Nell’omelia prima della Supplica alla Madonna del Rosario, l’arcivescovo ha invitato ad affidare a Dio “le realtà di oggi, specialmente le più tribolate, perché vinca la vita, avanzi la pace, prevalga la giustizia”. Poi, l’esortazione a conservare la speranza. Nel ricordo dei santi Bartolo Longo e Francesco d’Assisi, l’appello a cominciare da sé stessi per contribuire al bene della società

Lorena Leonardi – Città del Vaticano

Esiste “chi si organizza per fare il male, chi agisce con prepotenza e sceglie la via distruttiva della prevaricazione”, e lo sa bene una terra che “pur ricca di straordinaria bellezza”, porta il peso di “ferite profonde” e fatiche quotidiane, alimentate “dall’indifferenza e dal rischio della rassegnazione”. Ma “Dio non si rassegna e ancora ama la sua vigna, la libera dal male, la salva nel perdono”. Sono parole pronunciate dall’arcivescovo Paolo Rudelli, sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, nell’omelia della celebrazione eucaristica che al Santuario di Pompei ha preceduto stamani, domenica 4 ottobre, la recita della supplica alla Beata Vergine del Rosario composta da San Bartolo Longo nel 1883. Piazza Bartolo Longo, dove i tremila posti a sedere erano tutti occupati, è stata invasa da migliaia di pellegrini così come la Basilica e la Cappella interna dedicata al fondatore.

Il saluto dell'arcivescovo di Pompei Tommaso Caputo

Il saluto dell’arcivescovo di Pompei Tommaso Caputo

L’ arcivescovo Caputo e la visita di Leone XIV

All’appuntamento, come ha fatto notare nel suo saluto introduttivo monsignor Tommaso Caputo, arcivescovo di Pompei, erano presenti autorità civili e militari, oltre all’episcopato e al clero locale, numerosi pellegrini, venuti anche dall’estero, rappresentanti delle parrocchie, delle associazioni, dei movimenti ecclesiali. Un posto speciale era occupato dagli ospiti e dai responsabili delle Opere caritative del Santuario, tantissimi i volontari. Moltissime le persone che già cinque mesi fa, l’8 maggio, nel primo anniversario dell’elezione di Leone XIV, hanno avuto modo di incontrare il Papa che qui volle confermare la scelta di porre il suo servizio sotto la protezione della Vergine Santa. “Assicuri Papa Leone che desideriamo fortemente seguire le Sue parole: le sentiamo nel profondo come un autentico mandato”, ha detto Caputo prima della celebrazione.

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Rudelli e il ricordo di san Bartolo Longo

Monsignor Rudelli ha dapprima ringraziato “perché partecipiamo al trionfo della vita e siamo chiamati a servire la vita, in un mondo segnato purtroppo da molteplici ingiustizie e conflitti”, poi, nella festa liturgica di San Francesco d’Assisi – del quale ieri ricorreva l’ottavo centenario della morte – ha rimarcato come la figura del Poverello ispiri “fino a oggi molti giovani a osare la radicalità evangelica e tutti noi a riscoprire la bellezza esigente della vita cristiana”. Quindi ha ricordato san Bartolo Longo, fondatore, 150 anni fa, del santuario mariano nel luogo dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.: un “semplice battezzato” che ha “osato” il cammino della santità “richiamando un’intera città al rinnovamento spirituale e civile”, ha detto dando eco alle parole di Leone XIV lo scorso 8 maggio durante la visita pastorale nella cittadina campana.

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Tra memoria e responsabilità

Riflettendo sull’intreccio tra “memoria del passato” e “responsabilità per il futuro”, Rudelli ha evidenziato il “paradosso” di Pompei, la cui grande civiltà non venne annientata ma protetta dalla calamità che la colpì: un po’ come quando, davanti alle sfide della modernità, a cavallo tra XIX e XX secolo, san Bartolo – di cui domani si celebrano la memoria liturgica e il centenario della morte – “non si lasciò intimorire guardando al presente e al futuro, ma, come dice Papa Leone, gettò le basi di una nuova città”.

