulla per scontato: si comincia da cos’è il denaro e da come nasce, perché finché non capisci cosa stai difendendo è difficile difenderlo. Poi si sale un gradino alla volta: i conti di casa, il risparmio, e solo alla fine gli investimenti. Ed è qui che c’è l’autodifesa vera, quella che non richiede una laurea: imparare a riconoscere quando un prodotto ti costa troppo. Il libro ti insegna a leggere il documento informativo di un ETF, a capirne i costi nascosti. Perché a volte i numeri fanno impressione: nei casi estremi, in un PAC bancario, versando 100 € al mese la banca trattiene fino a 38 € di commissioni e ne investe di fatto solo 62. Non servono grandi capitali né competenze tecniche: servono pochi concetti chiari, un metodo semplice e la costanza di chi sa che il tempo è il suo alleato più potente. Il momento migliore per imparare era ieri. Il secondo momento migliore è adesso.
Ultimo aggiornamento: sabato 3 ottobre 2026, 05:00
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