Con la Francia l’età media è stata di 25 anni e 22 giorni. Gli azzurri che hanno fallito la missione Mondiale erano di quasi tre anni più vecchi

Il coraggio o ce l’hai o non te lo può dare nessuno: vero, verissimo, ma fino ad un certo punto visto che la “nuova” Nazionale di Roberto Mancini ha dato (quasi) il meglio di sé una volta messa in difficoltà dalla piccola, grande magia di Olise su punizione e dentro uno stadio ricco di tricolori francesi. E, allora? Allora il coraggio che ci ha fatto rimanere in piedi tra le onde di Sant Denis è stato il ct azzurro a trasmetterlo ai suoi ragazzi, per molti la meglio gioventù che, ora, può giocarsi le sue ambizioni a carte scoperte. 

energia giovane—  

L’Italia titolare andata in scena a Parigi ha un’età media di 25 anni e 22 giorni, quella a cui tremarono le gambe fino a perdere un bel po’ di lucidità la notte dello choc di Zenica – ko con la Bosnia ai rigori e addio terzo Mondiale senza soluzione di continuità – viaggiava con un’età media (quasi) di tre anni più ingombrante: 27 più 8 mesi e diciannove giorni. Mancini ha abbassato una variabile che pesa perché allargare l’orizzonte è affidarsi a chi, l’orizzonte, deve occuparlo a breve: tra Bursa e la Torre Eiffel, la nostra Nazionale ha mandato in campo dal via undici giocatori mediamente più “giovani” dell’intera prima gestione a forma “Mancio”, sessantuno partite tra il 2018 e il 2023 con unica eccezione la sconfitta 5-2 in Germania, a Moenchengladbach il 14 giugno del 2022 quando scendemmo sotto i 25 anni di media, 24, 9 mesi e dieci giorni. 

problema italiano—  

Il coraggio, da noi, è quello che altrove non viene percepito tale: da qui è un cambio di rotta per niente banale se il ventiduenne Kayode si prende il posto del “senatore” Di Lorenzo nell’appuntamento che poteva ridimensionarci in un attimo e se il coetaneo Scalvini è scelto per dare vita a quella che si annuncia come la nostra coppia di centrali – l’atalantino più Bastoni – dopo le porte girevoli nel cuore dell’area azzurra degli ultimi tempi. Là davanti è chiamato a duellare il ventunenne Pio Esposito, poco più in là, sulla sinistra o destra, il fratello Sebastiano, ventiquattro anni, non giovanissimo, ma fresco d’Italia. La “nuova” Italia ha già la sua linea verticale: Donnarumma, Bastoni, Tonali e Pio. La meglio gioventù completa un quadro destinato ad arricchirsi di ragazzi intraprendenti, con la testa libera e coraggio. “Si va a Parigi per divertirci e provare a vincere…”, Mancini dixit. Detto, fatto; la vittoria, oggi, più significativa è l’aver avuto l’energia di reagire dopo la piccola, grande magia di Olise.