L'omelia dell'arcivescovo Paolo Rudelli

L’omelia dell’arcivescovo Paolo Rudelli

Per una nuova civiltà

Una definizione, quella di “città mariana” non distante “dall’invito a costruire la ‘civiltà dell’amore’, che attraversa da cima a fondo l’enciclica Magnifica humanitas” e dall’esortazione a custodire la persona umana nel tempo dell’Intelligenza Artificiale. “Mariana è una città che accoglie, onora e custodisce la vita, specialmente quando è più fragile e indifesa”, ha messo in luce affidando a Dio “le realtà di oggi, specialmente le più tribolate, perché vinca la vita, avanzi la pace, prevalga la giustizia”: così a partire dalla preghiera “si gettano le basi di un’intera città, di una nuova civiltà”.

Cosa fare di più?

Prendendo spunto dal racconto evangelico proposto dalla liturgia domenicale odierna, nel quale Gesù racconta di una vigna affidata ad alcuni contadini che, invece di consegnarne i frutti al padrone, rifiutano e uccidono i suoi servi e infine anche il figlio, il sostituto Rudelli ha osservato che “il bene trova opposizione” e “persino il Regno di Dio subisce violenza”. 

Un momento della celebrazione nel sagrato del Santuario di Pompei

Un momento della celebrazione nel sagrato del Santuario di Pompei

“Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto?” è l’interrogativo del profeta Isaia che descrive la cura con cui il Signore si dedica alla sua terra; parole divine che somigliano a quelle di tanti genitori, ha riflettuto l’arcivescovo, “che hanno l’impressione di un fallimento davanti alle scelte e alle cadute dei propri figli”, rispecchiano il dolore “di chi ha visto finire un matrimonio o fallire un progetto in cui aveva messo energia e passione”, evocano le fatiche pastorali dei sacerdoti, di religiose e religiosi, amministratori onesti, educatori e insegnanti,  imprenditori e dipendenti che si domandano cosa fare di più”.

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Continuare a sperare

Domande che, come suggerito dal Papa nell’assemblea della Diocesi di Roma lo scorso 18 settembre, vanno prese sul serio e messe in comune “per imparare a fare verità”: chi ha il dono della fede “non nasconde gli interrogativi e le sconfitte sotto il tappeto, ma continua a cercare e a sperare”.

Da Rudelli l’invito ad “alzare lo sguardo”, non “per presunzione, ma per vocazione a guardare oltre la morte”. Chi lo facesse dinnanzi all’imponente Santuario di Pompei, ai piedi della statua della Beata Vergine del Rosario, incontrerebbe una sola parola – Pax –. San Bartolo Longo volle la facciata del tempio come “un monumento alla pace universale”, sebbene ancora non sapesse, a quel tempo, delle tragedie a cui sarebbe andato incontro il mondo nei secoli successivi, ma quella parola – pace – “è stata posta e rimane come promessa e inizio di un’altra civiltà, che non cancella le tracce del passato, ma davanti ad esse trova il coraggio della conversione”.

L'omelia dell'arcivescovo Rudelli

L’omelia dell’arcivescovo Rudelli

Una svolta per cambiare il mondo 

Preannunciando la “disponibilità personale e di popolo al pentimento” contenuta nella preghiera mariana scritta nel 1883 da san Bartolo Longo, che sarebbe stata recitata al termine della messa, l’arcivescovo Rudelli ha sottolineato che nella vita dell’apostolo del Rosario, così come in quella del Poverello d’Assisi, “a un certo punto c’è bisogno di una svolta, perché occorre cominciare sempre da sé stessi affinché cambi il mondo”. Si tratta, ha aggiunto, di un “principio di responsabilità che corrisponde alla grazia di Dio, la riconosce e desidera servirla. Senza questa serietà – una gioiosa serietà – la nostra devozione rischia di perdere la sua verità evangelica”.

In merito alla “pace per la umana società” invocata dalla Supplica, il sostituto della Segreteria di Stato ha riproposto l’invito espresso dal Pontefice a pregare il Rosario con la particolare intenzione, nel mese di ottobre, perché cessino le guerre e si faccia pace tra i popoli in conflitto. Infine, l’auspicio che vengano confermati i “propositi di bene”, unendo tutti “in un cuore solo e un’anima sola, affinché Pompei, città di Maria, continui ad essere centro spirituale della civiltà dell’amore”.

La statua di san Bartolo Longo accanto all'altare

La statua di san Bartolo Longo accanto all’altare