Il difensore nerazzurro sempre titolare con Chivu e protagonista anche in Nazionale: dopo il disastro di Zenica, poco ha impiegato per riconquistare… tutti
Centoottantacinque giorni per tornare semplicemente quello di sempre, seguendo come stella polare… la fiducia nei propri mezzi. L’ultimo anno di Alessandro Bastoni, nonostante il doblete dell’Inter, è stato probabilmente il più complesso in tutta la carriera del difensore: la simulazione fin troppo discussa che causò l’espulsione di Kalulu nel derby d’Italia contro la Juventus, il cartellino rosso pesantissimo rimediato a Zenica nella finale playoff che ha contribuito a causare la mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale, le questioni extra-campo. Eppure, proprio grazie alla Nazionale, il difensore nerazzurro è finalmente riuscito a ritrovarsi. Gol alla Turchia, altro centro contro la Francia, il solito enorme lavoro in fase difensiva. E una frase, forte, diretta, ripiena di orgoglio e sicurezza, che conferma come Bastoni si sia definitivamente messo alle spalle i pensieri negativi che inevitabilmente si riflettevano sul campo: “Non lascio che uno o due episodi possano rovinare la mia carriera da oltre 300 partite. Grazie alla mia famiglia sono riuscito ad andare oltre gli episodi. Credo sia una qualità sapersi rialzare”.
la rinascita—
“Due gol non me li aspettavo, ma non ho mai perso la fiducia in me stesso – ha proseguito Bastoni intercettato dopo la sfida di Nations League pareggiata contro la Francia -. Siamo stati fantastici”. Esattamente come fantastica è stata la reazione del difensore nerazzurro all’annus horribilis vissuto, tra i pochissimi eletti ad essere sempre stato utilizzato (e sempre titolare) da Cristian Chivu in questo avvio di stagione. Del resto, solo giocando con costanza ci si lascia alle spalle più rapidamente qualsiasi problema. Il tecnico dell’Inter lo sa bene, ecco perché se si dovesse abbozzare una formazione della squadra giornata dopo giornata, fin qui si potrebbero citare in partenza pochi nomi “fissi”. Quello di Martinez in porta, per cui la gestione di Chivu – per motivi diversi – è stata simile a quella scelta per Bastoni, quello di Barella, poi Akanji, proprio Alessandro, Zielinski, Diouf e a cascata tutti gli altri protagonisti. La speciale classifica relativa ai minutaggi dei nerazzurri parla chiaro. Ed è anche grazie alla gestione di un allenatore sempre molto attento all’aspetto psicologico – oltre che tecnico-tattico – che Bastoni è tornato ad essere semplicemente… Bastoni.